22 ottobre 2008

Il vitalismo e la ritualità

Continua il dibattito sulle manifestazioni studentesche di questi giorni - culminate a Milano con uno scontro tra manifestanti e polizia di fronte alla stazione Cadorna -, mentre parte dell'Università di Torino è stata occupata dagli studenti.

Intervistato dal "Corriere della Sera", l'archistar Massimiliano Fuksas dice la sua: "Non è un altro '68 perché ogni epoca ha una propria connotazione. Ma il dato in comune con queste proteste, rispetto ad allora, è che tutto comincia dai giovani, dotati di una naturale chiarezza nel comprendere i problemi e nell'intuire l'evoluzione della società. Altro che ragazzi alcolizzati, intontiti dallo sballo. Qui c'è vitalità, capacità di reazione critica".

Sullo stesso giornale, il professor Salvatore Veca sottolinea invece la "componente ritualistica" di queste giornate: "Abbiamo visto molte pallide repliche delle proteste studentesche, dal '68 a oggi. Fu l'ultimo grande movimento di quel tipo". Il problema, continua Veca, è che se "le proteste si trasformano in qualcosa di fine a se stesso, si rischia di rendere impraticabile un confronto tra soluzioni alternative dei problemi. E questo è il primo pezzo della questione che ci riguarda. Il secondo pezzo è un altro rito: a ogni governo e a ogni maggioranza si accompagna una riforma generale della scuola, una voglia di rifare daccapo ciò che era stato appena rifatto. Questi continui stress provocano un senso di frustrazione e preparano il terreno a una facile, inevitabile contrapposizione. Terzo pezzo della vicenda: difficile innescare meccanismi virtuosi nella scuola se l'unico annuncio, dalle primarie per finire all'università, si sintetizza solo e unicamente nei tagli. I tre pezzi costituiscono una miscela squallida e alimentano il peggior clima per un confronto serio".

A questo indirizzo le notizie aggiornate da tutte le università italiane. In apertura, una pantera nera esce dall'oscurità: "Gelmini... I'm coming!". Qualcuno chiami un addestratore del circo, grazie.