08 marzo 2008

Condoleezza prova a far ripartire il processo di pace

Molto spesso, nel corso degli ultimi mesi, il segretario di Stato americano Condoleezza Rice ha visitato Israele e i territori palestinesi. Lo ha fatto per preparare il vertice di Annapolis, cercando una convergenza fra le due parti nella stesura di un documento comune. Lo ha fatto - anche con il presidente George W. Bush - dopo la conferenza di pace, per assicurarsi che le trattative procedessero spedite. Ma il viaggio in Medio Oriente compiuto questa settimana aveva un sapore molto diverso: quello della disperazione, dell'ultimo tentativo per far sì che il lavoro di mesi non bruciasse nella guerra in atto tra Hamas e Israele.

La Rice è atterrata in Israele martedì mattina: ha trovato una calma surreale, forte di una tregua stipulata tra israeliani e militanti di Hamas dopo giorni di raid, assedi, razzi e morti. Ad accogliere il segretario di Stato, una situazione potenzialmente esplosiva: armi ancora fumanti, minacce israeliane di un'invasione della Striscia di Gaza su larga scala e interruzione ufficiale delle trattative di pace da parte del leader dell'Anp Abu Mazen, in segno di protesta per la risposta israeliana ai lanci di razzi palestinesi. Obiettivo della Rice? Riportare Israele e l'Anp al clima di Annapolis, cioè all'impegno per il raggiungimento di un accordo definitivo entro la fine del 2008.

Un'impresa tanto gravosa che Condoleezza ha cercato di prendere alla larga, partendo dall'Egitto. Al Cairo, il segretario di Stato ha incontrato il ministro degli Esteri egiziano Ahmed Aboul Gheit e il presidente Hosni Mubarak: principale tema sul tavolo quello di Hamas, in seguito allo sfondamento del muro di Rafah che a gennaio ha portato migliaia di palestinesi a sconfinare in Egitto a caccia di cibo, medicinali e armi. Alla stampa la Rice ha dichiarato quello che in privato ha cercato di spiegare al presidente egiziano: "Hamas sta facendo quello che ci si potrebbe aspettare, cioè usare attacchi di razzi contro Israele per fermare un processo di pace dal quale loro non hanno nulla da ottenere". Il successo delle trattative, infatti, porterebbe a una sola Palestina governata dall'Anp.

Israele ha il diritto di difendersi, ha continuato la Rice, e ogni ritardo nelle trattative è una vittoria dei militanti palestinesi. Poi, sempre dall'Egitto, sono venute parole di speranza volte a incoraggiare Olmert e Abu Mazen: "Io continuo a credere che possano giungere a un accordo entro la fine dell'anno, se tutti si impegneranno in questo senso". Non sarà facile, e Condoleezza lo sa: "Ci saranno alti e bassi. Ci saranno giorni buoni e giorni cattivi, settimane buone e settimane cattive. Parlerò a entrambe le parti spingendoli a restare concentrati su quello che deve essere fatto".

Poste le basi al Cairo, la Rice si è spostata nei territori. Il suo primo incontro è avvenuto a Ramallah con Abu Mazen, nel tentativo di convincere l'Anp a revocare la sospensione dei colloqui con la controparte israeliana. Nella conferenza stampa congiunta, Abu Mazen ha chiesto una tregua definiva tra Hamas e Israele e ha ribadito di credere ancora possibile un accordo entro la fine dell'anno. Ma le distanze con Israele, ha chiuso il presidente, restano molto forti e "nessuno può giustificare i raid mortali compiuti dall'esercito israeliano nel corso degli ultimi giorni".

L'incontro con Abu Mazen è stata una piccola vittoria per Condoleezza. Qualche ora dopo aver condizionato la ripresa del dialogo al cessate il fuoco tra Israele e Hamas, Abu Mazen ha finito infatti per accettare i colloqui senza condizioni: "Il processo di pace è una scelta strategica e abbiamo intenzione di riprenderlo". Fondamentale, in questa scelta, l'intervento degli Stati Uniti. Una scelta quella di Abbas che i militanti della Striscia non hanno preso bene: il portavoce di Hamas Fawzi Barhoum lo ha definito "un uomo debole, che non può difendere il popolo palestinese: l'America e Israele non lo tengono in considerazione, ma lo usano come un mezzo per applicare i loro piani sulla Palestina".

Lasciata Ramallah, è venuto il momento degli israeliani: sul tavolo, la questione dei raid sulla Striscia di Gaza. Ma sul punto, tanto il premier Olmert quanto i ministri degli Esteri Livni e della Difesa Barak sono stati molto chiari: la situazione con Hamas non è più sostenibile e Israele ha intenzione di rispondere colpo su colpo, anche se si tratterà di rioccupare Gaza. Così Barak: "Ai cittadini di Gaza possiamo solo dire che quando i razzi si fermeranno, e così gli attacchi terroristici da Gaza in Israele, allora si aprirà la strada per una realtà diversa fatta di calma su entrambi i fronti e di buoni rapporti di vicinato".

Sulla questione, Israele ha sposato la linea della fermezza assoluta: uno Stato deve difendere i suoi cittadini, vittime di attacchi indiscriminati. E Condoleezza Rice lo sa bene: dopo aver incontrato la Livni, il segretario di Stato americano non ha chiesto il cessate il fuoco e ha piuttosto intimato ad Hamas di mettere subito fine ai lanci di razzi sul territorio israeliano. Allo stesso tempo, però, ha chiesto agli israeliani di fare il possibile per proteggere la popolazione palestinese nel corso delle operazioni dell'esercito, volte a sradicare le rampe di lancio dei razzi. Hamas, dice la Rice, "adesso sta cercando la strada per creare uno Stato tenendo in ostaggio la popolazione. Non possiamo permetterlo". A questo proposito, il ministro Barak ha lanciato un appello perché vengano sgomberati i civili residenti attorno ai target israeliani.

Tutti, ormai, sembrano aver colto quello che è chiaro da mesi: con Hamas nella Striscia non ci sarà mai nessun accordo, nessuna Palestina, nessuna pace. E non a caso, riferendosi agli attacchi israeliani, la Rice stata molto attenta a non condannarli nel merito, riconoscendone piuttosto l'aspetto difensivo. Stando poi alla rivista americana "Vanity Fair", uscita in contemporanea al viaggio di Condoleezza, la stessa amministrazione Bush avrebbe tentato di spodestare Hamas già dopo le elezioni del 2006. Il reportage della celebre rivista cita documenti riservati palestinesi e americani, secondo i quali Bush e la Rice avrebbero cercato di armare una milizia di Fatah (il partito di Abu Mazen) allo scopo di impedire la presa del potere da parte di Hamas. La Rice non ha voluto commentare la notizia, ma se fosse vero si tratterebbe di un’ulteriore "prova" della presa di coscienza collettiva - da parte di Fatah, Israele e Stati Uniti - dell'impossibilità di progredire sulla strada della pacificazione finché Hamas controllerà parte della Palestina.

L'Occidentale