30 marzo 2009

E Gianni passa al "Sole"



Parte il terremoto delle poltrone. Gianni Riotta va al posto di De Bortoli al "Sole 24 Ore". Cercasi direttore del Tg1.

Il ritorno di Ferruccio



Ferruccio De Bortoli è il nuovo direttore del "Corriere della Sera": aveva già ricoperto la carica dal 1997 al 2003. La decisione è stata presa all'unanimità dal patto di sindacato di Rcs Mediagroup, che ringrazia Paolo Mieli e rilascia questo comunicato. Dove andrà Mieli? Chi prenderà il posto di Ferruccio al "Sole"? Lo scopriremo nelle prossime puntate. Qui, intanto, un retroscena di Lodovico Festa.

29 marzo 2009

In difficoltà

E' evidente che le parole di Fini di ieri hanno messo in difficoltà Berlusconi, costringendolo a reticenze e incertezze su tante cose, a partire ad esempio dal testamento biologico e dal referendum.
Anna Finocchiaro,
il Pd si aggrappa al nulla

Torna Indro

"La notizia che in fondo mi fa più piacere è che in due salotti milanesi, quello di Inge Feltrinelli e quello di Gae Aulenti, si è brindato all'attentato contro di me e deplorato solo il fatto che me la sia cavata".

"Moravia ha fondato, insieme a Pasolini e a Dacia Maraini, un «comitato contro la repressione». E la riprova che la repressione non c'è. Se ci fosse, Moravia sarebbe coi repressori, come ha dimostrato avallando col suo silenzio la persecuzione di Solzhenitsyn in Russia".

"Casalegno è morto. Ho telegrafato alla vedova, ma non al figlio — iscritto a Lotta continua —, né a Levi e ai colleghi della Stampa. Purtroppo, la loro faziosità condiziona la nostra solidarietà. Al funerale andrà Biazzi".

"Il cadavere di Moro, lasciato su una macchina fra Botteghe Oscure e piazza del Gesù, ci coglie di sorpresa. Siamo stati duri nei suoi confronti. La sua fine miseranda c'ispira un sentimento di pietà, ma fa sorgere altri pericoli contro cui occorre subito mettere in guardia: in nome del «martire», i suoi cercheranno di spingere avanti la sua «linea»".

Mercoledì, Indro Montanelli torna in libreria con i suoi diari.

28 marzo 2009

Stato etico

Non c'é contraddizione tra difendere identità europea e la religione cristiana e difendere la laicità delle istituzioni. Siamo sicuri che il testamento biologico approvato dal Senato significhi laicità? Perché quando si impone per legge un precetto, si é più vicini ad una concezione da Stato etico.
Gianfranco Fini,
grazie

The Bastard Sons of Valsugana

Chi segue X Factor, li conosce bene. Chi vive in Trentino, pure. Per tutti gli altri, i The Bastard Sons Of Dioniso sono il gruppo rivelazione del talent show di Raidue. A tre settimane dalla grande finale, sono già delle star: ecco il loro ritorno a casa, in Valsugana, per un breve concerto. Scene da Beatles:




Il loro primo album, "Great Tits Heat!", è già in vendita su iTunes: sentiremo parlare a lungo di loro. E forse anche l'Italia avrà la sua indie band preferita.

Redemption for the Pope?



Anche "The Lancet", la più prestigiosa rivista di medicina al mondo, attacca il Papa per le dichiarazioni su preservativi e Aids. Benedetto XVI, recita l'editoriale, "ha pubblicamente distorto le prove scientifiche". Il punto è, continua la rivista, che "quando qualsiasi personaggio influente fa una falsa affermazione scientifica, con possibili conseguenze devastanti per milioni di persone, dovrebbe ritrattare".

Pubblicità progresso (per la città di Como)



Chagall, Kandinsky, Malevic
Maestri dell'avanguardia russa

Como, Villa Olmo
4 aprile - 26 luglio

Sito - Facebook

Obama è pronto ad affondare il colpo in Afghanistan

“Non siamo in Afghanistan per controllare il paese o decidere del suo futuro: siamo in Afghanistan per fronteggiare un nemico comune che minaccia gli Stati Uniti d’America”. Non usa mezzi termini, Barack Obama. Nel presentare l’attesa strategia per l’Afghanistan della nuova amministrazione, il presidente richiama gli americani agli impegni presi dopo l’11 settembre 2001: cacciare i talebani dall’Afghanistan, costi quel che costi. Nuove truppe, dunque, e nuovi addestratori per l’esercito afgano: uno sforzo riportare Afghanistan (e Pakistan) alla tranquillità. E per evitare un nuovo grande attentato su cui, secondo l’intelligence, al-Qaeda continuerebbe a lavorare indisturbata.

