30 aprile 2009

E' La Stampa, bellezza



Da oggi Mario Calabresi è il nuovo direttore de La Stampa, il miglior quotidiano italiano dopo il Corsera. Ex corrispondente di Repubblica dagli Stati Uniti, a "soli" 39 anni è uno dei direttori più giovani della nostra vecchia Italia. Nel saluto ai lettori, anche un ricordo di Montanelli: "
Mi piace ricordare la sola cosa che secondo lui avrei dovuto stamparmi in testa: «I giornalisti sono al servizio dei giornali e i giornali dei lettori. Chi pensa il contrario farebbe bene a cambiare mestiere»".

Altrove, in metropolitana

Morgan canta "Altrove" in metropolitana. Con lui, Victoria. Che la crisi abbia colpito anche loro?

29 aprile 2009

Facebook Manners And You

"Do you have good Facebook manners? Timmy and Alice don't. Watch their bad behavior to learn the dos and don'ts of Facebook breakups": "Your Tango" pubblica un fantastico documentario anni '50 per imparare ad usare Facebook con eleganza (thx to Repubblica Tv).

23 aprile 2009

Il venerdì di Noemi



Esce domani il primo (mini) album di Noemi, vincitrice morale ed economica (definizione mia) della seconda edizione di X Factor. L'album è composto da sei pezzi: quattro inediti (compreso il singolo "Briciole", che ha già sbancato su iTunes e sulle radio) e due cover ("Il cielo in una stanza" e "Albachiara"). Qui una videointervista realizzata da Agr, dove Noemi ringrazia la Sony per la fiducia e mette le cose in chiaro: X Factor è nettamente superiore ad Amici. Domani usciranno anche gli EP di Matteo, Jury e The Bastard Sons of Dioniso: come direbbe Facchinetti, sostenete e comprate la buona musica italiana (o almeno quella di Noemi, Matteo e Bastard).

La mancanza di meritocrazia

Un collega danese chiede un'intervistina sulla mia campagna "Lo Strega a uno scrittore vero: Cappelli, Camilleri o Vitali". Gli chiedo: perchè infelicitare i lettori danesi con le vicende dello Strega? Risposta del collega: perchè l'assegnazione dello Strega è una perfetta metafora del resto della società italiana, la mancanza di meritocrazia.
Antonio D'Orrico,
"Corriere della Sera Magazine"

Le meraviglie di St. Urbain Street

"St. Urbain, a parer nostro, era inviolabile. Contavamo tra noi gli studiosi più insigni della provincia, artisti di talento, laureandi in medicina, e dappertutto persone per bene e timorate di Dio". Siamo nel 1969: Mordecai Richler - scrittore già affermato - decide di raccontare da capo il suo quartiere di Montréal, St. Urbain. Il risultato ("The Street") non è un classico romanzo, quanto un campionario umano profondo e spassoso al tempo stesso. In altre parole, una rassegna delle "Meraviglie di St. Urbain Street" che Adelphi ha finalmente tradotto per il pubblico italiano.

Per le vie di St. Urbain si muovono quei personaggi che renderanno grande la letteratura di Richler. C'è il bar di Tansky ("comunista professo"), una tappa obbligata per scommettitori, ambulanti, camionisti e perdigiorno. C'è la segretaria Molly, sensuale e ondeggiante: "A St. Urbain" scrive Richler "si fermava quasi tutto quando alle diciotto e zero cinque Molly svoltava l'angolo tornando a casa". C'è Benny il soldato, giovane "e un po' tonto", segnato a morte dagli orrori della guerra. C'è il genio incompreso di Mervyn Kaplansky, impegnato in "un romanzo, il suo primo, che aveva per tema le lotte della nostre gente in una società ostile". E per tutti gli intenditori c'è pure Duddy Kravitz, che "su come si fanno i bambini la sapeva lunga": autore del phamplet "L'arte del bacio", il giovane Duddy (eroe dell'"Apprendistato", pubblicato da Richler dieci anni prima) vende per un dollaro consigli amorosi ai giovani del quartiere.

"Un giorno, in St. Urbain Street, lettini e pannolini crudelmente sparivano, e il giorno appresso venivamo strigliati e portati di peso all'asilo. Noi non lo sapevamo, ma eravamo già avviati alla medicina. La scuola cominciava a sei anni, tuttavia madri ferocemente competitive trascinavano in segreteria restii marmocchi di quattro": nel quartiere ebraico di Montréal, insomma, "partire in vantaggio era tutto". E tutte le prime esperienze - l'amore, le armi, le ubriacature, il lavoro, la scuola - hanno un unico, meraviglioso sfondo: le strade, i colori, gli odori e le storie di St. Urbain Street.

Tutto ha inizio nel 2000, lo ricorderete: "La versione di Barney", prima opera di Richler pubblicata da Adelphi, viene pubblicizzata fino al parossismo dal "Foglio" di Ferrara e diventa un caso nazionale. Con "The Street" (tradotta dal bravo Franco Salvatorelli), Adelphi tiene fede all'impegno di portare tutto Mordecai nel suo catalogo. Accanto ai capolavori già pubblicati da Calasso ("La versione", "L'apprendistato di Duddy Kravitz", "Solomon Gursky è stato qui"), "Le meraviglie di St. Urbain Street" parla tanto ai neofiti quanto ai vecchi fan: tutti, nei vicoli di St. Urbain, troveranno un mondo irresistibile. Da scoprire, o da rileggere ancora una volta.

21 aprile 2009

e-Bovary



Online i manoscritti originali del capolavoro di Flaubert.

Il disumano liberalismo

Le due scene sono contemporanee. Mentre Israele si ferma e ricorda i sei milioni di ebrei finiti nei campi di sterminio nazisti, Mr Ahmadinejad lascia Ginevra e atterra a Teheran accolto da eroe: fiori, folla, "morte all'America" e mortaretti vari. Il presidente iraniano assicura: "Prenderò parte a tutte le conferenze internazionali, nonostante il volere dell'Occidente" (non vediamo l'ora).

Lo stesso Occidente, ha continuato, che "grida slogan sulla tolleranza degli oppositori e sulla libertà di parola, ma insulta l'onore delle nazioni e i valori divini". La colpa di questo mondo insano e secolarizzato, per dirla tutta, è "del pensiero disumano del liberalismo". Questa la perla di saggezza quotidiana, alla prossima.

20 aprile 2009

Matteo Factor

Davanti 4.437.000 spettatori, contro ogni pronostico è il livornese Matteo Becucci a portarsi a casa un contratto da 300.000 euro con la Sony. Secondi classificati - con soli 16 voti di scarto su 65.000, incredibile - i trentini Bastard Sons Of Dioniso. Terzo, il bresciano Jury. Giusto così? Sì: tolto Jury (che non meritava neppure la finale), X Factor 2 termina con un pareggio di fatto tra i due artisti che non sono mai finiti al ballottaggio. Ma se i Bastard hanno il successo assicurato, il buon Matteo - visti i suoi 38 anni - aveva proprio bisogno di una spintarella. Complimenti a Matteo, dunque: e complimenti a Morgan, che bissa il sucesso dello scorso anno (questa volta in coppia con il vocal coach Andrea Rodini, altro grande personaggio rivelazione). Ciò detto, qualche brevissima considerazione personale.

La seconda edizione di X Factor è stata davvero fantastica. Interpreti di ottimo livello, grandi giudici, buone scelte. Detto ciò - in vista della terza edizione che partirà il prossimo 14 settembre - qualche piccolo consiglio: tagliare tre quarti d'ora a puntata (tre ore e mezza di trasmissione sono davvero esagerate); ridurre il numero degli ospiti; trovare un modo per evitare che un semifinalista faccia più successo del vincitore reale (vedi Noemi, già una diva con singolo e disco all'attivo).

Giudici. Splendido Morgan, che insieme a Rodini torna a vincere contro ogni aspettativa. Grande Mara, anche se i Bastard erano fortissimi indipendentemente dalle scelte del duo Maionchi-Gaudi. Simona... che dire, Simona è "quella televisiva col gusto popolare": dopo un po' ci si affeziona pure a lei. Ciò detto, i due più grandi errori di questa edizione ricadono proprio sulle donne: Mara (eliminazione di Noemi contro Jury, assolutamente illogica) e Simona (eliminazione di Elisa Rossi contro i Farias, roba che neanche su Marte...).

Interpreti. Eviterò di ricordare i mediocri che ci hanno man mano abbandonato nel corso delle puntate: passo ai migliori. Una menzione d'onore va a Enrico Nordio ("Impressioni di settembre ha lasciatoil segno), Andrea (alias Giops) ed Elisa Rossi (che è tornata per regalarci il momento migliore di X Factor: "The Power of Love", in duetto col futuro vincitore Becucci). Passando poi ai vincitori: Matteo è il vincitore legale e nazionalpopolare; i Bastard sono gli sconfitti ai rigori (ai quali va il premio della critica, se non altro per aver cantato un grande inedito a sfondo sessuale in diretta sui Rai Uno); Noemi è la vincitrice morale (era la più dotata) ed economica (è lei la nuova Ferreri).

