Un week-end di autocelebrazione bipartisan, a una settimana esatta dalle elezioni politiche: risultato dell’Expo 2015, assegnato alla città di Milano nel corso della cerimonia tenutasi a Parigi il 31 marzo. Dopo i festeggiamenti spontanei, è venuta l’ora di quelli ufficiali: giusto due giorni, prima di cominciare a rimboccarsi davvero le maniche in vista degli enormi impegni che terranno occupata la città per i prossimi anni. Ma quello che balza subito all’occhio, in questi giorni di gloria, è il sincero entusiasmo che invade tutti protagonisti – primari e secondari – della vittoria. Particolarmente gradito è risultato il discorso del sindaco Letizia Moratti al primo consiglio comunale dopo il trionfo parigino: il sindaco ha ricordato come le autorità cittadine abbiano percorso oltre Lavoro di squadra: questo il leitmotiv che ha portato alla conquista dell’Esposizione Universale 2015. La Moratti, a questo proposito, non ha dubbi: “Sono certa che il gioco di squadra continuerà”, perché dopo la felicità per la vittoria i milanesi sentiranno “la responsabilità degli impegni presi”. E a destra come a sinistra, tutti sembrano parlare a una voce: Marilena Adamo, capogruppo del Pd, loda “il metodo fortemente innovativo” scelto dall’Italia per affrontare la gara, mentre per Giulio Gallera, capogruppo del Pdl, la vittoria segna un netto “salto di qualità” nel processo di rinascita della città. Ed è in questo clima bipartisan che si è fatto sentire anche il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, che domenica ha indirizzato alla Moratti una lettera auspicando una continuazione del lavoro di squadra per far fronte “alle sfide dei prossimi anni”.
Lo scorso week-end, per chiudere la pratica della vittoria, Milano ha ufficialmente celebrato l’assegnazione dell’Expo con una serie di iniziative. Sabato molti musei sono stati aperti gratuitamente al pubblico, in concomitanza con la fiera di arte contemporanea “MiArt”. Ma il piatto forte era previsto per domenica nel centrale corso Buenos Aires, che per tutta la giornata ha ospitato
Con il sindaco, per tutta la durata della parata, il presidente della Regione Roberto Formigoni – per il quale “non é stato facile raggiungere questa vittoria, abbiamo dovuto parlare e incontrare molte persone, ma noi abbiamo sempre sentito il vostro affetto e calore” – e il presidente della Provincia Filippo Penati, che ha auspicato di “lavorare insieme per costruire un grande appuntamento per Milano e per tutti i popoli che qui verranno ad esporre le loro eccellenze”. Da Penati, anche un riconoscimento per gli sconfitti: “Facciamo un applauso per gli amici di Smirne” ha proposto il presidente “abbiamo vinto ma a loro ci legano sentimenti di amicizia e fratellanza”.
Fatta la festa, resta da fare l’Expo: un vero e proprio macigno dal punto di vista economico e organizzativo. I numeri, del resto, parlano da soli: nel 2015 sono attesi 29 milioni di visitatori per i quali verranno predisposti oltre 7.000 eventi di carattere culturale, artistico e scientifico. I paesi espositori saranno 120, 10 le organizzazioni internazionali. E qui entrano in gioco i soldi. L’investimento diretto iniziale sarà pari ad almeno 4,1 miliardi di euro, ai quali vanno sommati 10 miliardi di investimenti per le infrastrutture. Per quanto riguarda gli introiti, con tutti i dovuti scongiuri, l’Università Bocconi ha previsto 3,7 miliardi di valore aggiunto e 6 miliardi di produzione attiva. La Moratti ha citato poi una stima di Camera di commercio e Unione del commercio secondo le quali l’Expo porterà 44 milioni di euro alle imprese, con forti incrementi per i settori della moda, degli alimentari, dell’agricoltura e degli immobili.
Il rilancio della città passerà poi attraverso le infrastrutture. Spesso proprio grazie agli Expo le città hanno cambiato volto: quello che cercherà di fare Milano. La prima notizia è che la famosa torre di
Non mancano, infine, le classiche questioni delle speculazioni e degli orrori edilizi. E a pochi giorni dalla vittoria, ci sono già due “Exposcettici”: Adriano Celentano e Renzo Piano. Il cantautore, attento alle questioni ambientali, ha fatto sapere sul suo blog di essere preoccupato “sapendo da quali mani scaturiranno gli schizofrenici progetti per materializzare un’opera che potrebbe veramente essere un messaggio per il mondo”. “È sulla bellezza – continua Celentano – che si deve scommettere. La bellezza da regalare non ai ricchi egoisti ma agli operai che sono il motore del pianeta”. Pronta la risposta della Moratti: “Preferisco sentire le sue canzoni. Non penso abbia competenze urbanistiche tali da fare critiche senza conoscere i progetti”.
Certamente più competente è Renzo Piano, uno dei più grandi architetti del mondo. Piano ha affidato le sue perplessità al “Corriere della Sera” di domenica, proclamandosi entusiasta per la vittoria e per il tema scelto da Milano ma timoroso per la “la retorica celebrativa”: “Vedo il rischio della corsa all’oro, dell’affarismo” dice l’architetto. Secondo Piano, “la scommessa dell’Expo dovrebbe essere quella di far emergere le affinità globali positive, quelle che hanno fecondato per anni la nostra cultura umanistica”. Quello che Milano, giurano gli organizzatori, cercherà di fare da qui al 2015: e anche Renzo Piano, negli auspici della Moratti, dovrebbe prendere parte al sogno dell’Expo.