Il piano strategico sull’Afghanistan illustrato dal presidente parte da un semplice presupposto: “La situazione è sempre più pericolosa. Sono passati più di sette anni dalla cacciata dei talebani, ma la guerra continua e gli insorti controllano parti dell’Afghanistan e del Pakistan”. Sotto minaccia, però, non sono solo le truppe sul campo. Nel passaggio cruciale del suo discorso, infatti, Obama ha delineato uno scenario che riporta dritti all’11 settembre 2001: “Diverse valutazioni da parte dell’intelligence mettono in luce come al-Qaeda, dai suoi rifugi in Pakistan, stia attivamente pianificando attentati negli Stati Uniti”. Obiettivo degli Stati Uniti, di conseguenza, sarà quello “distruggere, smantellare e sconfiggere al-Qaeda in Afghanistan e in Pakistan, e di prevenire un loro ritorno negli anni futuri”.

La strategia della nuova amministrazione Obama prevede che l’esercito americano lavori maggiormente all’addestramento delle truppe locali. Solo con un esercito afgano più grande e preparato, infatti, gli Stati Uniti potranno gradualmente pianificare una exit strategy. Sul piano numerico, l’approccio di Obama si tradurrà in 4.000 nuovi soldati adibiti all’addestramento: “Accelereremo il nostro sforzo per creare un esercito afgano con 134.000 unità e una forza di polizia con almeno 82.000 unità” ha dichiarato il presidente, “in modo da affidare sempre più la responsabilità della sicurezza alle forze locali”.

Gli Stati Uniti, però, non dimenticano le difficoltà sul campo: l’addestramento delle truppe locali, infatti, sarà affiancato da un incremento della lotta ai talebani. E a fare scuola, in questo frangente, resta il surge iracheno guidato vittoriosamente dal generale Petraeus: 17.000 nuovi marines “porteranno la lotta nel sud e nell’est, e ci daranno una più ampia possibilità di agire insieme alle forze di sicurezza dell’Afghanistan e dare la caccia agli insorti lungo il confine”. L’incremento delle truppe, ha continuato Obama, “servirà anche a dare più sicurezza in vista delle importanti elezioni presidenziali del prossimo agosto”.

A supporto della strategia di Obama sono giunte le rassicurazioni del generale Richard Dannatt, capo delle forze armate britanniche: secondo quanto dichiarato al “Times”, anche Londra sarebbe pronta ad incrementare le proprie truppe in Afghanistan. Dall’Italia, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha annunciato l’invio di circa 200 uomini entro giugno: “Se non c'è sicurezza, non ci possono essere né pace né un processo elettorale sicuro” ha dichiarato il ministro, “ed ecco perché l’Italia intende seriamente contribuire con un battaglione supplementare per le elezioni”. La collaborazione con i paesi alleati, nei piani di Obama, sarà fondamentale per la vittoria in Afghanistan: “Insieme alle Nazioni Unite creeremo un gruppo di contatto per l’Afghanistan e per il Pakistan” ha annunciato il presidente, “il cui scopo sarà quello di coordinare tutti coloro che hanno ruolo nella sicurezza della regione”.

In linea con quanto dichiarato nel corso della campagna elettorale, il presidente degli Stati Uniti ha dedicato ampi stralci del suo discorso al ruolo del Pakistan: “Il futuro dell’Afghanistan è inestricabilmente legato a quello del suo vicino, il Pakistan”. Il confine tra i due paesi, dove secondo l’intelligence trovano rifugio gran parte dei terroristi della regione, “è diventato per gli americani il posto più pericoloso del mondo”. Insieme alle armi, sarà dunque la diplomazia a dover garantire l’impegno pakistano nella lotta ad al-Qaeda: il presidente Asif Ali Zardari, secondo l’amministrazione americana, è troppo debole per tenere sotto controllo l’esercito e i potentissimi servizi segreti del paese. A preoccupare gli Stati Uniti, però, è anche il fragile equilibrio interno ad Islamabad: a Jamrud, questa mattina, un kamikaze si è fatto esplodere all’interno della moschea. Bilancio: almeno 70 morti, e l’ennesima prova di forza del terrorismo all’interno dei confini pakistani.

Almeno a parole, però, Islamabad sembra aver ben recepito il messaggio di Obama. Intervistato dalla Reuters, il ministro degli Esteri pakistano Shah Mehmood Qureshi ha dichiarato che “la strategia della nuova amministrazione Obama è molto positiva, in quanto guarda ad un approccio regionale alla situazione afgana”. “Il Pakistan vorrà giocare un ruolo attivo e costruttivo, perché la nostra sicurezza è legata a quella dell’Afghanistan” ha concluso il ministro: parole già sentite in passato, ma mai seguite da una reale messa in pratica. Parole di apprezzamento sono giunte anche dall’ambasciatore pakistano negli Stati Uniti: secondo Husain Haqqani, “il Pakistan trova estremamente positivo che l’amministrazione Obama voglia riesaminare la sua politica nei confronti della nostra regione”.

Dall’Afghanistan, intanto, giungono pareri divergenti. Per Nasrullah Stanakzai, analista e professore di scienze politiche, “l’idea di rafforzare la polizia e l’esercito è molto positiva”: “Dopo sette anni, gli Stati Uniti hanno riconosciuto che l’Afghanistan non è la base del terrorismo”. Secondo Shukria Barakzai, membro del parlamento, aumentare le truppe servirà invece a poco: gli Stati Uniti dovrebbero focalizzarsi piuttosto sugli aiuti umanitari. Se la strategia avrà successo, si vedrà solo nei prossimi mesi. Per dirla con Ike Skelton, “non ci sono garanzie di successo con questa strategia: ma non avere una strategia, come non l’abbiamo avuta negli ultimi otto anni, è certamente una garanzia di insuccesso”.