Un governo razzista nella Palestina occupata

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale gli alleati sono ricorsi all'aggressione militare per privare della terra un'intera nazione, sotto il pretesto della sofferenza degli ebrei. Hanno inviato immigrati dall'Europa, dagli Stati Uniti e dal mondo dell'Olocausto per stabilire un governo razzista nella Palestina occupata.
Mahmud Ahmadinejad,
evviva Durban II

19 aprile 2009

La vigilia di Durban II

Tutto è pronto per la Conferenza dell'Onu sul razzismo a Ginevra (per gli amici, Durban II). A rischiarare la vigilia il re della tolleranza e della fratellanza tra i popoli, Mahmud Ahmadinejad: "I sionisti saccheggiano le ricchezze delle nazioni controllando i centri di potere del mondo, e hanno creato le condizione per evitare che si parli di questo fenomeno diabolico i cui effetti pesano sulle popolazioni mondiali". Intanto l'Alto Commissario per i Diritti Umani Navi Pillay si dice colpito dal boicottaggio degli Stati Uniti (una delle mosse migliori di Obama).

17 aprile 2009

Tortura e amnistia

Dopo una lunga riflessione, Obama ha deciso di rendere pubblici i documenti (.pdf) che mettono in luce gli abusi della Cia (interrogatori sotto tortura) sotto la precedente amministrazione. David Axelrod, portavoce di Obama: "As with so many issues, there are competing points of view that flow from very genuine interests and concerns that are to be respected. And then the president has to synthesize all of it and make a decision that's in the broad national interest. He's been thinking about this for four weeks, really".

Per quanto riguarda gli agenti implicati negli abusi, Obama ha optato per l'amnistia. Politico.com: "In releasing the documents, Obama also pledged not to prosecute CIA employees who carried out the aggressive interrogation practices critics decried as torture - but which were approved by top legal officials in the Bush administration".

16 aprile 2009

Emma contro la porcata nazionale

Grazie, grazie, grazie a Emma Marcegaglia. Dopo Fini, un'altra stoccata alla porcata leghista: "Prima di parlare di un aumento delle tasse per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto vorrei vedere uno sforzo vero per la riduzione della spesa pubblica improduttiva. Non accettiamo che si decida di non accorpare la data delle elezioni e del referendum spendendo 400 milioni dei cittadini". A questo punto sono molto curioso di vedere quanti voti prenderà la Lega Nord, dopo aver urlato per anni "Roma ladrona". Qui di ladrona vedo solo la Padania.

Lo zampino di Bossi

WASHINGTON - Dal Texas spirano sempre piu' forti venti di secessione. La protesta e' montata a partire dal Tax Day Tea Party, la giornata antitasse organizzata ieri in diversi stati americani al motto di 'Washington ladrona'. "O si cambia direzione - ha annunciato il governatore Rick Perry - oppure il Texas e' pronto a uscire dall'Unione". Contestata e' soprattutto la politica centralista rimproverata a Obama, che soffocherebbe liberta' e autonomia dei singoli Stati, contravvenendo in particolare allo spirito del decimo emendamento, che stabilisce non possano essere sottoposti a regole federali non dovute. (Agr)

Cadere il governo

Mi spiace che altri interpretino come una debolezza del premier e del Pdl aver ceduto ad una precisa richiesta di un partito della maggioranza che, ove non accolta, avrebbe fatto cadere il governo in un momento come questo, producendo una situazione irresponsabile.
Silvio Berlusconi,
almeno è onesto

Medvedev si smarca da Putin aprendo alla stampa e parlando di libertà

Un presidente che rilascia un’intervista ad un giornale nazionale, di per sé, non è una notizia. Se però il presidente si chiama Dmitry Medvedev e il giornale "Novaya Gazeta", ecco che la storia assume tutto un altro significato. A dare la notizia – poche ore prima che le rotative della Novaya Gazeta iniziassero a girare – è stata la portavoce di Medvedev, Natalya Timakova. “Rilasciando questa intervista, il presidente vuole esprimere il suo supporto morale al giornale” ha dichiarato la Timakova ai reporter in sala, sottolineando come l’iniziativa rappresenti “un’autonoma decisione del presidente”. L’intervista alla Novaja Gazeta, pubblicata mercoledì mattina, è la prima che Medvedev rilasci ad un giornale russo in qualità di nuovo presidente. E pazienza se il giornale in questione è uno dei più fieri nemici del premier Vladimir Putin: la priorità di Medvedev, sempre secondo il Cremlino, è quella di esprimere solidarietà ad un giornale che negli ultimi tre anni ha visto morire due dei suoi migliori reporter.

L’idea di un’intervista a Medvedev da parte del trisettimanale Novaya Gazeta, in realtà, risale allo scorso gennaio. In seguito all’omicidio di Anastasia Baburova, reporter di 25 anni uccisa a colpi d’arma da fuoco, Medvedev incontrò il direttore del giornale e si disse disponibile ad un confronto. Confronto a cui si è sempre sottratto Vladimir Putin: l’ultimo presidente ad essere intervistato dal giornale in questione, infatti, è Boris Yeltsin. Ora, a quattro mesi di distanza dalla morte della Baburova, il presidente russo tiene fede alla parola data: per più di un’ora, Medvedev e Muratov (direttore della Gazeta) hanno parlato di democrazia, società civile, diritti umani e giustizia – con un occhio di riguardo al processo contro il miliardario Mikhail Khodorkovsky, arrestato per frode nel 2003. Interpellato dall’agenzia russa Tass, Muratov si è detto molto soddisfatto dell’incontro: “Il presidente è stato molto preciso nelle sue risposte: è un uomo intelligente, ed è un piacere parlare con lui. A mio parere, ha accettato di rispondere alle nostre domande perché facciamo domande che non fa nessun altro giornale in Russia”.

Scorrendo le risposte di Medvedev, a risaltare sono i toni molto distanti da quelli a cui ci aveva abituati Vladimir Putin. Il presidente ha respinto la tesi secondo cui i russi avrebbero rinunciato alla propria libertà in cambio della ricchezza: “Stabilità e prosperità non possono in nessun modo essere contrapposti a diritti politici e libertà”, ha dichiarato Medvedev, secondo il quale democrazia e prosperità sono assolutamente compatibili. Anzi, a mettere in pericolo la democrazia è proprio la povertà: “Se le persone non si sentono protette, se non ricevono lo stipendio, se non sono in grado di acquistare i generi di prima necessità, tutto ciò mette in pericolo i principali diritti e libertà”. Per quanto riguarda il processo al magnate russo Khodorkovsky, arrestato sotto la presidenza Putin, Medvedev non sbilancia: “Per il presidente, fare previsioni sull'esito di un qualsiasi processo, e quindi anche su quello a carico dell'ex capo del colosso petrolifero Yukos, è contro la legge. E questo riguarda anche tutti gli altri funzionari pubblici”.

Ma al di là dei contenuti, a colpire più di tutto è il senso stesso dell’incontro tra Medvedev e il direttore della Novaya Gazeta. Il giornale in questione – che ha una tiratura di poco inferiore alle 200.000 copie – è una delle poche voci davvero scomode per il potere nell’ex Unione Sovietica. E il suo nemico giurato si chiama Vladimir Putin: dopo l’uccisione di Anna Politkovskaja – “responsabile” di molti reportage sui crimini dell’esercito russo in Cecenia – la Gazeta non ha mai smesso di additare l’attuale premier come mandante dei killer che freddarono la giornalista a colpi di pistola. A colpire, però, è anche il tempismo di Medvedev: l’intervista cade a poche settimane dall’uccisione di un’altra reporter della Gazeta (Anastasia Baburova, impegnata in un’inchiesta sui gruppi neonazisti operanti in Russia) e a pochi giorni dall’assassinio di Stanislav Markelov, avvocato impegnato sul fronte dei diritti umani. Coincidenze? Forse, fatto sta che sotto la presidenza Putin – che ha liquidato come “irrilevante” l’influenza della Politkovskaja sulla società russa – tutto ciò sarebbe stato impensabile.

Fatti concreti o belle parole che siano, la mossa di Medvedev ha mobilitato molti analisti. Cosa c’è dietro alla scelta di farsi intervistare dalla Novaya Gazeta? Alcune frasi del presidente – e in particolare il concetto di democrazia come valore universale – vanno apertamente contro le tesi sostenute dal suo predecessore Vladimir Putin: secondo l’attuale premier, infatti, la democrazia dovrebbe essere adattata alle particolari condizioni russe (o, per dirla col suo capo dello staff Vladislav Surkov, direttamente “gestita dalle autorità”). Ma contro Putin – che nel colloquio Medvedev non ha mai citato – si colloca del resto anche il recente ripristino del 7 novembre (anniversario della rivoluzione d’Ottobre) come festa nazionale, piuttosto che la disponibilità a futuri colloqui con la stampa. Non sarà allora che l’attuale presidente, dipinto per mesi come un semplice burattino di Putin, stia cercando di smarcarsi dall’ingombrante predecessore?

