Si stringe il cerchio intorno a Olmert, sospettato di aver ricevuto migliaia di dollari dall'uomo d'affari americano Morris Talansky. Interrogato dagli inquirenti a inizio settimana, Talansky ha ammesso di aver versato al premier israeliano almeno 150.000 $: a sentir lui niente di irregolare, ma ora sono gli stessi alleati di Kadima a chiedere la testa del premier. E come spesso accade, a risentire della crisi interna sono le relazioni internazionali: insieme al premier potrebbero infatti saltare le trattative con i palestinesi di Abu Mazen e con la Siria.La confessione resa da Morris Talansky, seppur (al momento) non penalmente rilevante, non aiuta Olmert. Secondo il businessman, il premier israeliano avrebbe ricevuto dalle sue casse 150.000 $ il 15 anni: come sono stati spesi quei soldi? Talansky dice di non saperlo, limitandosi a ricordare che "Olmert amava sigari dispendiosi, penne, orologi: lo trovavo strano". Fin qui niente di irregolare: ma quello che gli ispettori vogliono capire è se Talansky abbia ottenuto qualcosa in cambio dal premier. "Non mi sono mai aspettato qualcosa in cambio, non ho mai ricevuto favori personali" assicura l'americano: "La nostra relazione, durata15 anni, era di pura ammirazione". Secondo Talansky, dunque, i versamenti sarebbero stati un sostegno alla carriera politica di Olmert, a partire dalla corsa per l'elezione a sindaco di Gerusalemme nel 1993.
L'avvocato di Olmert, Eli Zohar, ha definito "deviante" la deposizione di Talansky: la verità, secondo il legale, emergerà solo con l'esame incrociato del 17 giugno e "in generale, ricordo che non stiamo parlando di attività criminale o chissà che altro". È vero però che le regole della politica non corrispondono a quelle dei tribunali: nessuno lo sa più di Olmert, uscito indenne dalla pubblicazione del rapporto Winograd sulla condotta governativa nel corso della seconda guerra del Libano.
A mettere in dubbio la leadership del premier sono gli stessi alleati di Kadima: il più agguerrito appare il ministro della Difesa Barak, a capo del Labor. Nel corso di una conferenza stampa indetta mercoledì alla Knesset, Barak ha detto di non credere che "il primo ministro possa contemporaneamente badare al governo e ai suoi affari personali": "Credo che il premier dovrebbe sottrarsi dalla quotidiana gestione degli affari di Stato". Secondo il ministro della Difesa, Olmert potrebbe scegliere di autosospendersi o di dimettersi: pochi minuti dopo, tre deputati laburisti stavano già preparando una mozione di sfiducia contro il governo. Al muro dei laburisti bisogna poi aggiungere quello della Shas – secondo cui le elezioni anticipate "sono più vicine che mai" – e ovviamente del Likud, principale partito d'opposizione. E sei in democrazia il popolo è sovrano, un notevole influsso avrà anche l'ultimo sondaggio pubblicato immediatamente dopo l'interrogatorio di Talansky: per il 70% degli israeliani Olmert ha mentito e, ancor peggio, non crede in lui il 51% degli elettori di Kadima.
Per il momento, però, Olmert continua imperterrito sulla sua strada. Dopo la conferenza stampa di Barak, il premier ha invocato il beneficio del dubbio e la possibilità di dimostrarsi innocente. "Qualcuno crede che l'apertura di ogni indagine richieda delle dimissioni" ha detto il premier "ma io non la penso così, e non ho intenzione di dimettermi". I suoi fedelissimi hanno poi bollato come "amatoriale e stupida" la presa di posizione di Barak, ma anche il ministro degli Esteri Tzipi Livni, come già in occasione del rapporto Winograd, ha invitato il primo ministro a lasciare la guida di Kadima in vista delle prossime elezioni.
A livello internazionale, quello che ora preoccupa maggiormente è la ripercussione degli affari interni allo Stato ebraico sulle trattative di pace con palestinesi e siriani. Per mezzo del suo portavoce, il presidente dell'Anp Abu Mazen ha fatto sapere che "senza dubbio, quello che sta accadendo (in Israele, ndr) avrà un impatto negativo sui negoziati". La storia del travagliato dialogo israelo-palestinese insegna che i singoli contano moltissimo: tra i leader delle fazioni si instaura fiducia reciproca, difficilmente replicabile con il cambio in corsa di uno dei protagonisti. In caso di elezioni anticipate e di vittoria della destra, inoltre, la disponibilità alle concessioni da parte di Israele sarebbe notevolmente inferiore.
Preoccupazione giunge infine anche da parte della Siria, con la quale Israele ha appena avviato trattative indirette sotto mediazione turca. "La Siria teme che l'indebolimento del governo israeliano possa rivelarsi un ostacolo per la pace" ha dichiarato il ministro dell'Informazione Mahdi Dakhlallah, interpellato da un'agenzia di stampa tedesca. Anche sul fronte siriano, la caduta di Olmert potrebbe portare al governo partiti molto meno disponibili alla trattativa con Damasco e all'eventuale cessione delle alture del Golan. Per quanto concerne la Siria, però, gli affari di Olmert non sono l'unico ostacolo. Dopo l'annuncio a sorpresa delle rinnovate trattative tra i due Stati, segnali di imbarazzo sono giunti dall'Iran e dalla fazione palestinese di Hamas, ottimi alleati di Damasco: sulla carta, tutti dichiarano di non voler interferire negli affari altrui ma è forte la preoccupazione per un accordo che imporrebbe la cessazione dei rapporti (e del sostegno) tra i siriani e coloro che favoriscono il terrorismo e la lotta contro Israele.
Non entusiasta del dialogo israelo-siriano è infine l'amministrazione Bush. Condoleezza Rice ha dichiarato di non avere nulla in contrario alle trattative, ma la Siria resta per Washington una pedina fondamentale dell'asse del male. Impedimento sulla via di un accordo saranno allora le denunce degli Stati Uniti contro presunte installazioni nucleari su territorio siriano: secondo il Washington Post, infatti, l'amministrazione americana avrebbe individuato almeno tre siti sospetti ora al vaglio degli esperti dell'Iaea (International Atomic Enercy Agency). Il dialogo con uno Stato a caccia della bomba atomica, con l'aggravante di essere in buoni rapporti con Teheran, non parte sotto i migliori auspici, con o senza Olmert.
L'Occidentale