L'Occidentale

27 marzo 2009

I fantasmi esistono, ecco le prove



Tantallon Castle, Edinburgo. Visto l'argomento, non può che trattarsi della Scozia. Questa foto, infatti, è stata votata come la miglior prova dell'esistenza dei fantasmi. Organizzatore del concorso è il professor
Richard Wiseman, nell'ambito dell'International Science Festival. Per i credenti, lo spettro sarebbe quello di Giacomo V, imprigionato nel XVI secolo. Per i non credenti, un gioco di luce. Da escludere - dopo molti controlli - la manipolazione umana. Sul "Daily Mail", la testimonianza del fotografo.

Parla Saviano



26 marzo 2009

I love X Factor

Per quelli che "i reality uccidono la musica di qualità", "X Factor fa schifo" e "questa è televisione, non musica" - insomma per tutti gli snob - ecco cosa la musica riesce a fare con la tv: Matteo Beccucci canta insieme ad Elisa Rossi. Grazie Morgan.

25 marzo 2009

Il Vicino Oriente



Da oggi online la nuova versione del portale "ilvicinoriente.it": i più grandi esperti italiani parlano dell'area più incasinata e affascinante del pianeta. Da non perdere.

24 marzo 2009

Un presidente pendolare



A bordo della fiammante Frecciarossa, il premier risponde alle domande dei giornalisti. Qualcuno chiede: qual è stata l'ultima volta che ha preso un treno? "Ho un ricordo molto vago, ma è stato tanti anni fa. Ricordo però che era un treno locale delle Ferrovie Nord. Con mamma e papà andavo per una narcisata sulle montagne di Como". Non sarebbe male se i politici prendessero più spesso i mezzi pubblici. In particolare le diaboliche Ferrovie Nord, magari nella tratta Milano-Asso: giusto per valutare come è ridotto questo paese.

23 marzo 2009

Pizza, spaghetti e mandolino



"The New York Times" dedica grande spazio alla cucina italiana. La rubrica "Frugal Traveler" - che recentemente si è occupata di Venezia - ci guida attraverso i locali di Milano (la città con "i migliori aperitivi d'Italia"). Danielle Pergament, con un articlo rilanciato dall'home page del quotidiano, va invece a caccia della miglior trattoria romana: "La miglior trattoria di Roma? Che il dibattito abbia inizio".

20 marzo 2009

La crociata del "Times" contro Roma violenta

Gli inglesi fanno sul serio. Dopo le polemiche delle scorse settimane, il quotidiano londinese "Times" chiede esplicitamente che la finale di Champions League non venga disputata a Roma. La campagna, ripresa anche dall'homepage del quotidiano, inizia chiedendo ai lettori "quante altre persone devono essere accoltellate a Roma prima che l'Uefa decida di spostare la finale di Champions". Secondo il prestigioso giornale inglese, molte fonti all'interno del quartier generale dell'Uefa avrebbero confermato di essere a disagio al pensiero di una finale a Roma. Tra i più preoccupati c'è Malcom Clarke, capo della Football Supporters' Federation: "C'è una storia fatta di tifosi inglesi che a Roma hanno subito seri attacchi e di forze dell'ordine italiane che non hanno saputo fronteggiarli".

In chiusura, "The Times" chiede agli inglesi di far sentire la propria voce: "Say no to Rome. Say no to Stab City. Say non to Michel Platini. Join our campaign to force Uefa to move the Champions League final by e-mailing rome@timesonline.co.uk and we will forward your comments to Platini. Remember to tell your friends to get their voice heard and forward this onto them. And if they want, they too can sign up to Ahead of TheGame, Britain’s best football e-mail. Tell them why they should – they can make a difference". In allegato, "The Italian Disease": la storia puntuale di tutte le aggressioni subite dai tifosi inglesi nella capitale italiana.

Blogger di tutto il mondo, svegliatevi!

Omid Reza Mirsayafi, blogger iraniano, è morto ieri in una prigione della Repubblica iraniana. Come lui, sono tanti i blogger dietro le sbarre per reati d'opinione. E' ora di svegliarsi, dice "Il Foglio": e ha ragione.

Si chiamava Omid Reza Mirsayafi. Dicono si sia suicidato. E’ morto ieri nella prigione iraniana di Evin. Ventinove anni, Mirsayafi era stato condannato nel novembre scorso a due anni e mezzo di carcere per attacchi al capo della Repubblica islamica Ali Khamenei. Era stato giudicato da un tribunale rivoluzionario, in un regime in cui il diritto è l’apparato della forca.

Da quando è al potere Mahmoud Ahmadinejad i casi di dissenso in rete, e di repressione e giustizia sommaria, si sono moltiplicati. Accade anche in Cina, in Egitto, altrove nei confini della barbarie politica e civile. Ma nessuno in realtà pensa alle tragedie on line come a tragedie autentiche, la violenza che si abbatte sul weblog publisher in rivolta contro la tirannia ha stranamente un’altra densità rispetto alla testimonianza e al martirio di chi pubblica nella pagina scritta.

