27 ottobre 2008

In difesa di Facebook

Ho letto con piacere l’articolo di Luigi Torriani sul fenomeno Facebook: oltre ad essere ben scritto, ha il pregio di mettere in luce i (reali) difetti del più grande social network al mondo. Nelle tre settimane da abitante del “nuovo Paese” virtuale, però, Torriani non è riuscito ad usufruire dei tanti pregi del social network in questione. Tre settimane, per scoprire tutti gli angoli del mondo di Facebook, non sono sufficienti.

Cominciamo col dire che Facebook è un formidabile mezzo di comunicazione, e proprio per questo la sua efficacia dipende dall’uso che ne fanno gli utenti. Diventare amici del maggior numero di persone – la maggior parte delle quali pressoché sconosciute – è una pratica molto in voga: il modo migliore, dico io, per rendere Facebook un mondo confuso ed inutile. Ma passata la foga degli “amici a tutti i costi”, molti utenti si troveranno ad operare una selezione: rimossi gli sconosciuti, il risultato sarà una rete di amici con la quale intrattenere dei rapporti reali.

Ed è qui che Facebook diventa prezioso: tenersi in contatto con amici che abitano lontano, che vediamo solo in vacanza o che risiedono momentaneamente all’estero non è mai stato così facile. E non si tratta solo di chat e messaggi: significa condividere fotografie, pensieri, siti internet e tutto quello ci passa per la testa. Possiamo mettere in rete tutto quello che vogliamo, instaurando un dibattito con gli amici.

Pensiamo a Barack Obama: se fino a un anno fa era un completo outsider, oggi è a un passo dalla Casa Bianca. E la parabola di Obama nasce proprio su internet: ovviamente il candidato democratico ha la sua pagina su Facebook (con oltre due milioni di sostenitori), ma lo stesso sito ufficiale della campagna è organizzato come un social network. Video, foto, commenti, news in tempo reale: lo scambio con i sostenitori è continuo. E – particolare non da poco – ha portato milioni di dollari nelle tasche di Obama, sottoforma di donazioni dirette attraverso la rete.

Io credo che Facebook – utilizzato con intelligenza – sia un formidabile strumento di democrazia. Prendiamo i gruppi, una delle principali funzionalità del social network: chiunque, in pochi clic, può creare uno spazio di aggregazione intorno al tema che più gli sta a cuore. Molti sono i gruppi offensivi, è vero: moltissimi, però, sono i gruppi “intelligenti”. E lo stesso discorso vale per le “fan pages”: possiamo diventare fan di Paris Hilton – e goderci gallerie fotografiche dedicate alla bionda ereditiera – ma anche del nostro scrittore preferito, confrontandoci con i lettori di tutto il mondo.

Facebook non è buono o cattivo in assoluto: a decidere sono gli utenti. Tramite la selezione dei nostri contatti possiamo tenerci alla larga da tutto ciò che non ci aggrada. Per scoprire magari che organizzare un’uscita in compagnia non è mai stato così facile: inviti selezionati, adesioni in tempo reale, video e foto per tutti la mattina seguente. Meglio di così…

L'Ordine