
Parte il terremoto delle poltrone. Gianni Riotta va al posto di De Bortoli al "Sole 24 Ore". Cercasi direttore del Tg1.

E' evidente che le parole di Fini di ieri hanno messo in difficoltà Berlusconi, costringendolo a reticenze e incertezze su tante cose, a partire ad esempio dal testamento biologico e dal referendum.
"La notizia che in fondo mi fa più piacere è che in due salotti milanesi, quello di Inge Feltrinelli e quello di Gae Aulenti, si è brindato all'attentato contro di me e deplorato solo il fatto che me la sia cavata".Non c'é contraddizione tra difendere identità europea e la religione cristiana e difendere la laicità delle istituzioni. Siamo sicuri che il testamento biologico approvato dal Senato significhi laicità? Perché quando si impone per legge un precetto, si é più vicini ad una concezione da Stato etico.
“Non siamo in Afghanistan per controllare il paese o decidere del suo futuro: siamo in Afghanistan per fronteggiare un nemico comune che minaccia gli Stati Uniti d’America”. Non usa mezzi termini, Barack Obama. Nel presentare l’attesa strategia per l’Afghanistan della nuova amministrazione, il presidente richiama gli americani agli impegni presi dopo l’11 settembre 2001: cacciare i talebani dall’Afghanistan, costi quel che costi. Nuove truppe, dunque, e nuovi addestratori per l’esercito afgano: uno sforzo riportare Afghanistan (e Pakistan) alla tranquillità. E per evitare un nuovo grande attentato su cui, secondo l’intelligence, al-Qaeda continuerebbe a lavorare indisturbata.La strategia della nuova amministrazione Obama prevede che l’esercito americano lavori maggiormente all’addestramento delle truppe locali. Solo con un esercito afgano più grande e preparato, infatti, gli Stati Uniti potranno gradualmente pianificare una exit strategy. Sul piano numerico, l’approccio di Obama si tradurrà in 4.000 nuovi soldati adibiti all’addestramento: “Accelereremo il nostro sforzo per creare un esercito afgano con 134.000 unità e una forza di polizia con almeno 82.000 unità” ha dichiarato il presidente, “in modo da affidare sempre più la responsabilità della sicurezza alle forze locali”.
Gli Stati Uniti, però, non dimenticano le difficoltà sul campo: l’addestramento delle truppe locali, infatti, sarà affiancato da un incremento della lotta ai talebani. E a fare scuola, in questo frangente, resta il surge iracheno guidato vittoriosamente dal generale Petraeus: 17.000 nuovi marines “porteranno la lotta nel sud e nell’est, e ci daranno una più ampia possibilità di agire insieme alle forze di sicurezza dell’Afghanistan e dare la caccia agli insorti lungo il confine”. L’incremento delle truppe, ha continuato Obama, “servirà anche a dare più sicurezza in vista delle importanti elezioni presidenziali del prossimo agosto”.
A supporto della strategia di Obama sono giunte le rassicurazioni del generale Richard Dannatt, capo delle forze armate britanniche: secondo quanto dichiarato al “Times”, anche Londra sarebbe pronta ad incrementare le proprie truppe in Afghanistan. Dall’Italia, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha annunciato l’invio di circa 200 uomini entro giugno: “Se non c'è sicurezza, non ci possono essere né pace né un processo elettorale sicuro” ha dichiarato il ministro, “ed ecco perché l’Italia intende seriamente contribuire con un battaglione supplementare per le elezioni”. La collaborazione con i paesi alleati, nei piani di Obama, sarà fondamentale per la vittoria in Afghanistan: “Insieme alle Nazioni Unite creeremo un gruppo di contatto per l’Afghanistan e per il Pakistan” ha annunciato il presidente, “il cui scopo sarà quello di coordinare tutti coloro che hanno ruolo nella sicurezza della regione”.
In linea con quanto dichiarato nel corso della campagna elettorale, il presidente degli Stati Uniti ha dedicato ampi stralci del suo discorso al ruolo del Pakistan: “Il futuro dell’Afghanistan è inestricabilmente legato a quello del suo vicino, il Pakistan”. Il confine tra i due paesi, dove secondo l’intelligence trovano rifugio gran parte dei terroristi della regione, “è diventato per gli americani il posto più pericoloso del mondo”. Insieme alle armi, sarà dunque la diplomazia a dover garantire l’impegno pakistano nella lotta ad al-Qaeda: il presidente Asif Ali Zardari, secondo l’amministrazione americana, è troppo debole per tenere sotto controllo l’esercito e i potentissimi servizi segreti del paese. A preoccupare gli Stati Uniti, però, è anche il fragile equilibrio interno ad Islamabad: a Jamrud, questa mattina, un kamikaze si è fatto esplodere all’interno della moschea. Bilancio: almeno 70 morti, e l’ennesima prova di forza del terrorismo all’interno dei confini pakistani.