Il caso di Anna Politkovskaja ha emozionato l’opinione mondiale, sebbene poi le reazioni si scontrino con il muro di gomma dell’impotenza. Quelle dei blogger dissidenti sembrano storie da playstation, non bucano né la rete né lo schermo né i giornali, e la figura del diarista elettronico in rivolta contro l’autoritarismo evoca un contesto di individualismo, di isolamento personale, di clandestinità avvolta in una sinistra trasparenza virtuale. La rete diventa una popolosissima gabbia per canarini e ogni tanto uno dei suoi abitanti cade abbattuto senza particolare strepito o scandalo.

Bisogna cambiare questo andazzo. Attraverso il tam tam, il passaparola, sarebbe giusto lanciare una campagna globale di attiva e militante solidarietà politica con i blogger in lotta per la libertà civile, per i diritti umani, e spesso per la vita. La rete è il luogo del massimo contagio informativo oggi possibile, i siti scritti e audiovisivi, e i social network, stanno acquisendo un posto perfino imbarazzante o ingombrante nella vita collettiva e in quella privata, individuale, di centinaia di milioni di persone. La rete arriva dovunque, ma che cosa porta? Bisogna imparare a battere il tamburo, a emettere luce e suono oltre la cortina di sordità e di opacità di un mezzo postmoderno che non si è ancora conquistato uno statuto pieno e significativo. Come mobilitare la rete in modo efficace per colpire l’immagine e gli interessi di quei regimi che perseguitano chi abita il suo spazio: ecco una questione da affrontare, che vale almeno quanto la chiacchiera, la frivolezza e la vanità di tanti video e di tanti post.

Ilfoglio.it

Barack chiama, l'Iran (purtroppo) risponde

In occasione del nuovo anno, Barack Obama parla direttamente agli iraniani e ai leader della Repubblica islamica. Gli Stati Uniti sono aperti alla diplomazia e alla trattativa:


La risposta iraniana non si fa attendere. Alle 11.51, l'Agr batte questa agenzia: "Iran: Teheran annuncia, 'Entro fine anno centrale nucleare attiva'".

Contro l'esclusione di Israele dai Giochi del Mediterraneo

Copio e incollo dal blog di Fiamma Nirenstein la lettera che l'Associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele ha inviato al premier Silvio Berlusconi. Oggetto del contendere l'esclusione degli atleti israeliani dai prossimi Giochi del Mediterraneo (Pescara, dal 26 giugno al 5 luglio 2009). Per quanto mi riguarda, una scelta vergognosa. Invito inoltre tutti gli interessati ad iscriversi al gruppo Facebook "Contro l'esclusione di Israele dai Giochi del Mediterraneo a Pescara", che conta già oltre 2000 sostenitori.

On. Silvio BERLUSCONI
Presidente
Consiglio dei Ministri

E p.c. On. Rocco CRIMI
Sottosegretario alla
Presidenza del Consiglio

On. Mario PESCANTE
Commissario Straordinario
XVI Giochi del Mediterraneo

Loro SEDI

Signor Presidente,
come è noto, ai prossimi Giochi del Mediterraneo, che si terranno a Pescara dal 26 giugno al 5 luglio 2009, è confermata l'esclusione degli atleti israeliani. Il mancato invito non solo della delegazione israeliana, ma anche di quella palestinese, danneggia la nostra azione di promozione della pace e dell’amicizia fra i popoli.

La mancata partecipazione degli atleti israeliani costituirebbe, anche contro la nostra stessa intenzione, l’ennesima discriminazione dello Stato di Israele, imposta da paesi che non ne riconoscono il diritto all’esistenza e alla sicurezza e operano attivamente al suo isolamento sul piano internazionale.

Rispetto ai prossimi Giochi del Mediterraneo il nostro paese è chiamato ad esercitare al meglio il ruolo di paese organizzatore e quindi ad assolvere al compito di assicurare la più ampia partecipazione alle competizioni sportive; nondimeno, sull’Italia grava anche la responsabilità di non apparire, fosse pure indirettamente, complice di una discriminazione odiosa. Né ragioni diplomatiche, né ragioni di sicurezza debbono indurre il nostro paese ad accettare come scontata un’esclusione che va al contrario rigettata come inammissibile, perché avalla la posizione di chi vuole delegittimare lo Stato d'Israele.

L’esclusione di Israele è in contraddizione con i principali obiettivi dei Giochi del Mediterraneo, come sanciti dallo Statuto di tale manifestazione, ovvero: a) la diffusione dell’educazione olimpica nei paesi del Bacino del Mediterraneo; b) il rafforzamento dei legami di amicizia e di pace tra i giovani e gli sportivi del Mediterraneo; c) la promozione di comprensione, consultazione, cooperazione e solidarietà tra i Comitati Olimpici Nazionali del Bacino del Mediterraneo, nonché lo sviluppo dello sport mediterraneo.

A nome dell’ “Associazione parlamentare di amicizia Italia-Israele” che annovera oltre 200 colleghi tra deputati e senatori, Le chiediamo di voler intervenire presso il Comitato organizzatore affinché la delegazione israeliana sia invitata ai prossimi Giochi del Mediterraneo 2009.

