
In fondo al cuore, i milanesi ne erano certi: l'Expo 2015 sarebbe stato ospitato all'ombra della Madonnina. Ma vuoi per scaramanzia, vuoi per l'imprevedibilità degli scenari internazionali, nessuno ostentava certezza. "Vedremo", "Speriamo", "Sarebbe importante, per la città e per l'Italia": questi le voci che correvano per la città.
Oggi, il sogno di Milano è realtà. Nell'Ampitheatre Blue di Parigi, i 154 Stati del Bie – Bureau des Expositions – hanno sancito il verdetto definitivo: 86 voti per la capitale finanziaria italiana, 64 per
la turca Smirne. Un buon margine, sicuramente superiore al numero dei voti dati per certi fino a ieri sera.
Un risultato ottenuto dopo un primo "falso allarme": la prima votazione, infatti, è stata annullata in seguito ai problemi incontrati da molti delegati con
la pulsantiera. Tutto da rifare, via con il secondo voto. E come nei migliori concorsi, è un urlo di gioia a sancire la vittoria italiana: a seguire, un grande applauso ha riempito il Palazzo dei congressi parigino. E all'interno del palazzo, mentre le immagini scorrono in diretta sulle televisioni di tutto il mondo, compaiono i primi tricolori e gli scudi crociati meneghini.
«Sono contenta per Milano, ma sono contenta per tutto il mondo perché sarà un'Esposizione universale per tutto il mondo»: così Letizia Moratti, sindaco di Milano, ha commentato a caldo l'assegnazione dell'Esposizione Universale 2015. Ed è proprio a Milano, come capita solo per le partite degli azzurri, che si è respirata tutta la gioia che la vittoria comporta. Nessuna divisione politica, quasi assenti gli immancabili contrari a qualsiasi occasione di rilancio per il Paese: Milano, in un crescendo sempre più palpabile nel corso degli ultimi giorni, ha salutato l'Expo 2015 con una sola voce.
E la stessa vittoria, caso più unico che raro nella nostra penisola, altro non è che il risultato di un progetto concepito dalla Moratti (centrodestra) nel corso di un pranzo con Enrico Letta (centrosinistra), e di uno sforzo che ha visto andare nella stessa direzione tanto un governo centrale di centrosinistra quanto una regione e un'amministrazione comunale di centrodestra. Larghe intese, insomma, finalizzate a rilanciare Milano nell'Olimpo delle grandi città europee. L'unica sbavatura quella di Romano Prodi che sicuro della vittoria ha tentato di accaparrasi il merito della scelta.
Se Raitre ha trasmesso in diretta tutta la manifestazione d'assegnamento dell'Expo, gran parte dei milanesi ha voluto però soffrire (con le dita rigorosamente incrociate) insieme ai propri concittadini. Due i punti di raccolta nevralgici: la Fiera di Rho, situata nella zona periferica che sarà maggiormente investita dalla rivoluzione edilizia finalizzata a ospitare l'Esposizione, e il teatro Ciak, dove molti bambini e ragazzi delle scuole hanno potuto festeggiare insieme agli insegnanti. A Palazzo Marino, sede del Municipio, è comparso poi uno striscione per ringraziare del sostegno tutti i cittadini.
29 milioni di visitatori, 44 euro di miliardi per le imprese del capoluogo lombardo: dati che non possono sfuggire agli abitanti del principale centro finanziario italiano. Ma a dirla tutta, la soddisfazione di Milano non riguarda – perlomeno non principalmente – gli aspetti economici dell'affare Expo. A vincere, oggi, è l'immagine di una città che si sente più di altre in competizione con i maggiori centri europei: un'immagine offuscata dalla depressione italiana, dallo spettacolo offerto dai rifiuti della Campania e del cosante declassamento del nostro paese nei raking internazionale.
Una sconfitta, commentava "L'Espresso" qualche settimana fa, sarebbe stato un colpo durissimo per
la Madonnina. Ma il sostegno di tutta la cittadinanza e – va detto – il grande lavoro compiuto dalla giunta Moratti e dalla Regione con il sostegno del governo ha evitato il peggio. Milano, oggi, ha un ottimo motivo per tornare a guardare avanti: al futuro, al rilancio economico e culturale. In una parola, alla modernità: non dimentichiamo che è stato proprio un Expo a lanciare il simbolo dell'Europa lanciata verso il futuro,
la Tour Eiffel di Parigi.
Milano, quando avrà finito di festeggiare, dovrà rimboccarsi le mani per giungere preparata all'evento del 2015. Replicando, possibilmente, il successo del suo ultimo Expo: era il 1906, e a ospitare l'Esposizione Universale era stato il Sempione. Una manifestazione che contribuì a lanciare Milano nel XX secolo, come l'Expo del 2015 dovrebbe fare per il XXI.
Ci sarà tempo per parlare dei progetti, dei temi, delle problematiche urbanistiche. Di come ospitare un enorme afflusso di turisti, invogliandoli a tornare di nuovo in Italia. Oggi, però, Milano vuole solo godersi la sua vittoria: e la frase più ricorrente, a fronte della scaramanzia dei giorni passati, è "ne ero certo. Milano non poteva certo perdere l'Expo". Dopo tante batoste, una splendida notizia per l'Italia intera.