I sostenitori di questa tesi legano i dissidi tra Putin e Medvedev alla crisi finanziaria internazionale. A fronte di un’economia sempre più traballante, Medvedev starebbe cercando di conquistarsi le simpatie delle frange liberali della società russa: soltanto attraverso maggiori aperture e collaborazioni internazionali, infatti, la Russia potrà accodarsi all’Occidente nella difficile risalita verso il benessere. Da qualche mese, del resto, anche l’elite economica nazionale discute delle possibili ricette per mettere un freno alla crisi: molti, come l’ex primo ministro Igor Shuvalov e il ministro delle Finanze Aleksei Kudrin, premono per un’economia sempre più diversificata. Diversificare l’economia, però, comporta anche liberalizzazioni: una strada che Medvedev, al contrario del suo premier, potrebbe impegnarsi a percorrere.

L'Occidentale

Rivoluzione liberale all'italiana

Dice Fini: "Sarebbe un peccato se per la paura di pochi il governo rinunciasse a tenere il referendum il 7 giugno spendendo centinaia di milioni che potrebbero essere risparmiati". Ed è proprio così: la Lega ha vinto la sua battaglia, il 7 giugno non ci sarà il referendum, lo Stato butterà centinaia di milioni di euro (cfr. Buraku). L'ennesima vergogna italiana, roba da boicottare in massa le europee e correre a votare per il referendum.

Ma al peggio non c'è mai fine. Siccome quei 400 milioni di euro potevano andare a favore della ricostruzione delle aree terremotate, il governo deve cercare i soldi da un'altra parte. Dove? Niente di certo, ma i giornali informano che si sta pensando a tasse aggiuntive per i redditi superiori a 130-140 mila euro. Chiaro, no? Il signor Bossi rischia di scomparire, quindi ricatta il governo che a sua volta si rifà sui pochi che in Italia dichiarano tutto (o molto) di quello che guadagnano. Se questa è la rivoluzione liberale lanciata al congresso del Pdl, povero liberalismo. E poveri noi.

* * * UPDATE: Il governo smentisce l'ipotesi di aumentare le tasse. Vigiliamo.

15 aprile 2009

Tempo di 5x1000



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Infiltrazioni mafiose

Credo che in qualsiasi parte d'Italia, e per certi aspetti d'Europa e del mondo dove ci sono enormi investimenti c'è il rischio di infiltrazioni mafiose o malavitose. È doveroso vigilare e non ho dubbi che le istituzioni saranno all'altezza.
Gianfranco Fini,
qualche dubbio io l'avrei

Obama e la mano troppo tesa

A dialogare, più o meno apertamente, ci provano tutti. Ci hanno sempre provato e, più o meno apertamente, ci proveranno sempre. Sono però d'accordo con Venturini quando lascia intendere che Obama si sta spingendo troppo in là...

Barack Obama l’ave­va detto: la mia sarà la politica della ma­no tesa. Bene, per­ché l’approccio ideologico e non dialogante di George Bu­sh aveva creato più problemi di quanti ne avesse risolti. Ma anche la politica della ma­no tesa ha un punto debole: occorre che la controparte l’accetti davvero, che esista­no tra i contraenti traguardi condivisi e flessibilità sul mo­do di raggiungerli. Altrimen­ti, la mano tesa può diventa­re sinonimo di debolezza. Può lasciare spazio a sapienti finzioni e a trappole micidia­li. Obama corre questo tipo di rischi? La risposta è sì, an­che se occorre sperare che si tratti di rischi calcolati.

Cominciamo dall’eccezio­ne che conferma la regola. Obama non aveva teso la ma­no alla Corea del Nord. La cu­pa dittatura di Pyongyang ha allora bussato alla porta del­la Casa Bianca con il lancio di un nuovo missile, e, visto il modesto esito dell’impresa, ieri ha sollecitato l’attenzio­ne del Presidente Usa ria­prendo il contenzioso nuclea­re e dando un calcio al tavolo dei negoziati. Domanda: si sa­rebbero comportati allo stes­so modo, i nordcoreani, se non avessero calcolato che Obama deve difendere la coe­renza della sua politica del sorriso?

L’America di Obama ha fat­to del conflitto afghano la sua priorità. Entro pochi me­si arriveranno sul terreno 21 mila nuovi soldati Usa. Il raf­forzamento dello strumento militare, nella strategia di Obama, è funzionale alla di­struzione di Al Qaeda e in contemporanea alla indivi­duazione di una pragmatica exit strategy. Per facilitare le cose si è pensato di tendere la mano ai talebani «modera­ti » cercando di dividerli da quelli più intransigenti. L’idea non è inedita, il gene­rale Petraeus l’ha collaudata in Iraq con i sunniti, e in Af­ghanistan come altrove è giu­sto parlare con tutti a comin­ciare dai nemici (in modo di­retto o indiretto lo fanno, ap­punto, tutti). Peccato che l’Af­ghanistan non sia l’Iraq, e che i talebani non siano le ve­nali bande sunnite della pro­vincia di Anbar. Peccato che per le forze occidentali la guerra butti male. Peccato che i talebani non abbiano in­centivi al dialogo (semmai l’incentivo sta dalla parte del traffico di oppio). Il piano del bastone e della carota, in­somma, rischia di cadere nel vuoto. E nel frattempo il Paki­stan potrebbe andare in pez­zi.

Obama ha teso la mano, soprattutto, all’Iran. Accenti di disponibilità, coinvolgi­menti diplomatici, segnali non troppo invadenti in vista delle elezioni di giugno (con la speranza non dichiarata che Ahmadinejad le perda), e infine una proposta nego­ziale in bella forma. Teheran ha accettato. Ma nel contem­po ha precisato che i pro­grammi nucleari prosegui­ranno, al pari di quelli balisti­ci. E nulla ha detto delle sue influenze armate in Medio Oriente. Il rischio è ovvio: che l’Iran incassi le conces­sioni promesse ma non dia nulla in cambio. Secondo il New York Times gli Usa e l’Europa potrebbero trattare con Teheran senza più esige­re la preventiva sospensione dell’arricchimento dell’ura­nio. Sarebbe una scommessa ulteriore. Forse capace di mandare in archivio l’opzio­ne militare, forse vincente malgrado gli scontati e fon­dati timori di Israele, forse in grado di orientare favorevol­mente l’esito elettorale. For­se. Ma se la scommessa inve­ce non funzionasse? Obama rischia di trovarsi alla fine senza più opzioni salvo quel­la militare che voleva seppel­lire.

Ne dobbiamo concludere che Obama sbaglia, quando tende la mano? No di certo. Ma dobbiamo, questo sì, au­gurargli moltissima fortuna, perché ne avrà e ne avremo bisogno.

Franco Venturini
(C) Corriere della Sera

Questione di sperma

Negli ultimi giorni, mi hanno colpito due notizie. Entrambe hanno per protagonista un campione di sperma. Nel primo caso siamo in Texas: un ragazzo di 21 anni viene ucciso in una rissa; la madre fa prelevare dal cadavere un campione di sperma, ed ora cerca una donna che lo accolga: "Alleverò io il figlio di Nikolas nella sua memoria. Nikolas mi aveva persino detto che nome voleva dargli". Protagonista della seconda storia è invece Chris Biblis: malato di leucemia, 22 anni fa ha congelato il proprio seme; oggi ha una bambina, Stella, e ha battuto ogni record: 22 anni di crioconservazione.

12 aprile 2009

Semplicemente indecente

L'unica cosa stonata in questa tragedia è una trasmissione televisiva, sapete benissimo quale. Quella trasmissione è stata semplicemente indecente. Non si può speculare sulla tragedia, come qualcuno ha fatto per trarre vantaggio per la sua audience.
Gianfranco Fini,
parole sante

11 aprile 2009

Io amo Aldo Grasso

Ieri, parlando della seconda serie di "Gossip Girl": "Sul web circola la voce che Barack Obama segua Gossip Girl: «President Obama watches Gossip Girl». Non so se sia una leggenda metropolitana (ma il presidente ha dichiarato di far parte del «HBO circle», di seguire come tutte le persone intelligenti le serie d' autore). Gossip Girl è anche una acuta analisi sociologica in forma di racconto: con il pretesto di raccontare la vita scolastica e sociale di un gruppo di adolescenti di Manhattan, precisamente dell' Upper East Side, la serie ideata da Josh Schwartz e basata sui romanzi di Cecily von Ziegesar, è di rara spietatezza".

Oggi, parlando di "Annozero": "Di fronte a una simile tragedia, ma soprattutto di fronte al meraviglioso e commovente impegno dei Vigili del fuoco, dei volontari, della Protezione civile, dei militari, di tutte le organizzazioni che hanno passato notti insonni per salvare il salvabile, Santoro si è sentito in dovere di metterci in guardia dalla speculazione incombente, di seminare zizzania con i morti ancora sotto le macerie, di descrivere l’Italia come il solito Paese di furbi, incapaci di rispettare ogni legge scritta e morale. Santoro la chiama libertà d’informazione. Esistono gli abusi edilizi, ma forse anche gli abusi di libertà".