Certo del Suo interessamento La ringraziamo e con l’occasione porgiamo cordiali saluti.

On. Enrico Pianetta
On. Gianni Vernetti
Sen. Rossana Boldi
On. Fiamma Nirenstein

Dentro i parametri democratici

Berlusconi è un caudillo. Una figura scomparsa da tempo, di cui nessuno si attendeva il ritorno sulla scena della storia. Non solo: Berlusconi è un caudillo sui generis. Un caudillo democratico. Non ha nulla dell’autoritarismo di Mussolini. Il suo tratto pubblico è semmai l’ilarità, la battuta, la barzelletta. È un istrione che a volte si presenta come un clown. Ma gli va riconosciuto uno straordinario olfatto politico. Così come bisogna riconoscere che si è mosso dentro i parametri democratici; centrando i suoi obiettivi. Ha unificato per la prima volta la destra, da sempre divisa in fazioni che non si riconoscevano le une con le altre. E ha sconfitto più volte la sinistra italiana, vale a dire la più poderosa dell’Occidente.
Vargas Llosa,
ora può scordarsi il Nobel

18 marzo 2009

Cercasi esperti di comunicazione

La Francia è preoccupatissima. Con lei Belgio, Germania, Spagna, Commissione europea, Ong inglesi. Michel Kazatchkine, direttore esecutivo del Fondo mondiale per la lotta all'Aids, è "profondamente indignato" e chiede a gran voce un passo indietro. Per l'Ong Christian Aid, le sue parole "rischiano di seminare confusione in Africa". Chiude il coro Jean-Francois Delfraissy, direttore dell'Agenzia nazionale delle ricerche sull'Aids: si tratta di una catastrofe. Nel mio piccolo, con "Talkin' World War III" mi unisco al coro.

Il fatto è che questa volta Ratzinger l'ha detta davvero grossa. Troppo. E continuo a chiedermi, sempre più basito, dove siano finiti gli spin-doctor del suo predecessore. A costo di ripetermi: il Papa ha urgente bisogno di esperti di comunicazione. Prima che sia troppo tardi.

Morgan e la sua bella


Dopo giorni di illazioni, ora spuntano le prove: Morgan è innamorato della Corvaglia. Qui sopra, i due alla settimana della moda; "Chi", poi, li ha pizzicati a cena e in giro per Milano. Personale opinione (non richiesta): sarebbe stata meglio la Canalis. O Noemi, chiaro.

17 marzo 2009

(More) Stone Roses?



New Musical Express: "Reports are claiming this morning (March 17) that the Stone Roses are planning to reform later this year". Cose belle.

16 marzo 2009

Prodi e i sassolini nella scarpa

13 mesi di (graditissimo) silenzio. Poi Prodi va da Fazio, rilancia l'amata Unione e spara contro Walter. Un altro calcio al sogno veltroniano di un Partito Democratico moderno, autosufficiente e riformista.

Ritirarsi dalla conferenza

Daremo dei suggerimenti per modificare il documento di preparazione di Durban, ma se esso non sarà modificato ci sarà un forte appello per ritirarsi dalla conferenza. Oggi in consiglio in molti hanno espresso profondo scetticismo sulla direzione che ha preso la preparazione della conferenza.
Karel Schwarzenberg,
l'Europa contro Durban II

15 marzo 2009

X Factor ai raggi x

X Factor 2009, tempo di bilanci. Visto il successo del format (trascinato dai tre impareggiabili giudici), la Sony pubblica quest'anno ben due compilation: in attesa di quella definitiva, dobbiamo accontentarci di "X Factor Compilation 2009 - Anteprima". Nel disco trovano spazio tutti gli artisti che hanno calcato il palco di via Mecenate, fatta eccezione per il primo gruppo escluso (i Sinacria Sinphony) e le new entries Yuri e Chiarastella (che ci ha già, giustamente, abbandonati).

Ad aprire le danze è Daniele, pupillo della Ventura, con la danzereccia "Crazy" - che rappresenta tutto ciò che di Daniele non amo. Su di lui la penso esattamente come Morgan: troppa tecnica, troppi virtuosismi, poche emozioni. Senza contare che il ragazzo non è certo un mostro di simpatia. Ad oggi, la sua prova migliore resta "Another One Bites The Dust". Segue Matteo con "Lo avrei dovuto sapere", adattamento di "I Should Have Known Better". Una delle sue prove migliori: il vecchio della casa, tra i miei favoriti, è senza dubbio uno dei più quotati per la vittoria finale. Impareggiabile anche in "Una giornata uggiosa".

Scorrendo la tracklist, ecco Ambra Marie - altra pupilla rockettara della Ventura - con "Ti sento" e le Sister Of Soul (volgarmente dette SOS) con "A Woman's Worth". Artiste di cui non si sente la mancanza: troppo rock-addicted Ambra Marie, troppo scarse le SOS.

