Caro Silvio, ti scrivo. Walter Veltroni, tornato da New York, prende la penna e scrive una lettera al Presidente del Consiglio sulla querelle Alitalia. Dice Walter: "Le scrivo per rinnovare l'impegno del Partito Democratico a concorrere alla ricerca di una difficilissima soluzione positiva e per chiederLe di assumere immediatamente un'iniziativa volta ad uscire dalla paralisi che si è determinata dopo il ritiro dell'offerta di Cai".
Prima, però, le bacchettate: "La soluzione Air France era certamente più solida sul piano industriale e più efficace sul piano delle garanzie sociali. E aveva il merito di inserire, in maniera non subalterna, la compagnia di bandiera all'interno di una grande e consolidata realtà internazionale del trasporto aereo". Se l'ipotesi Air France è saltata, per il leader del Pd la colpa è di Berlusconi: "Non ho dubbi circa il fatto che siano state proprio in quelle settimane le Sue scelte ad alimentare sproporzionate aspettative da parte di alcune delle organizzazioni sindacali". Come dire: se Silvio non avesse tirato in ballo italianità e cordata italiana, slogan tipo "Amo l'Italia, volo Alitalia", la trattativa sarebbe andata in porto. Difficile da provare, non difficile da credere. Detto ciò, il Pd propone tre strade.
Uno: "Che la Cai faccia un passo in avanti verso le posizioni espresse dai sindacati, come le indubbie condizioni di vantaggio ad essa offerte dal decreto del governo consentono e richiedono". Forse però sarebbe più logico il contrario: che i sindacati, per evitare il fallimento, vadano incontro alle richieste degli imprenditori rinunciando a un po' di soldi e privilegi.
Due: "Che ci si attivi per riprendere i fili di quei negoziati con soggetti esteri, che, da soli o con Cai, potrebbero acquisire, rispondendo al bando tardivamente pubblicato dal commissario, un ruolo rilevante nella salvezza e nello sviluppo di Alitalia". Giusto, anche se è improbabile che vettori esteri acquistino da soli Alitalia quando possono subentrare dopo il fallimento: meglio pensare ad una acquisizione con Cai.
Tre: "Che il commissario, in rappresentanza di Alitalia, e su preciso mandato del Governo, concluda immediatamente e positivamente una intesa con tutti i sindacati consentendo così poi a Cai e/o a compagnie aeree straniere di acquisire Alitalia, garantendone la sopravvivenza". Una terza via che rimanda alla prima: per giungere all'accordo chi deve fare un passo indietro, sindacati o imprenditori?
Si segnala comunque un pallido ritorno dell'opposizione sullo scenario politico italiano.
Prima, però, le bacchettate: "La soluzione Air France era certamente più solida sul piano industriale e più efficace sul piano delle garanzie sociali. E aveva il merito di inserire, in maniera non subalterna, la compagnia di bandiera all'interno di una grande e consolidata realtà internazionale del trasporto aereo". Se l'ipotesi Air France è saltata, per il leader del Pd la colpa è di Berlusconi: "Non ho dubbi circa il fatto che siano state proprio in quelle settimane le Sue scelte ad alimentare sproporzionate aspettative da parte di alcune delle organizzazioni sindacali". Come dire: se Silvio non avesse tirato in ballo italianità e cordata italiana, slogan tipo "Amo l'Italia, volo Alitalia", la trattativa sarebbe andata in porto. Difficile da provare, non difficile da credere. Detto ciò, il Pd propone tre strade.
Uno: "Che la Cai faccia un passo in avanti verso le posizioni espresse dai sindacati, come le indubbie condizioni di vantaggio ad essa offerte dal decreto del governo consentono e richiedono". Forse però sarebbe più logico il contrario: che i sindacati, per evitare il fallimento, vadano incontro alle richieste degli imprenditori rinunciando a un po' di soldi e privilegi.
Due: "Che ci si attivi per riprendere i fili di quei negoziati con soggetti esteri, che, da soli o con Cai, potrebbero acquisire, rispondendo al bando tardivamente pubblicato dal commissario, un ruolo rilevante nella salvezza e nello sviluppo di Alitalia". Giusto, anche se è improbabile che vettori esteri acquistino da soli Alitalia quando possono subentrare dopo il fallimento: meglio pensare ad una acquisizione con Cai.
Tre: "Che il commissario, in rappresentanza di Alitalia, e su preciso mandato del Governo, concluda immediatamente e positivamente una intesa con tutti i sindacati consentendo così poi a Cai e/o a compagnie aeree straniere di acquisire Alitalia, garantendone la sopravvivenza". Una terza via che rimanda alla prima: per giungere all'accordo chi deve fare un passo indietro, sindacati o imprenditori?
Si segnala comunque un pallido ritorno dell'opposizione sullo scenario politico italiano.