21 gennaio 2008

Nasrallah ha le teste dei soldati israeliani

Evidentemente non bastava la guerra in atto tra Israele e militanti palestinesi ai confini della Striscia di Gaza. A complicare ulteriormente l’infiammato scacchiere mediorientale, a ostacolare ancor di più i fragili incontri tra negoziatori israeliani e palestinesi, ora ci si mette anche Nasrallah. Il leader di Hezbollah, la formazione sciita libanese protagonista della guerra contro gli israeliani nel luglio del 2006, è ricomparso sabato – in carne e ossa – davanti a una folla oceanica, annunciando di essere in possesso di arti e teste di soldati israeliani, lasciati sul campo nella seconda guerra libanese. Immediato lo sdegno israeliano, che per bocca di alcuni ministri del governo Olmert chiede l’uccisione del leader di Hezbollah, eroe della sua gente nel sud del Libano.

Come un vaso di Pandora, il fronte libanese si è riaperto improvvisamente dopo un periodo di relativa calma. Le attenzioni di Israele – così come di Iran e Siria (tra i maggiori sostenitori di Hezbollah) – sono state catalizzate per mesi sulla preparazione e sugli effetti della conferenza di Annapolis: altre, insomma, erano le priorità. Una piccola avvisaglia di quello che sta accadendo l’abbiamo avuta però la notte tra i 7 e l’8 gennaio, quando la polizia israeliana locale e nazionale ha dato notizia del lancio di due razzi “del tipo Katyusha da 107 millimetri” dal Libano contro il piccolo villaggio di Shlomi, nel nord di Israele. Si è trattato dei primi razzi libanesi sparati dal 2006: una notizia passata in secondo piano – a causa dei problemi con la Jihad Islamica a Gaza e dell’imminente viaggio di Bush in Medio Oriente – che forse avremmo dovuto prendere maggiormente sul serio.

Lo scorso week end, infatti, è stato Nasrallah in persona a fare la sua comparsa nella periferia meridionale di Beirut: come i Katyusha, anche il leader di Hezbollah non si faceva vedere in pubblico da oltre un anno. Nasrallah si è posto alla testa di un corteo di decine di migliaia di fedeli sciiti, in occasione della festività della Ashura: poi ha preso la parola, segnando un prepotente ritorno sulle scene. “Oh sionisti, il vostro esercito vi sta mentendo” ha esordito lo sceicco “il vostro esercito ha lasciato parti dei corpi dei vostri soldati sui nostri campi e nei nostri villaggi: i nostri guerriglieri combattono questi sionisti, li uccidono e raccolgono le parti dei loro corpi”. Agghiacciante, ma Nasrallah non si ferma qui: “Non parlo di semplici parti del corpo. Io dico agli Israeliani: abbiamo le teste dei vostri soldati, le mani, abbiamo le gambe… C’è persino un corpo quasi integro, metà o tre quarti di un corpo”.

Questi sono i nemici che Israele si trova fronteggiare ogni giorno: nemici “irregolari”, senza neppure il rispetto per i cadaveri. La reazione israeliana alle parole di Nasrallah, giudicate attendibili da più fonti e analisti, non si è fatta attendere. Ci sono sdegno, dolore e odio nelle parole degli israeliani. Il primo a prendere la parola è stato il portavoce dell’Esercito israeliano, che ha giudicato il comizio “una mossa crudele cinica da parte di un’organizzazione ignora platealmente le più fondamentali norme etiche, e non mostra alcun rispetto per i diritti umani e per le convezioni internazionali che regolano queste materie”. Parole di sgomento anche da parte di coloro che dovrebbero essere i più avvezzi alla guerra.

Mentre il quotidiano Yediot Ahronot dà voce a tutto il suo sdegno titolando “il macellaio di Beirut”, chiaramente riferito a Nasrallah, domenica hanno detto la loro alcuni ministri del governo israeliano, impegnati nella riunione governativa settimanale. Il più duro di tutti è Yitzhak Cohen: “Nasrallah è un uomo crudele e pazzo, non capisco perché stia ancora respirando. Avremmo dovuto liquidarlo molto tempo fa. Io mi appello al governo perché lo uccida”. A fargli eco, il ministro dell’Interno Meir Sheetrit di Kadima: “Nasrallah è una persona che ha superato tutti i limiti dell’inumanità. Non abbiamo bisogno di negoziarci, dobbiamo eliminarlo”. Per Ze'ev Boim, semplicemente, il leader sciita “non deve rivedere la luce del giorno”. Più pacato invece l’unico membro arabo del governo israeliano, Ghalen Majadla, per il quale bisogna verificare le affermazioni del leader sciita senza cadere nelle sue trappole.