Cambia la musica con Enrico. Giunto alla scontro finale la scorsa settimana, il "cantante confidenziale" di Morgan resta uno dei pesi massimi di X Factor 2009. Nella compilation compare "Take On Me", ma le sue perle restano "Impressioni di settembre" e "La cura". Grande qualità anche per i trentini Bastard Sons Of Dioniso: unico gruppo rimasto in gara per la categoria di Mara Maionchi, i Bastardi regalano una splendida interpretazione di "Ragazzo di Strada". Bravi e simpatici, hanno in pugno la vittoria.

La mia favorita si chiama Noemi: partita in sordina, sta letteralmente sbocciando. Sicura finalista, Noemi canta nel disco una splendida "Albachiara" riarrangiata da Morgan. Impagabile nell'ultima puntata, quando ha interpretato "Altrove" (scritta dal suo Morgan). Seguono i Farias, rimasti troppo a lungo nel programma: "Bocca di rosa" è uno dei punti più bassi toccati dalla seconda edizione di X Factor.

Tra i "diamanti grezzi" persi per strada da Simona Ventura, ecco Serena con "Anche un uomo" e lo scandaloso Giacomo con "Bruci la città". Se Serena era bravina, di Giacomo nessuno lamenta la mancanza.

Due perle chiudono la compilation. La prima è "What The World Needs Now" interpretata dalla bellissima e bravissima Elisa: pupilla di Morgan, la sua eliminazione (da addebitare interamente alla follia di Simona Ventura) resta il più grande scandalo nella seconda edizione del programma. Diverso il caso di Andrea (alias Giops): partito alla grandissima con "Amore caro, amore bello", più tardi si è rivelato per quello che è (un fuoco di paglia).

In attesa di vedere chi sarà l'ultima new entry del programma (la scelta di Morgan promette benissimo), i veri diamanti restano Bastard Sons Of Dioniso, Noemi, Matteo ed Enrico. Anche Yuri (entrato dopo la pubblicazione della compilation) potrebbe però riservare sorprese. Ma se devo scommettere sul vincitore, punto tutto sui Bastardi (qui il loro sito ufficiale).

14 marzo 2009

Basta poco per essere felici

Dario Franceschini, segretario del Partito Democratico: "Sono felice, felice politicamente e personalmente. E so che qualche milione di elettori, dell'Ulivo prima e del Pd poi, oggi saranno felici come me". Che è successo al Pd? Ha guadagnato di botto cinque punti nei sondaggi? No, ma Romano Prodi ha rinnovato la tessera. Basta poco per essere felici.

Complici dell'alleanza crociata e sionista

È chiaro che alcuni dirigenti arabi sono stati complici dell'alleanza crociata e sionista contro il nostro popolo. Sono dirigenti che l'America definisce "moderati".
Osama Bin Laden,
contro il fronte interno

La sicurezza alle forze dell'ordine

12 marzo, Pordenone. Un omosessuale viene insultato, aggredito e picchiato da tre uomini che - secondo la Squadra Mobile - non sapevano cosa fare il venerdì sera (Ansa dixit). L'uomo era già stato vittima di una simile esperienza, riportando danni permanenti.

Ad aggravare ulteriormente la situazione, l'indifferenza dei testimoni: erano numerosi, ma nessuno ha mosso un dito. Da qui i dubbi de "L'Occidentale" sulla questione delle ronde: "Affinchè questo tipo di iniziative sia utile occorre uno sano spirito di giustizia, un animo indenne da rabbia e risentimento e una buona dose di coraggio personale. Altrimenti le ronde rischiano di diventare l'0ccasione per i pavidi e gli arrabbiati di farsi loro stessi branco e assaporare insieme il gusto della vendetta". Sottoscrivo in pieno. E se la sicurezza la lasciassimo alle forze dell'ordine?

Scaricare non è reato

Alcuni grandi musicisti - tra cui David Gilmour, Radiohead, Richard Ashcroft, Robbie Williams, Travis - hanno fondato la FAC (Featured Artists Coalition). Qui (pdf) trovate il manifesto: se siete musicisti, potete aderire. Se invece non siete musicisti, forse vi interesserà sapere che per la FAC scaricare musica da internet non è reato. Potete darvi alla pazza gioia? No, ma forse potete usare queste dichiarazioni in tribunale per uno sconto di pena.

12 marzo 2009

Inimmaginabile

La Sardegna era la prova generale per quello che potrebbe venire dopo. Berlusconi non voleva vincere, ma stravincere. E se stravince alle europee, grazie all'astensionismo e alla delusione nel nostro campo, quello che potrà fare dal giorno dopo è inimmaginabile.
Dario Franceschini,
back to the URSS

10 marzo 2009

Con le dimissioni di Fayyad, Hamas e ANP trovano il loro capro espiatorio

Dopo aver discusso con il segretario di Stato americano Hillary Clinton del futuro e della ricostruzione della Palestina, sabato 7 marzo il premier palestinese Salam Fayyad ha rassegnato a sorpresa le proprie dimissioni. La scelta di Fayyad – non ancora definitiva – rappresenterebbe un incentivo alle trattative in corso tra Fatah e Hamas per giungere ad un governo di unità nazionale. A spingere il premier in questa direzione, però, sarebbero anche profonde divergenze politiche ed economiche tutte interne a Fatah e all’Anp di Abu Mazen.