Quattro impegni da onorare

Questo nostro Pae­se è in debito con Francesco, Ludovi­ca, Andrea e gli al­tri bambini sepolti ieri, con tutti quei padri e ma­dri e nonni e fratelli, nella dura terra abruzzese. Deve onorare, mentre si asciu­ga le lacrime di una ceri­monia funebre che toglie­va il fiato con quei giocat­toli posati su piccole bare bianche, una serie di impe­gni. Il primo, su cui ha già speso la sua parola il pre­mier, è la massima traspa­renza. Si sa come andò, purtroppo, in Irpinia. I co­muni terremotati iniziali erano 36: diventarono 687. Le case distrutte o danneggiate poco più di 28 mila: diventarono 474.583. Col risultato che quei soldi distribuiti dall'alto, a pioggia, per motivi mas­sicciamente clientelari, fi­nirono troppo spesso ai furbi e non ai bisognosi. Alla larga. Meglio il model­lo voluto dai friulani: dele­ga dello Stato alla Regio­ne, della Regione ai Comu­ni, dei Comuni alle fami­glie. Un antipasto di fede­ralismo che funzionò al punto che Manzano votò una delibera per dire: gra­zie, ma non abbiamo avu­to danni, concentrate gli aiuti dandoli a chi ne ha bi­sogno.

Secondo impegno: mas­sima semplicità burocrati­ca. I terremotati dell'Um­bria, nel '98, si ritrovaro­no alle prese con testi da delirio: «Le graduatorie di cui al comma 1 sono for­mate con l'utilizzazione degli indicatori di cui al­l’art. 6, comma 4, lettera a), numeri 1, 2, 3...». Inac­cettabile, per chi già ha perso tutto. Il che non vuol dire che a chi ha per­so tutto, come è già suc­cesso, sia consentito (in deroga) tutto. Le regole devono essere poche e chiare, ma regole: non un mattone, non una trave, non un coppo possono es­sere più posati senza il ri­spetto di criteri anti-sismi­ci. Berlusconi è un uomo che ama le sfide temera­rie? Eccone una: fare della ricostruzione dell'Abruzzo (e l'idea degli incentivi a chi adegua la propria casa ai criteri di sicurezza va in questo senso) un modello di come una catastrofe possa essere ribaltata in una formidabile occasione di rilancio, di risanamento di un territorio a rischio, di ottimismo. Di rinasci­mento del patrimonio arti­stico e architettonico.

Terzo impegno, ascoltare le popolazioni colpite. Come ricorda Luciano Di Sopra, che calcolò i danni e stese il piano di ricostruzione dopo il sisma, anche nel ’76 l’idea iniziale era di costruire «new town» tra Udine e Pordenone. E ci fu chi propose di coprire con una cupola le macerie del duomo di Venzone per farne un «monumento del ricordo» come le macerie di Gibellina erano state coperte da una colata di cemento bianco. La gente disse no, raccolse le 7650 pietre, le numerò e rimise in piedi il «suo» duomo: com’era e dov’era. L’antica Gemona, spendendo un 20% in più che a farla nuova, fu consolidata in chiave anti-sismica e i vecchi ci si riconoscono. Nella nuova Gibellina, costruita a 18 km di distanza su un acquitrino dei cugini Salvo, i vecchi maledicono le stramberie di calcestruzzo di chi ideò case e piazze metafisiche senza immaginare un Bar sport.

Ultimo impegno: ricordare. Non tagliare del 30% i finanziamenti ai Vigili del fuoco appena si sarà posata la polvere del sisma, non accettare che le inchieste su certi crolli si trascinino all’infinito per finire in prescrizione, non rinviare mai più il varo di una legge che aiuti il rilancio dell’edilizia in un quadro di norme chiare, che non possono essere rigide o lassiste a seconda di come tira il vento. Questo è il rispetto per i morti di ieri: ricordarsene domani.

Gian Antonio Stella
(C) Corriere della Sera

Meglio il legno

Meglio il legno. Che è un materiale leggero, flessibile, riciclabile, rinnovabi­le, sicuro. Si tagliano gli alberi per co­struire quelle case temporanee e se ne piantano tre volte tanti. E quando, dopo quattro o cinque anni, si buttano giù le case, al loro posto si fa nascere un bo­sco e si ricicla il legno usato. Si lavora, insomma, sulla natura. Meglio dimenti­carsi quel cemento armato che rende tutto meno elastico e più vulnerabile.
Renzo Piano,
mattoni o cemento armato?

10 aprile 2009

That he opposed two years ago

President Barack Obama asked Congress on Thursday for $83.4 billion for U.S. military and diplomatic operations in Iraq and Afghanistan, pressing for special troop funding that he opposed two years ago when he was senator and George W. Bush was president.

Briciole

L'inedito che Noemi avrebbe dovuto cantare a X-Factor. S'intitola "Briciole", è molto bello e RTL l'ha passato in anteprima:

Un sisma di 130 anni fa, ma così simile a questo

Caro direttore,
per motivi di studio sto passando in rassegna le prime annate del Corriere della Sera. Caso vuole che proprio in questi giorni mi sia imbattuto in una serie di articoli datati 1878: a scrivere un grande collaboratore della testata milanese, Luigi Capuana. Tema: una scia di terremoti che per mesi tiene con il fiato sospeso la provincia di Catania. Con la mente ancora impregnata delle devastanti immagini che giungono dall’Abruzzo, così come delle polemiche su predizione e prevenzione, mi immergo nella lettura di fatti che appaiono (erroneamente) lontani anni luce. Nello spazio riservato alle “Lettere telegrafiche”, il Corriere della Sera del 5-6 ottobre 1878 riporta questo dispaccio da Mineo (Catania): « Dal tocco e 35 dopo mezzanotte fino alle 5 di stamattina, si fecero sentire quattro scosse di terremoto. Due di esse furono fortissime, sicchè molti edifizi ne vennero danneggiati. Per fortuna, non si ha da lamentare alcun danno di persone. La popolazione è profondamente costernata». L’episodio sembra circoscritto, eppure è qui che comincia il terrore.

Qualche giorno dopo (25-26 ottobre 1878), il giornale pubblica una corrispondenza da Mineo (l’articolo non è firmato, ma l’attribuzione a Capuana è ormai certa). «Dal giorno 4 fin oggi si può dire che le scosse di terremoto non sian cessate un momento. Sono leggiere, inoffensive; però il timore che possano aumentare d’intensità e raddoppiare i danni della prima scossa del 3, tiene gli animi in uno stato più facile ad essere immaginato che descritto». I danni agli edifici, scrive Capuana, sono sensibilissimi: pare anzi un vero miracolo che la maggior parte delle nostre case sia rimasta in piedi.

Anche 130 anni fa qualcuno cerca di prevedere le scosse. Racconta Capuana, in passo d’incredibile attualità: «Un almanacco segnava terremoti all’entrar della luna piena. In altre occasioni tale previsione sarebbe passata inosservata; ma ora l’almanacco assumeva un’importanza di attualità, che il caso ha confermato. Alle 11 e mezzo di quel giorno scosse ripresero col solito rombo». E come oggi, anche 130 anni fa la scienza si mostra impotente di fronte al sisma: «Il prefetto della provincia mandò allora il prof. Bolthsauser, presidente del Liceo di Catania, per studiare il fenomeno; ma il dotto professore potè dir poco o nulla sulla origine e sulla natura di questi maledetti rombi che fan tanto temere».

Per qualche settimana, la situazione sembra essersi calmata. Poi si avvicina il Natale e la natura si risveglia, improvvisamente. 14-15 dicembre 1878, Capuana annuncia nuove scosse che sorprendono i paesani riuniti in Chiesa: «Le prime due scosse non erano state intese da tutti. Alla terza, la folla si riversò urlando per uscire, con la cieca furia del terrore che dissenta gli animi in tali circostanze. Gli scranni che furono rovesciati servirono d’inciampo agli altri: bentosto un monte di caduti rese impossibile ogni uscita. Le grida, la confusione divennero immense». I morti sono due: «Furono estratte, cadaveri orrendamente deformati, due donne del popolo, Marianna Bellino di anni 22, e Maria Raia di anni 60. La Bellino era quasi ignuda, irriconoscibile!. Ancora una volta, fa capolino l’incubo del futuro. Un triste presentimento indica l’11 del gennaio, anniversario di un terribile terremoto del 1693, ripetutosi lo stesso giorno del 1848, come il giorno probabile di luttuosissime scene. Un caso, certo, ma entro questa atmosfera di terrore si diviene facilmente superstiziosi».

Da questi eventi, incredibilmente attuali, sono passati molti decenni. Oggi come allora, i terremoti non si possono prevedere. Dal 1878, l’edilizia ha fatto passi da gigante. E se come lei scrive è proprio degli italiani un certo scetticismo nei confronti della tecnica, un fatalismo di fondo, è bene che questo fatalismo venga lasciato alle spalle. Perché se non possiamo mettere fine alle scosse di terremoto, con la più moderna ingegneria antisismica possiamo dare un taglio alla paura. La stessa paura di 130 anni fa.

Il Riformista

Votare per l'Europa. E sentirsi fessi

Ieri Beppe Severgnini ha scritto parole molto chiare sulle elezioni europee: sono una farsa, a destra e a sinistra.