L’esecuzione mirata di Nasrallah potrebbe essere dunque il leitmotiv dei prossimi mesi: ma anche volendo, non sarà facile eliminarlo. Il leader di Hezbollah, negli ultimi tempi, non si è mai fatto vedere in pubblico: i suoi messaggi sono sempre stati affidati agli schermi dei televisori. E d’ora in poi, dopo le dichiarazioni dei ministri israeliani, tutto lascia pensare che la vita dello sceicco sarà ancora più “blindata”.

Ma cosa cerca Nasrallah, con questa uscita improvvisa? Molti analisti sostengono che il leader sciita abbia arringato la sua folla per giungere a una trattativa con Israele: pezzi di corpi sionisti in cambio della liberazione dei prigionieri libanesi nelle mani di Tel Aviv. Nasrallah del resto è ben consapevole dell’importanza dei cadaveri per gli israeliani: c’è un’epica bellica che racconta di azioni eroiche da parte dei militari con la stella di David, tutte tese a recuperare le spoglie dei soldati caduti in battaglia. Allo stesso tempo, in passato, Israele ha spesso pagato e trattato per avere indietro i corpi dei suoi figli. Ma questa volta il governo sembra seguire la linea dura: fonti militari e governative hanno fatto sapere di non avere la minima intenzione di avviare una trattativa per i presunti “pezzi di corpi”, preferendo concentrare l’attenzione sulla liberazione dei soldati Ehud Goldwasser e Eldad Regev – rapiti da Hezbollah nell’estate 2006 e casus belli del conflitto tra Israele e il Paese dei Cedri. Dietro alla ricomparsa in grande stile del capo di Hezbollah, comunque, c’è anche qualcosa di più grande.

Nel corso del comizio di Beirut, Nasrallah ha riservato qualche commento alla situazione di Gaza e al recente viaggio di Bush in Medio Oriente. Prima di tutto, Hezbollah ha rinsaldato il legame con Hamas per mezzo del suo leader: “Non accetteremo questa oppressione contro i palestinesi. Mi appello agli Stati arabi perché reagiscano e ritornino alla resistenza militare e finanziaria per fronteggiare il massacro della gente di Gaza da parte di Bush”. Bush e Israele, per Hezbollah, rappresentano evidentemente la stessa entità: il presidente degli Stati Uniti, secondo Nasrallah, ha inoltre “un progetto satanico per il Medio Oriente”.

In attesa del rapporto Winograd sulla seconda guerra del Libano, che verrà reso pubblico il 30 gennaio e potrebbe far saltare il governo Olmert, Nasrallah ha acceso un nuovo focolare potenzialmente disastroso per la regione. Primo: il richiamo di Al Qaeda a Hezbollah – giunto a inizio anno per bocca dell’egiziano Zawahiri – perché tornasse a lottare contro Israele sembra aver sortito il suo effetto. Secondo: dopo un anno relativamente calmo, che ha permesso a Israele di concentrare l’attenzione sulla situazione della Striscia di Gaza, il fronte libanese potrebbe riaprirsi togliendo ulteriormente forza al processo di pace israelo-palestinese. Nasrallah, a scanso di equivoci, ha fato sapere di essere pronto a una nuova guerra contro i sionisti. Terzo: il ritorno sulla scena di Hezbollah coincide con il ritorno prepotente dell’Iran, maggior finanziatore della formazione libanese insieme alla Siria.

Non è un caso, allora, se Ahmadinejad ha caldeggiato una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri dell’Organizzazione della conferenza islamica (Oci) per discutere “le atrocità israeliane” a Gaza: il presidente iraniano vuole tornare a dire la sua, evitando con ogni mezzo – politico e militare (Hamas ed Hezbollah servono a questo) – che Israele e i palestinesi possano raggiungere un accordo. E se per giungere a tale scopo ci sarà bisogno di una nuova guerra, a Gaza o in Libano, Ahmadinejad sembra pronto a correre il rischio.