In una nota stesa a giustificazione della propria decisione, il premier ha spiegato che “abbiamo fatto del nostro meglio per sventare la crisi economica e il caos di sicurezza che abbiamo trovato nel 2007”, auspicando la formazione di un nuovo esecutivo entro la fine di marzo. Compito del nuovo governo, secondo Fayyad, sarà quello di garantire le condizioni politiche per la formazione di uno Stato palestinese indipendente, capace di riunire Hamas e Fatah sotto un’unica bandiera. Il governo di Fayyad – insediatosi a Ramallah nel giugno 2007, in seguito alla presa di Gaza da parte di Hamas – è visto infatti da più parti come l’emblema della spaccatura tra i due principali partiti palestinesi.

Nella Striscia di Gaza – galvanizzata ieri da un sondaggio del Palestinian Center for Policy and Survey Research che vede Hamas in netta crescita di consenso – la notizia delle dimissioni di Fayyad è stata salutata con soddisfazione. Secondo Fawzi Barhum, portavoce di Hamas, “Fayyad era a capo di un governo illegale, era prevedibile che un giorno si sarebbe fatto da parte”. Dai giorni della guerra fratricida nella Striscia di Gaza, infatti, il deposto Ismail Haniyeh ha sempre definito Fayyad un premier illegittimo sostenuto da Stati Uniti e Israele. La resa del premier di Fatah, secondo quanto dichiarato da alcuni esponenti “pragmatici” di Hamas, potrebbe favorire le complesse trattative del Cairo volte alla ricerca di un governo condiviso tanto per la Striscia quanto per la Cisgiordania.

L’annuncio del premier palestinese ha colto di sorpresa i principali attori dello scenario internazionale. Pochi giorni prima, infatti, Fayyad – da anni apprezzato gestore dei fondi versati all’Anp – si era intrattenuto a lungo con Hillary Clinton per pianificare progetti di ricostruzione in seguito all’operazione militare israeliana a Gaza: se le sue dimissioni venissero confermate, molti degli accordi siglati con i Paesi donatori potrebbero saltare. Posto poi che la “testa” di Fayyad sia davvero una carta fondamentale sul tavolo dei negoziati egiziani, restano comunque molti dubbi sulla reale efficacia dell’operazione. Se nello scenario prospettato da Fatah le dimissioni del premier dovrebbero portare ad un ammorbidimento di Hamas, le posizioni dei due partiti restano infatti molto lontane. Ecco perché, secondo alcuni osservatori, dietro alla scelta di Fayyad ci sarebbero anche delle divergenze tutte interne a Fatah e all’Anp.

Sul piano formale, Abu Mazen ha chiesto a Fayyad di sospendere la propria decisione fino a che il nuovo governo di unità nazionale non sarà pronto ad entrare in carica: fonti vicine ad Abbas, però, lasciano intendere che difficilmente Fayyad resterà al suo posto oltre la fine di marzo. Dalla Striscia di Gaza, intanto, Hamas nega che le dimissioni del premier di Fatah siano legate ai negoziati del Cairo: secondo i militanti di Haniyeh, infatti, Fayyad si sarebbe dimesso per problemi di corruzione e dispute finanziarie con l’Anp di Abu Mazen. Sulla stessa linea, paradossalmente, si collocano anche alcune fonti interne a Fatah; non essendo ancora entrati nel vivo i colloqui del Cairo, le motivazioni che hanno spinto Fayyad in questa direzione andrebbero ricercate altrove.

Una possibile lettura dello scenario in atto l’ha fornita Ehud Ya’ari, commentatore di punta della tv israeliana Channel 2. Secondo Ya’ari, le dimissioni di Fayyad rientrerebbero in un piano costruito dallo stesso premier in accordo con Abu Mazen: nel caso in cui i colloqui egiziani portassero ad un’intesa per un governo unitario, Fayyad potrebbe ripresentarsi a testa alta per guidare un esecutivo “tecnico”. Questa interpretazione, certamente plausibile, non tiene conto però dello stato dei rapporti tra Abbas e Fayyad. Più che di complotto, secondo altri analisti, le dimissioni del premier rappresenterebbero una vera e propria rottura interna al partito di maggioranza in Cisgiordania.

All’origine dello scontro tra il presidente dell’Anp e il premier dimissionario, secondo alcune fonti, vi sarebbero prima di tutto delle motivazioni economiche. Fayyad e Abu Mazen, infatti, rappresentano diversi gruppi economici attivi nel West Bank. Se il premier è sostenuto dalle generazioni più giovani residenti in Cisgiordania (riunite nella compagnia governativa Palestinian Investement Fund), Abbas rappresenta invece la vecchia generazione dei fondatori di Fatah e dell’Olp, vicini alla Consolidated Constructors (appartenente alla famiglia Khuri, di stanza ad Atene). Recentemente, le due organizzazioni economiche si sarebbero scontrate per il controllo di alcune compagnie: da qui, dunque, deriverebbero anche gli scontri tra Fayyad e Abbas sul piano politico.