Forse rassegnato, certo allibito, vagamente nau­seato. Fesso, no. Non voterò alle Europee il 7 giugno. Se le elezioni per il Parlamento nazio­nale sono state un'umiliazione — liste blocca­te, nostro compito era ratificare le nomine dei partiti — quelle per l'Europarlamento s'annunciano co­me una provocazione.

Dico, avete visto chi vogliono candidare? Vecchi delusi, giovani amiche, soliti trombati, parenti invadenti, ex po­tenti indigenti, funzionari sconosciuti. I ristoranti di Stra­sburgo e Bruxelles li aspettano a braccia aperte: ammesso che ci vadano, una volta eletti. I siti lo scrivono, i giornali lo riportano, le radio ne accennano. Ma davanti ai foto­grammi dall'Abruzzo — diciamolo — chi ha voglia di di­scutere l'opportunità della candidatura Mastella?

Così Clemente sarà nelle liste Pdl, segno e simbolo del nuovo. E chi s'azzarda a dire che hanno voluto saldare il debito per aver silurato Prodi — tuona l'interessato — «è un farabutto!». Il partito, com'è noto, sarà guidato ovun­que da Silvio Berlusconi — sebbene la carica di eurodepu­tato sia incompatibile con l'incarico di governo. Ma se qualcuno avesse il coraggio d'affermare che il partito non guarda avanti, ecco Barbara Matera, 28 anni, scelta perso­nalmente dal leader (curriculum: finalista a Miss Italia, annunciatrice Rai, «letteronza» a Mai dire gol, «lettera­ta » in Chiambretti c'è, inteprete di Carabinieri 7 e «patti­natrice vip» a Notti sul ghiaccio). A Strasburgo se la vedrà con la coetanea Ele­na Basescu, bella figliola del presidente della Roma­nia, Traian Basescu. La ra­gazza ha competenze incer­te, ma splendide foto. Me­morabile quella sopra un cavallo deceduto o molto stanco ( http://www.clau­d iocaprara.it /post/2214328.html).

A sinistra Dario Franceschini tuona contro le scelte del­la maggioranza e assicura: «Noi manderemo a Strasburgo solo persone autorevoli che ci resteranno per tutto il man­dato! ». Bene: allora non si capisce perché candidano Bas­solino (sicuri sia autorevole?) e Cofferati (non voleva la­sciare la politica per la famiglia?). E gli alleati? Si presenta Di Pietro (la carica di eurodeputato è incompatibile con quella di deputato nazionale) e si presenta Vendola (ma non è il governatore della Puglia?).

Diciamolo: in fondo la scelta di Berlusconi di candidar­si ovunque — pur sapendo che all'Europarlamento non metterà mai piede — è sfacciatamente sincera. Vuol dire: «Queste elezioni non contano un fico secco, sono soltan­to un sondaggio ufficiale dell'elettorato. E poiché ai son­daggi tengo, voglio esserci». L'entusiasmo del 1979 — primo Parlamento europeo a elezione diretta — lascia il posto a questa commedia. Non in tutti i Paesi accade: pensate che qui e là, in campa­gna elettorale, parleranno di Unione Europea e poi elegge­ranno gente che, a Strasburgo e Bruxelles, ci andrà. E noi? Non capisco perché dobbiamo prestarci a questo gioco. Anzi, lo capisco. Siamo la plebe democratica e fanno di noi ciò che vogliono. Vuoi vedere che un po' fessi siamo davvero?

Beppe Severgnini
(C) Corriere della Sera

Referendum, qualcosa si muove?

La questione del referendum è nota. Per riassumere: la Lega è fortemente contraria - in quanto il premio di maggioranza passerebbe al partito e non più alla coalizione vincitrice - e dunque vuole costringerci a votare la domenica dopo le europee. Risultato: non si raggiungerà il quorum e butteremo 400 milioni di euro.

La novità è che Berlusconi, dopo il sisma abruzzese, sta cercando di far ragionare gli alleati nordisti. Scrive Massimo Franco sul "Corriere della Sera": "Il capo del governo ha ammesso che l’idea del Pd di votare nello stesso giorno per le elezioni amministrative e per il referendum è «degna di approfondimento »; e che ne discuterà il prossimo Consiglio dei ministri. Significherebbe risparmiare oltre 400 milioni di euro, da destinare all’emergenza del terremoto in Abruzzo; ma anche fare infuriare la Lega". Spinge il Cav. in questa direzione anche "il Foglio".

Senza sisma, buttare 400 milioni per un capriccio della Lega sarebbe stato uno schifo. Con il sisma, buttare 400 milioni che potremmo dirottare in Abruzzo sarebbe semplicemente insostenibile per tutti gli italiani.

La C di Centro maiuscola

Questo bipolarismo è finito. L’elettorato non è bipolare, ma tripo­lare: diviso non tra destra e sinistra ma tra progressisti, moderati e popu­listi. Si tratta di unire progressisti e moderati, in un patto che non potrà includere né la Lega da una parte, né Di Pietro e i comunisti dall’altra. Dob­biamo costruire un nuovo Centro-si­nistra: con la C di Centro maiuscola. Con un terzo dei voti non si vince: è evidente che dobbiamo rispacchetta­re tutto. Il Pd, così com’è, è condan­nato alla sconfitta: non a caso, come ha fatto notare per primo Marc La­zar, il suo insediamento elettorale coincide in modo impressionante con quello del Pci di trent’anni fa. Si tratta di andare oltre questo Pd, e an­che oltre l’alleanza con Casini. Uscire dalla riserva indiana dei perdenti, e cambiare il sistema.
Enrico Letta,
dal suo nuovo libro

Quell’Italia che ce la fa

Ferruccio De Bortoli torna alla direzione del "Corriere della Sera". Qui il video dell'insediamento. Questo invece è l'editoriale di oggi:

Nei momenti di dolore colletti­vo si scoprono immagini inde­lebili di solidarietà, effi­cienza e unità d’intenti del nostro Paese. Due su tutte: la dignità e la com­postezza di chi ha perdu­to sotto le macerie un fa­miliare, la generosità di tanti volontari anonimi. In realtà, non dovremmo assolutamente sorpren­derci, come facciamo in questi giorni. Il Paese non si trasforma, non si scopre diverso. Mostra so­lo alcune delle sue tante qualità. Lo spirito italia­no, quello vero, è ben de­scritto dagli inviati del Corriere. E ci si accorge che l’informazione è uti­le, necessaria. Non do­vremmo stupircene. Insie­me alle notizie circolano i sentimenti, le emozioni. Ci si sente tutti parte di una comunità. Ma i me­dia non svolgerebbero fi­no in fondo il proprio compito se non denun­ciassero le tante incurie, le leggi inapplicate, le co­struzioni colpevolmente fuori norma. E se non continuassero, anche quando l’emergenza sarà finita, a diffondere quella cultura della prevenzione e della manutenzione che misura il nostro livello di civiltà.

Basta l’esempio di que­sti giorni drammatici per descrivere la funzione pubblica di un buon gior­nale. Su carta e online. Onesto, serio e costrutti­vo. Com’è il Corriere della Sera, un’autentica istitu­zione di garanzia del Pae­se, che da oggi sarà firma­to da chi scrive. L’impe­gno con i lettori, in estre­ma sintesi, è proprio que­sto. Il nostro è un giorna­le aperto. Nel quale le idee si confrontano e si ri­spettano. Ma noi siamo dei moderati, sottolineo moderati, orgogliosi del­la nostra tradizione. E del­la nostra indipendenza. Un giornale aperto è il luogo dell’incontro profi­cuo tra laici e cattolici. Il luogo della tolleranza e della ragione. Dove si ten­ta di costruire, piuttosto che distruggere. Che sta dalla parte del Paese. Non contro. E ambisce a rap­presentare quell’Italia che ce la fa, come quella di questi giorni di passio­ne in Abruzzo. Consape­vole dei suoi mezzi. Che produce, investe, studia; si rimbocca le maniche ed è orgogliosa di quello che crea. E va non solo in­formata correttamente ma anche rappresentata. Difesa. Un giornale mo­derno è anche uno spec­chio dell’identità di chi lo legge.

Il Corriere giudica sui fatti (e qualche volta può sbagliarsi), ma non sta pregiudizialmente con nessuno. Se fosse stato sempre al servizio di qual­cuno (anche dei suoi azio­nisti) non avrebbe mai po­tuto svolgere il ruolo sto­rico che gli è proprio. Non avrebbe mai potuto anticipare gran parte del­le scelte di civiltà e pro­gresso del Paese, le aper­ture all’Europa, al libero mercato. Paolo Mieli, a cui succedo per la secon­da volta, questi valori li ha conservati in una fase difficile nel rapporto fra informazione e potere. Gli va reso merito. Mieli continuerà a scrivere sul suo giornale.