Almeno a parole, però, Islamabad sembra aver ben recepito il messaggio di Obama. Intervistato dalla Reuters, il ministro degli Esteri pakistano Shah Mehmood Qureshi ha dichiarato che “la strategia della nuova amministrazione Obama è molto positiva, in quanto guarda ad un approccio regionale alla situazione afgana”. “Il Pakistan vorrà giocare un ruolo attivo e costruttivo, perché la nostra sicurezza è legata a quella dell’Afghanistan” ha concluso il ministro: parole già sentite in passato, ma mai seguite da una reale messa in pratica. Parole di apprezzamento sono giunte anche dall’ambasciatore pakistano negli Stati Uniti: secondo Husain Haqqani, “il Pakistan trova estremamente positivo che l’amministrazione Obama voglia riesaminare la sua politica nei confronti della nostra regione”.
Dall’Afghanistan, intanto, giungono pareri divergenti. Per Nasrullah Stanakzai, analista e professore di scienze politiche, “l’idea di rafforzare la polizia e l’esercito è molto positiva”: “Dopo sette anni, gli Stati Uniti hanno riconosciuto che l’Afghanistan non è la base del terrorismo”. Secondo Shukria Barakzai, membro del parlamento, aumentare le truppe servirà invece a poco: gli Stati Uniti dovrebbero focalizzarsi piuttosto sugli aiuti umanitari. Se la strategia avrà successo, si vedrà solo nei prossimi mesi. Per dirla con Ike Skelton, “non ci sono garanzie di successo con questa strategia: ma non avere una strategia, come non l’abbiamo avuta negli ultimi otto anni, è certamente una garanzia di insuccesso”.
L'Occidentale



Gli inglesi fanno sul serio. Dopo le polemiche delle scorse settimane, il quotidiano londinese "Times" chiede esplicitamente che la finale di Champions League non venga disputata a Roma. La campagna, ripresa anche dall'homepage del quotidiano, inizia chiedendo ai lettori "quante altre persone devono essere accoltellate a Roma prima che l'Uefa decida di spostare la finale di Champions". Secondo il prestigioso giornale inglese, molte fonti all'interno del quartier generale dell'Uefa avrebbero confermato di essere a disagio al pensiero di una finale a Roma. Tra i più preoccupati c'è Malcom Clarke, capo della Football Supporters' Federation: "C'è una storia fatta di tifosi inglesi che a Roma hanno subito seri attacchi e di forze dell'ordine italiane che non hanno saputo fronteggiarli".Omid Reza Mirsayafi, blogger iraniano, è morto ieri in una prigione della Repubblica iraniana. Come lui, sono tanti i blogger dietro le sbarre per reati d'opinione. E' ora di svegliarsi, dice "Il Foglio": e ha ragione.
Si chiamava Omid Reza Mirsayafi. Dicono si sia suicidato. E’ morto ieri nella prigione iraniana di Evin. Ventinove anni, Mirsayafi era stato condannato nel novembre scorso a due anni e mezzo di carcere per attacchi al capo della Repubblica islamica Ali Khamenei. Era stato giudicato da un tribunale rivoluzionario, in un regime in cui il diritto è l’apparato della forca.
Da quando è al potere Mahmoud Ahmadinejad i casi di dissenso in rete, e di repressione e giustizia sommaria, si sono moltiplicati. Accade anche in Cina, in Egitto, altrove nei confini della barbarie politica e civile. Ma nessuno in realtà pensa alle tragedie on line come a tragedie autentiche, la violenza che si abbatte sul weblog publisher in rivolta contro la tirannia ha stranamente un’altra densità rispetto alla testimonianza e al martirio di chi pubblica nella pagina scritta.