In seguito agli scontri tra le due fazioni interne alla Cisgiordania, il comitato centrale di Fatah avrebbe spinto Fayyad alle dimissioni: il governo del premier dimissionario, infatti, non rappresenta gli interessi della vecchia guardia del partito. Lontani da un accordo su molti dei temi in discussione al Cairo, Fatah e Hamas sarebbero dunque uniti nel chiedere un cambio al vertice del governo – per motivi economici da un lato, per motivi politici dall’altro. Ad esasperare le tensioni nel West Bank, infine, sono intervenuti poi gli scontri tra le Brigate di al-Aqsa (lo storico braccio armato di Fatah) e le nuove milizie filo-Fayyad, utilizzate per sedare manifestazioni di protesta contro Israele. Un motivo in più per delegittimare il governo Fayyad, considerato troppo filo-israeliano tanto da Hamas quanto dalle frange più dure di Fatah.

Al di là delle motivazioni che hanno spinto Fayyad a rassegnare le proprie dimissioni, l’attenzione della comunità internazionale è volta ora agli eventi futuri. Nel corso del recente summit di Sharm El Sheikh, il premier dimissionario è stato un importante mediatore tra i palestinesi e i Paesi donatori per la ricostruzione di Gaza: se davvero Fayyad rinunciasse all’incarico, che ne sarà dei fondi raccolti? Ma ad essere in pericolo, in ultima analisi, è anche il futuro dell’Autorità Palestinese: un (probabile) fallimento delle trattative tra Fatah e Hamas sarebbe infatti seguito da un crollo delle donazioni da parte degli altri Paesi, lasciando Hamas nella Striscia e un Fatah sempre più fragile in Cisgiordania. Un problema che l’amministrazione Obama – molto attenta quando si tratta di richiamare Israele sul tema degli avamposti illegali – dovrà prendere seriamente in considerazione.

L'Occidentale

06 marzo 2009

Il Nobel secondo Bloom

Alessandra Farkas ha intervistato per il "Corriere" il critico americano Harold Bloom, autore del celebre canone occidentale. Ecco cosa pensa Bloom degli ultimi Nobel: "L' hanno dato ad ogni idiota di quinta categoria, da Doris Lessing, che ha scritto un solo libro decente quarant'anni fa, e oggi firma fantascienza femminista, a Jean-Marie Gustave Le Clézio, illeggibile, a Dario Fo, semplicemente ridicolo". Chapeau.

04 marzo 2009

In the range of our missile capabilities

Today, the Islamic Republic of Iran has missiles with the range of 2,000 km (1,250 miles), and based on that all Israeli land including that regime's nuclear facilities are in the range of our missile capabilities. The doctrine of our system is defensive, but in the case of any action by enemies, including the Zionist regime, we will respond firmly using missiles and deter attacks.
Mohammad Ali Jafari,
comandante militare iraniano

03 marzo 2009

Noel e il Tibet

1997, Free Tibet Concert. Noel Gallagher suona "Wonderwall":


2009, Noel Gallagher e gli Oasis sono impegnati nel tour mondiale per promuovere il nuovo album "Dig Out Your Soul". L'agenda prevede che i primi giorni di aprile la band di Manchester suoni in Cina: il 3 a Pechino, il 5 a Shangai. Così però non la pensa il Partito Comunista: dopo aver scoperto che più di dieci anni fa Noel ha cantato per il Dalai Lama, Pechino ha revocato alla band i permessi (già rilasciati: evidentemente, poi, hanno fatto un giro su YouTube).

L'ufficio stampa degli Oasis ha così risposto: "Gli Oasis sono molto contrariati e sperano che le autorità cinesi prendano in considerazione la possibilità di tornare sulla loro decisione e permettano loro di esibirsi". Scendere a compromessi con la dittatura comunista? Meglio tenersi la censura.

01 marzo 2009

La Coca Cola è più buona della Pepsi

McDonald's ha scoperto l'acqua calda: la Coca Cola è più buona della Pepsi. Dopo mesi di test, la più grande catena di fast-food al mondo ha confermato la Coca come bibita da servire ai propri clienti: "Dopo un test dei prodotti Pepsi in molti mercati americani, abbiamo deciso che non verranno inclusi nella nostra National Beverage Strategy" ha dichiarato la portavoce di McDonald's Danya Proud in un comunicato. E Ray Crockett, a nome della Coca Cola, ringrazia: "Siamo contenti della decisione di McDonald's e della nostra partnership".

La guerra tra le due bibite è una delle più agguerrite nella storia del mercato di massa. Per quanto mi riguarda, la Coca Cola (con il suo ingrediente segreto?) è anni luce migliore della Pepsi. In chiusura, uno degli spot più celebri sull'eterna querelle:

Classe dirigente radicale

Quando i cittadini verranno correttamente informati dei nostri obiettivi, saranno certamente con noi come hanno sempre fatto. È evidente che la gente è costretta ad ascoltare dai mass-media solo bugie. Quando capirà quali sono i nostri programmi verrà con noi. Il nostro messaggio è chiaro: mandare via tutta questa partitocrazia perchè in buona o in malafede sono una sciagura. Chiediamo agli italiani di darci fiducia come classe dirigente radicale per il governo del Paese.
Marco Pannella,
per un cambiamento radicale

Frugal Venice



Visitare Venezia in tempo di crisi. Il "New York Times" l'ha fatto.