Qui mi fermo. E cam­bio registro. Vorrei tratta­re in breve due temi. Pri­mo: perché un’informa­zione libera, indipenden­te e responsabile fa bene alla democrazia? Non è una domanda retorica.
Senza un'opinione pubblica consapevole e avvertita un Paese non è soltanto meno libero, ma è più ingiusto e cresce di meno. Il cittadino ha pochi strumenti affidabili per decidere, non solo per chi votare, ma anche nella vita di tutti i giorni. La sua classe dirigente fatica a individuare le priorità, lo stesso governo (come avviene nelle aziende in cui tutti dicono di sì al capo) seleziona più difficilmente le buone misure distinguendole da quelle che non lo sono. Il consumatore è meno protetto, il risparmiatore più insidiato. Lo spazio pubblico è dominato dall'inutile e dall'effimero.

Si discute molto, e a ragione, sugli eccessi dell'informazione. Che ci sono, e gravi. Di cui anche noi portiamo le nostre colpe. Si discute poco sui costi della non informazione. Dove c'è opacità il merito non è riconosciuto; quando c'è poca trasparenza le aziende e i professionisti migliori sono penalizzati, i lavoratori onesti posti ai margini, i talenti esclusi. I diritti calpestati. La qualità della cittadinanza modesta.

Colpisce che spesso la classe dirigente italiana, non solo quella politica, consideri l'informazione un male necessario. E sottostimi il ruolo di una stampa autorevole e indipendente. Tutti l'apprezzano e la invocano quando i giornalisti si occupano degli altri, degli avversari e dei concorrenti. Altrimenti la detestano e la sospettano.

Molti confondono l'informazione con la comunicazione di parte o la considerano la prosecuzione della pubblicità con altri mezzi. Una classe dirigente che non riconosce il ruolo di garanzia dell'informazione dimostra una scarsa maturità e una discreta miopia. La leadership nei processi globali, in particolare in questi momenti di profonda inquietudine e disorientamento, è fatta di informazioni corrette, tempestive e credibili. Il dibattito vero fa emergere le politiche migliori, quello falso o reticente solo quelle che appaiono in superficie le più percorribili e all'apparenza le meno costose. Insomma, con i cantori a pagamento e gli spin doctors improvvisati non si va da nessuna parte.

Il secondo tema che vorrei trattare riguarda l'utilità dei giornali. Vivono una crisi profonda, questo è vero. Ma non sono mai stati così letti. Sulla carta e online. Ci sarà una ragione se un navigatore che vuole un'informazione credibile accede più facilmente al sito di una testata storica. La Rete è una grande piazza democratica ma il confine fra vero e falso, effimero e sostanziale, lecito e illecito è assai sottile. E poi c'è un'altra ragione. Guardatevi intorno: quali sono i simboli che vi ricordano tradizione, appartenenza, storia della vostra comunità? Sono pochi, pochissimi.

Un'alluvione di marchi e format globali. In strada, in tv e nella Rete. Persino la vostra squadra del cuore parla una lingua diversa. A volte capita che solo in edicola e in libreria si abbia la certezza di trovarsi nel proprio Paese. Con il suo giornale un lettore si sente sempre a casa. A suo agio. Con uno strumento (anche di lavoro) affidabile per interpretare realtà complesse.

Sentirsi parte attiva di una comunità ed essere contemporaneamente cittadino del mondo. Ecco perché un buon giornale cambierà, si trasformerà, si integrerà di più con Internet, ma resterà sempre un pezzo insostituibile della nostra identità nazionale, l'anima e la ragione per la quale stiamo insieme. Il Corriere racconta e dà voce all'Italia che ce la fa. L'Italia migliore, quella che abbiamo visto all'opera in questi giorni di lutto e solidarietà nazionale. E se le nascondesse difetti e limiti finirebbe per amarla di meno. Il che non è nemmeno pensabile.

Ferruccio De Bortoli
(C) Corriere della Sera

Economist, Berlusconi promosso a metà

"Economist" promuove Berlusconi: "Disasters can make or break politicians, as Rudy Giuliani and George Bush could both testify. Mr Berlusconi’s initial reaction was both vigorous and sure-footed. He cancelled a trip to Moscow, rushed to the area and toured it in a helicopter. A day later, he returned to announce the dispatch of 14,500 tents for the homeless". Unici nei, sempre secondo il settimanale inglese, la gaffe sul campeggio e l'iniziale rifiuto degli aiuti internazionali: "But then he made an ill-judged quip that those huddling in tent cities should think of themselves as being on a 'weekend of camping'. He also declined offers of foreign help, insisting that Italians were a 'proud people' and prosperous".