Il caso di Anna Politkovskaja ha emozionato l’opinione mondiale, sebbene poi le reazioni si scontrino con il muro di gomma dell’impotenza. Quelle dei blogger dissidenti sembrano storie da playstation, non bucano né la rete né lo schermo né i giornali, e la figura del diarista elettronico in rivolta contro l’autoritarismo evoca un contesto di individualismo, di isolamento personale, di clandestinità avvolta in una sinistra trasparenza virtuale. La rete diventa una popolosissima gabbia per canarini e ogni tanto uno dei suoi abitanti cade abbattuto senza particolare strepito o scandalo.
Bisogna cambiare questo andazzo. Attraverso il tam tam, il passaparola, sarebbe giusto lanciare una campagna globale di attiva e militante solidarietà politica con i blogger in lotta per la libertà civile, per i diritti umani, e spesso per la vita. La rete è il luogo del massimo contagio informativo oggi possibile, i siti scritti e audiovisivi, e i social network, stanno acquisendo un posto perfino imbarazzante o ingombrante nella vita collettiva e in quella privata, individuale, di centinaia di milioni di persone. La rete arriva dovunque, ma che cosa porta? Bisogna imparare a battere il tamburo, a emettere luce e suono oltre la cortina di sordità e di opacità di un mezzo postmoderno che non si è ancora conquistato uno statuto pieno e significativo. Come mobilitare la rete in modo efficace per colpire l’immagine e gli interessi di quei regimi che perseguitano chi abita il suo spazio: ecco una questione da affrontare, che vale almeno quanto la chiacchiera, la frivolezza e la vanità di tanti video e di tanti post.
Ilfoglio.it
E p.c. On. Rocco CRIMI
Sottosegretario alla
Presidenza del Consiglio
On. Mario PESCANTE
Commissario Straordinario
XVI Giochi del Mediterraneo
Loro SEDI
Berlusconi è un caudillo. Una figura scomparsa da tempo, di cui nessuno si attendeva il ritorno sulla scena della storia. Non solo: Berlusconi è un caudillo sui generis. Un caudillo democratico. Non ha nulla dell’autoritarismo di Mussolini. Il suo tratto pubblico è semmai l’ilarità, la battuta, la barzelletta. È un istrione che a volte si presenta come un clown. Ma gli va riconosciuto uno straordinario olfatto politico. Così come bisogna riconoscere che si è mosso dentro i parametri democratici; centrando i suoi obiettivi. Ha unificato per la prima volta la destra, da sempre divisa in fazioni che non si riconoscevano le une con le altre. E ha sconfitto più volte la sinistra italiana, vale a dire la più poderosa dell’Occidente.

Daremo dei suggerimenti per modificare il documento di preparazione di Durban, ma se esso non sarà modificato ci sarà un forte appello per ritirarsi dalla conferenza. Oggi in consiglio in molti hanno espresso profondo scetticismo sulla direzione che ha preso la preparazione della conferenza.
X Factor 2009, tempo di bilanci. Visto il successo del format (trascinato dai tre impareggiabili giudici), la Sony pubblica quest'anno ben due compilation: in attesa di quella definitiva, dobbiamo accontentarci di "X Factor Compilation 2009 - Anteprima". Nel disco trovano spazio tutti gli artisti che hanno calcato il palco di via Mecenate, fatta eccezione per il primo gruppo escluso (i Sinacria Sinphony) e le new entries Yuri e Chiarastella (che ci ha già, giustamente, abbandonati).È chiaro che alcuni dirigenti arabi sono stati complici dell'alleanza crociata e sionista contro il nostro popolo. Sono dirigenti che l'America definisce "moderati".
La Sardegna era la prova generale per quello che potrebbe venire dopo. Berlusconi non voleva vincere, ma stravincere. E se stravince alle europee, grazie all'astensionismo e alla delusione nel nostro campo, quello che potrà fare dal giorno dopo è inimmaginabile.

Today, the Islamic Republic of Iran has missiles with the range of 2,000 km (1,250 miles), and based on that all Israeli land including that regime's nuclear facilities are in the range of our missile capabilities. The doctrine of our system is defensive, but in the case of any action by enemies, including the Zionist regime, we will respond firmly using missiles and deter attacks.
Quando i cittadini verranno correttamente informati dei nostri obiettivi, saranno certamente con noi come hanno sempre fatto. È evidente che la gente è costretta ad ascoltare dai mass-media solo bugie. Quando capirà quali sono i nostri programmi verrà con noi. Il nostro messaggio è chiaro: mandare via tutta questa partitocrazia perchè in buona o in malafede sono una sciagura. Chiediamo agli italiani di darci fiducia come classe dirigente radicale per il governo del Paese.