Duecentottantasette

1 Abdija Nurije 1968 F
2 Airulai Alena 07/02/1998 F
3 Alessandri Carmine 55/65 anni M
4 Alloggia Silvana 09/11/1942 F
5 Alviani Marco 11/08/1967 M
6 Andreassi Irma 27/09/1936 F
7 Andreassi Maria Antonella 03/11/1958 F
8 Andreassi Loreto 22/04/1931 M
9 Antonacci Giuseppa 31/01/1924 F
10 Antonini Giusy 09/07/1984 F
11 Antonini Maurizio 02/03/1971 M
12 Antonini Genny 17/11/1986 F
13 Antonini Stefano 11/08/1999 M
14 Antonucci Maria Assunta 16/09/1947 F
15 Bafile Vittorio 22/02/1928 M
16 Balassone Silvana 17/07/1936 F
17 Basile Anna 24/11/1960 F
18 Bassi Agata 06/12/1940 F
19 Battista Ines 31/01/1933 F
20 Battista Martina Benedetta 14/08/1987 F
21 Belfatto Angela 02/10/1919 F
22 Berardi Achille F
23 Bernardi Maria 16/06/1949 F
24 Bernardi Gaetano 26/10/1928 M
25 Bernardini Giovanna 28/09/1978 F
26 Berti Valentina 11/02/1975 F
27 Bianchi Nicola 08/08/1986 M
28 Biasini Giovanni 1946 M
29 Biondi Elisabetta 19/07/1936 F
30 Bobu Darinca Mirandoli 29/09/1973 F
31 Bonanni Anna Bernardina 16/11/1936 F
32 Bortoletti Daniela 09/01/1987 F
33 Bronico Sara 06/07/1997 F
34 Brunelli Giulio 10/01/1937 M
35 Bruno Filippo Maria 10/11/1992 F
36 Bruno Berardino 23/04/1982 M
37 Brusco Luisa 28/02/1913 F
38 Calvi Bolognese Angela 04/05/1976 F
39 Calvisi Maria 31/05/1926 F
40 Calvitti Massimo 08/06/1959 M
41 Canu Antonika 27/01/1931 F
42 Capasso Iolanda 15/02/1963 F
43 Capuano Luciana Pia 25/07/1989 F
44 Carletto Lidia 30/01/1933 F
45Carli Anna Maria 18/01/1944 F
46 Carli Augusto 03/01/1931 M
47 Carnevale Giulia 10/07/1986 F
48 Carosi Claudia 25/05/1979 F
49 Carpente Giovannino 01/01/1953 M
50 Cellini Luigi 17/11/1993 M
51 Centi Ludovica 28/09/2008 F
52 Centi Antonio 21/06/1947 M
53 Centi Pizzutilli Rocco M
54 Centofanti Davide 12/09/1989 M
55 Cepparulo Teresa 08/05/1948 F
56 Cervo Francesca 06/08/1945 F
57 Chernova Marija 07/01/2001 F
58 Chiarelli Achille 17/07/1934 M
59 Cialone Katia 09/06/1975 F
60 Ciancarella Elvezia 13/12/1958 F
61 Cicchetti Adalgisa 08/05/1932 F
62 Cimini Anna 27/04/1928 F
63 Cimorroni Concetta 28/11/1945 F
64 Cinì Lorenzo 01/06/1986 M
65 Cinque Matteo 05/08/1999 M
66 Cinque Davide 22/10/1997 M
67 Ciocca Elena 03/10/1919 F
68 Ciolfi Loris M
69 Ciolli Danilo 25/10/1983 M
70 Cirella Chiarina 16/04/1921 F
71 Ciuffini Dario 16/04/1983 M
72 Ciuffini Nadia 21/09/1952 F
73 Ciuffoletti Fernanda 09/03/1919 F
74 Cocco Anna 15/08/1928 F
75 Colaianni Ada Emma 11/12/1926 F
76 Colaianni Antonina 30/09/1926 F
77 Colaianni Daniele 1933 M
78 Colaianni Elisa 10/10/1933 F
79 Compagni Giovanni 11/03/1982 M
80 Cora Alessandra 08/01/1986 F
81 Corridore Rocco 05/04/1946 M
82 Cosenza Giovanni 20/12/1926 M
83 Costantini Luigia 07/01/1932 F
84 Cristiani Armando 24 anni M
85 Cruciano Angela Antonia 13/06/1987 F
86 Cupillari Andrea 11/01/1978 M
87 Dal Brollo Alice 24/12/1988 F
88 Damiani Giovanna 04/04/1923 F
89 D'amore Osvaldo 22/05/1951 M
90 D'Andrea Vinicio 14/06/1926 M
91 D'Antonio Giannina 60/70 anni F
92 De Angelis Lisa 03/02/1939 F
93 De Angelis Jenny 18/03/1983 F
94 De Felice Fabio 09/08/1987 M
95 De Felice Antonio 14/01/1966 M
96 De Felice Alexandro 30/01/2005 M
97 De Felice Lorenzo 14/01/2006 M
98 De Iulis Luigi 05/02/1927 M
99 De La Cruz Cursina Roberta 04/02/1952 F
100 De Nuntiis Maria Giuseppa 01/01/1925 F
101 De Paolis Anna Maria 17/04/1949 F
102 De Santis Angelina 20/04/1927 F
103 De Vecchis Panfilo 25/10/1922 M
104 De Vecchis Sara 01/02/1987 F
105 De Vecchis Pasquale 12/12/1938 M
106 Del Beato Maria Laura 08/03/1933 F
107 Del Beato Marisa 04/07/1935 F
108 Deli Serafina 18/11/1925 F
109 Della Loggia Lorenzo 02/12/1983 M
110 D'Ercole Alfredo 17/05/1942 M
111 D'Ercole Simona 23/05/1979 F
112 Di Battista Giuliana 04/03/1932 F
113 Di Cesare Luca 50 anni M
114 Di Filippo Rosina 26/02/1924 F
115 Di Giacobbe Maria 01/11/1947 F
116 Di Marco Stefania 12/02/1952 F
117 Di Marco Paolo 30/03/1987 M
118 Di Pasquale Alessio 14/10/1988 M
119 Di Pasquale Alessia 10/08/1986 F
120 Di Silvestre Gabriele 10/08/1989 M
121 Di Simone Alessio 13/09/1984 M
122 Di Stefano Domenica 23/01/1943 F
123 Di Stefano Odolinda 05/07/1937 F
124 Di Vincenzo Caterina 55/65 anni F
125 D'Ignazio Assunta 11/11/1937 F
126 Dottore Corrado 03/04/1963 M
127 El Sajet Boshti 09/12/2005 M
128 Elleboro Liliana 17/02/1933 F
129 Enesoiu Adriana 11/05/1961 F
130 Esposito Andrea 12/04/2006 M
131 Esposito Francesco Maria 16/02/1985 M
132 Fabi Domenica 12/02/1934 F
133 Ferella Delia Solidea 05/05/1928 F
134 Ferrauto Filippo 19/04/1932 M
135 Fioravanti Claudio 28/03/1943 M
136 Fiorentini Liliana 12/07/1931 F
137 Fiorenza Elpidio 26/10/1983 M
138 Franco Rosalba F
139 Fratì Mauran 13/01/1997 F
140 Gasperini Wilma 29/08/1926 F
141 Germinelli Giuseppina 2002 F
142 Germinelli Chiara 1998 F
143 Germinelli Micaela 16/08/1995 F
144 Germinelli Rosa 29/03/1992 F
145 Ghiroceanu Laurentiu Costant 19/12/1968 M
146 Ghiroceanu Antonio Ioavan 12/11/2008 M
147 Giallonardo Aurelio 16/06/1930 M
148 Giannangeli Salvatore 25/09/1934 M
149 Giannangeli Vincenzo 09/10/1973 M
150 Giannangeli Riccardo 13/05/1977 M
151 Gioia Piervincenzo 07/06/1963 M
152 Giugno Luigi 01/08/1974 M
153 Giugno Francesco 20/09/2007 M
154 Giustiniani Armando 30/04/1916 M
155 Grec Kristina o Marina 3-5 anni F
156 Guercioni Alberto 16/08/1973 M
157 Hasani Demal 15/12/1967 M
158 Hasani Refik 01/05/1965 M
159 Husein Hamade 28/07/1987 M
160 Ianni Franca 17/03/1948 F
161 Iavagnilio Michele 20/09/1983 M
162 Iberis Maria Incoronata 02/04/1927 F
163 Innocenzi Pierina 03/09/1952 F
164 Iovine Carmelina 15/12/1986 F
165 Italia Giuseppe 02/08/1963 M
166 Koufolias Vassilis 08/09/1981 M
167 Lannutti Ivana 03/07/1986 F
168 Leonetti Maria 21/03/1928 F
169 Liberati Vezio 12/06/1946 M
170 Liberati Vincenzo 06/11/1941 M
171 Lippi Giovanna 01/01/1955 F
172 Lippi Giuseppe 03/12/1918 M
173 Lisi Pasqualina 03/03/1950 F
174 Longhi Laura 10/05/1935 F
175 Lopardi Lidia 18/03/1917 F
176 Lunari Luca 15/03/1989 M
177 Magno Ada 05/10/1916 F
178 Marchione Francesca 08/08/1984 F
179 Marcotullio Elide 11/02/1939 F
180 Marcotullio Maria 06/11/1939 F
181 Marcotullio Bruno 13/05/1942 M
182 Marotta Carmine 13/01/1962 M
183 Marrone Maria Gilda 24/07/1920 F
184 Marrone Lina Loreta 15/04/1927 F
185 Marrone Maria Fina 29/10/1923 F
186 Marzolo Giuseppe 11/04/1976 M
187 Massimino Patrizia 19/08/1954 F
188 Mastracci Luana 05/12/1961 F
189 Mastropietro Luisa 16/01/1935 F
190 Mazzarella Anna 06/09/1929 F
191 Mazzeschi Valeria 23/09/1924 F
192 Miconi Giuseppe 19/03/1920
193 Migliarini Roberto 06/12/1966 M
194 Mignano Maria Civita 20/08/1984 F
195 Milani Francesca 10/01/2000 F
196 Monti Vicentini Erminia 11/11/1945 F
197 Moscardelli Federica 19/04/1984 F
198 Muntean Silviu Daniel 22/11/2002 M
199 Muzi Liberio 26/04/1920 M
200 Muzi Lucilla 13/12/1961 F
201 Nardis Cesira Pietrina 03/04/1934 F
202 Natale Maurizio 07/12/1987 M
203 Negrini Vincenza 25/02/1929 F
204 Nouzovsky Ondrey 25/05/1991 M
205 Olivieri Francesca 03/08/1986 F
206 Olivieri Francesco 19/02/1951 M
207 Orlandi Argenis Valentina 01/01/1986 F
208 Osmani Valbona 13/04/1996 F
209 Pacini Arianna 30/07/1982 F
210 Palumbo Anna 09/06/1947 F
211 Paolucci Maria Gabriella 03/03/1959 F
212 Papola Arturo 09/05/1942 M
213 Papola Elena 24/02/1935 F
214 Parisse Maria Paola 10/05/1993 F
215 Parisse Domenico jr 07/08/1991 M
216 Parisse Domenico sr 31/10/1934 M
217 Parobok Anna 25/07/1990 F
218 Passamonti Fabiana Andrea 06/07/1970 F
219 Pastorelli Sonia 18/07/1964 F
220 Pastorelli Aleandro 19/07/1921 M
221 Persichetti Sara 02/01/1986 F
222 Pezzopane Tommaso 05/02/1928 M
223 Pezzopane Iole 13/06/1918 F
224 Pezzopane Susanna M. Celes 04/10/1983 F
225 Pezzopane Benedetta 16/08/1982 F
226 Placentino Ilaria 10/11/1989 F
227 Puglisi Paola 18/12/1940 F
228 Puliti Andrea 30-40 anni M
229 Rambaldi Ilaria 24/01/1984 F
230 Ranalletta Rossella 22/10/1984 F
231 Ranieri Oreste 24/04/1932 M
232 Romano Carmen 24/05/1988 F
233 Romano Giustino 06/09/1984 M
234 Romano Elvio 31/08/1984 M
235 Romualdo Maurizio Rocco 06/10/1920 M
236 Rosa Antonina 07/12/1925 F
237 Rossi Michela 27/04/1971 F
238 Rossi Valentina 22/04/1975 F
239 Rotellini Silvana 11/19/1933 F
240 Russo Annamaria 24/01/1970 F
241 Sabatini Serenella 07/09/1960 F
242 Salcuni Martina 31/03/1988 F
243 Salvatore Antonio 10/02/1931 M
244 Santilli Anna 09/07/1934 F
245 Santosuosso Marco 05/09/1988 M
246 Sbroglia Edvige 45/50 anni F
247 Scimia Maria Santa 12/01/1935 F
248 Scipione Serena 05/05/1984 F
249 Sebastiani Lorenzo 28/09/1988 M
250 Semperlotti Maria Grazia 17/09/1965 F
251 Sferra Ernesto 26/10/1925 M
252 Sidoni Emidio 08/01/1922 M
253 Sidoni Emanuele 10/06/1948 M
254 Silvestrone Vittoria 20/11/1917 F
255 Smargiassi Francesco 26/02/1944 M
256 Spagnoli Flavia 04/04/1989 F
257 Spagnoli Sandro 25/12/1957 M
258 Spagnoli Assunta 04/02/1949 F
259 Spaziani Claudia 1963 F
260 Sponta Aurora 25/02/1936 F
261 Strazzella Michele 22/01/1981 M
262 Suor Lucia Ricci Rosina 03/11/1926 F
263 Tagliente Vittorio 11/07/1983 M
264 Tamburro Marino 18/12/1930 M
265 Tamburro Giuliana 09/01/1963 F
266 Terzini Enza 02/02/1988 F
267 Testa Ivana 06/10/1930 F
268 Testa Evandro 07/06/1913 M
269 Tiberio Noemi 02/02/1975 F
270 Tomei Paola 28/05/1960 F
271 Troiani Raffaele 19/01/1975 M
272 Turco Giuliana 55-65 anni F
273 Urbano Maria 23/03/1989 F
274 Valente Mario 26/03/1926 M
275 Vannucci Matteo 21/06/1986 M
276 Vasarelli Vittoria 01/01/1924 F
277 Vasarelli Giuseppina 02/09/1929 F
278 Verzilli Paolo 11/04/1982 M
279 Visione Daniela 20/03/1966 F
280 Vittorini Fabrizia F
281 Zaccagno Armedio 07/09/1923 M
282 Zaninotto Sergio 04/09/1940 M
283 Zavarella Roberta 23/12/1983 F
284 Zelena Marta 15/07/1992 F
285 Zingari Guido 17/01/1949 M
286 Zugaro Giuseppina 17/06/1956 F
287 Non identificato

09 aprile 2009

Emergenza Abruzzo



I posti letto a disposizione sono circa 4000. Un quinto campo è impegnato ad ospitare il personale CRI impegnato sul posto.

Sono oltre 600 le persone, fra volontari ed operatori della Croce Rossa Italiana, impegnate nella zona del terremoto.

Sono 5 le cucine da campo della Croce Rossa Italiana, per un totale di oltre 22.000 pasti al giorno. La prima cucina, presso la Caserma Rossi sede del Nono Reggimento Alpini a L’Aquila, fornisce 7000 pasti nell’arco della giornata con 20 operatori CRI e 50 volontari. Una seconda a San Gregorio fornisce 3000 pasti, la terza a Collemaggio, 2000, ed una quarta a Centicolella 6000 pasti. La quinta cucina da campo (4000 pasti) sarà attiva nell’area Fintec, ed è arrivata con una autocolonna da Verona insieme ad un base camp per 300 operatori, macchinari per movimentazioni terra ed una ambulanza 4x4.

Oltre 30 le ambulanze operative. Sono attive le squadre SEP di supporto psicologico, che in queste ore sono vicine alle famiglie colpite dalla tragedia.Operativi per il soccorso dei feriti 3 Presidi Medici Avanzati (PMA, squadre di medici ed infermieri volontari) della Croce Rossa. Due all’Aquila ed uno Paganica con 2 medici, 10 logistici e 3 infermieri; 2 tende per il primo screening pronto soccorso.

Consegnate 10.000 coperte. In loco gli aiuti straordinari offerti dalla Croce Rossa Svizzera: 200 tende da 1000 posti letto totali ed altre 2000 coperte.

08 aprile 2009

Croce Rossa Italiana, già 2 milioni



Dopo due giorni di sottoscrizione per l'emergenza Abruzzo, la Croce Rossa Italiana ha già raccolto 2 milioni di euro in donazioni. Lo ha reso noto il commissario straordinario Francesco Rocca. Qui gli estremi per i versamenti. A seguire, il comunicato ufficiale della Croce Rossa di oggi 8 aprile 2009:
Sono 5 le cucine da campo che la Croce Rossa Italiana ha approntato sui luoghi del terremoto in Abruzzo, per un totale di oltre 22.000 pasti al giorno. La prima cucina, presso la Caserma Rossi sede del Nono Reggimento Alpini a L’Aquila, fornisce 7000 pasti nell’arco della giornata con 20 operatori CRI e 50 volontari.

Una seconda a San Gregorio fornisce 3000 pasti, la terza a Collemaggio, 2000, ed una quarta a Centicolella 6000 pasti. La quinta cucina da campo (4000 pasti) sarà attiva nell’area Fintec, ed è arrivata con una autocolonna da Verona insieme ad un base camp per 300 operatori, macchinari per movimentazioni terra ed una ambulanza 4x4.
Sono più di 400 i volontari della Croce Rossa Italiana impegnati nella zona del terremoto.
Oltre 30 le ambulanze operative. Sono attive le squadre SEP di supporto psicologico, che in queste ore sono vicine alle famiglie colpite dalla tragedia.

Operativi per il soccorso dei feriti 3 Presidi Medici Avanzati (PMA, squadre di medici ed infermieri volontari) della Croce Rossa. Due all’Aquila ed uno Paganica con 2 medici, 10 logistici e 3 infermieri; 2 tende per il primo screening pronto soccorso.
Consegnate 10.000 coperte.
Oggi sono arrivati gli aiuti straordinari offerti dalla Croce Rossa Svizzera: 200 tende da 1000 posti letto totali ed altre 2000 coperte.

Alle 14.30 la Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e la Croce Rossa Italiana hanno organizzato una teleconferenza con le 20 principali Società di Croce Rossa europee, del nord America e dell'Asia per fare il punto sulla situazione operativa e discutere i programmi per l'assistenza a lungo termine delle vittime.

Piovono Beatles


A serious verbal gaffe?

Questa volta giornalisti e opposizione non c'entrano. A rilanciare come "gaffe" l'ultima uscita del premier è il londinese "Times": "Silvio Berlusconi, the Italian Prime Minister, appears to have made a serious verbal gaffe after telling a German TV station that the 17,000 people left homeless by the Abruzzo earthquake should consider themselves to be on a camping weekend". Queste le parole precise, registrate dall'emittente N-TV: "They have everything they need, they have medical care, hot food... Of course, their current lodgings are a bit temporary. but they should see it like a weekend of camping".

Le affermazioni del premier, sempre secondo il "Times", entrano di diritto tra le sue uscite più imbarazzanti: "His comments to the German TV station must rank among the most undiplomatic of a long career that has seen him comparing a German MEP with a concentration camp guard and describing Mr Obama, two days after his election as president, as young, handsome and suntanned".

Terremoto on-line

Copio e incollo dal blog di Mario Sechi. Oltre a condividere appieno le valutazioni sulla potenza dell'informazione on-line (senza dimenticare però i rischi che mette in luce Pratellesi), rilancio la splendida infografica del "Wall Street Journal" dedicata ai terremoti italiani passati e presenti. Segnalo infine - dall'archivio del "Times" - le pagine che il quotidiano dedicò al terremoto di Messina.

Scaricare Obama



L'endorsement di Bob Dylan per Barack Obama aveva suscitato molto scalpore. Oggi il menestrello, in perfetto Dylan-style, ritratta. Intervistato dal londinese "Times", alla domanda "crede che Obama sarà un buon presidente?" Dylan risponde di non averne idea: "
Most of those guys come into office with the best of intentions and leave as beaten men. Johnson would be a good example of that . . . Nixon, Clinton in a way, Truman, all the rest of them going back. You know, it’s like they all fly too close to the Sun and get burnt". A fine aprile esce il suo nuovo disco.

07 aprile 2009

Affrontare la sfida

Viviamo in una stagione nella quale l'informazione è una commodity gratuita, purtroppo. La si può avere ovunque. La nostra unica salvezza, ma anche la nostra grande opportunitá, è spingere su una informazione di qualitá, con notizie, approfondimenti e inchieste. I giornalisti devono affrontare la sfida, mettersi in gioco, uscire dalle protezioni corporative. Chiedetevi quanti giornalisti professionisti, con regolare contratto, lavorano sulla Rete che ha in Italia più di 22 milioni di utenti. Poche decine. Beh, qualcosa non va. Anche nella nostra capacitá di riflettere sulla sfida della multimedialitá. Siamo indietro, molto indietro, cari colleghi.
Ferruccio De Bortoli,
bentornato

06 aprile 2009

Prevedere i terremoti?

Oltre la tragedia, un caso. Da un lato Giampaolo Giuliani, ricercatore, che avrebbe messo a punto un sistema per prevedere entità ed epicentro di un terremoto 24 ore prima del verificarsi del fenomeno; dall'altro la comunità scientifica, secondo la quale l'uomo non è in grado di prevedere i terremoti (vedi anche il blog di Francesco Costa). Giuliani aveva prennunciato il devastante terremoto abruzzese: risultato, una denuncia per allarmismo. Sul fronte opposto, la protezione civile: impossibile prevedere, unica soluzione è la prevenzione.

Qui sotto l'ormai celebre intervista al ricercatore (che spiega la sua teoria) e la sua reazione dopo la tragedia. A seguire, la conferenza stampa di Guido Bertolaso, che respinge le accuse: secondo i più grandi esperti di sismologia, i terremoti non si possono prevedere (e la protezione civile, di conseguenza, non può sfollare un'intera regione sulla base di indicazioni scientificamente infondate).

Nel dubbio, mi affido a Bertolaso e alla scienza ufficiale.



Appello di emergenza della Croce Rossa Italiana



CROCE ROSSA ITALIANA

Conto corrente bancario


C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati
Tesoreria - Via San Nicola da Tolentino 67 – Roma
intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 - 00187 Roma.
Coordinate bancarie (codice IBAN) relative sono:
IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020
Causale: PRO TERREMOTO ABRUZZO

Conto corrente postale n. 300004

intestato a: "Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 - 00187 Roma
c/c postale n° 300004
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Causale: Causale PRO TERREMOTO ABRUZZO

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