"La Repubblica" esce oggi con un editoriale di Ezio Mauro sulla questione occupazioni e forze dell'ordine. "Se il dissenso è un reato", già il titolo è tutto un programma (assolutamente fuorviante). Leggiamolo.
Davanti a una protesta per la riforma della scuola che si allarga in tutt'Italia e coinvolge studenti, professori, presidi e anche rettori, il Presidente del Consiglio ha reagito annunciando che spedirà la polizia nelle Università, per impedire le occupazioni. La capacità berlusconiana di criminalizzare ogni forma di opposizione alla sua leadership è dunque arrivata fin qui, a militarizzare un progetto di riforma scolastica, a trasformare la nascita di un movimento in reato, a far diventare la questione universitaria un problema di ordine pubblico, riportando quarant'anni dopo le forze dell'ordine negli atenei senza che siano successi incidenti e scontri: ma quasi prefigurandoli.
La "capacità berlusconiana" è arrivata fin qui, addirittura a sgomberare gli occupanti di suolo pubblico? Esattamente quello che farebbe un qualsiasi governo in una qualsiasi democrazia liberale, dall'orco Bush al socialista Zapatero. Il movimento studentesco non è stato trasformato in reato: le occupazioni sono reato, non il movimento. Possiamo ripeterlo tutti insieme mille volte - Berlusconi ha parlato di occupazioni, atto illegale in tutto il mondo occidentale - ma qualcuno proprio non la vuole capire: tutto fa brodo per gridare al fascismo... Incidenti e scontri nelle università non ci sono stati? Bloccare le lezioni è una violenza forte e chiara contro il diritto allo studio della stragrande maggioranza degli studenti che vorrebbero fare lezione. Per sgomberare un luogo pubblico - pubblico, capito? mio, tuo, nostro, non di un gruppetto di violenti - non devono necessariamente esserci scontri: anche perchè gli scontri si fanno in due, ed è ovvio che sorgano nel momento in cui la polizia fa il suo dovere.
Qualcuno dovrebbe spiegare al Premier che la pubblica discussione e il dissenso sono invece elementi propri di una società democratica, non attentati al totem della potestà suprema di decidere senza alcun limite e alcun condizionamento, che trasforma la legittima autonomia del governo in comando ed arbitrio. Come se il governo del Paese fosse anche l'unico soggetto deputato a "fare" politica nell'Italia del 2008, con un contorno di sudditi. E come se gli studenti fossero clienti, e non attori, di una scuola dove l'istruzione è un servizio e non un diritto.
Benissimo. Infatti nessuno mette in discussione il diritto al dissenso e alla manifestazione. Stiamo parlando - lo ripetiamo? - di occupazioni: una forma di violenza illegale.
Se ci fosse un calcolo, le frasi di Berlusconi sembrerebbero pensate apposta per incendiare le Università, confondendo in un falò antagonista i ragazzi delle scuole (magari con il diversivo mediatico di qualche disordine) e i manifestanti del Pd, sabato. Ma più che il calcolo, conta l'istinto, e soprattutto la vera cifra del potere berlusconiano, cioè l'insofferenza per il dissenso.
Effettivamente Berlusconi non avrebbe dovuto annunciare l'utilizzo della polizia: le occupazioni sono contro la legge, e non si annuncia l'uso delle forze dell'ordine quando questa legge viene violata. Si fa e basta, senza stare ad incendiare gli animi.
Lo testimonia l'attacco ai giornali e alla Rai fatto da un Premier editore, proprietario di tre reti televisive private e col controllo politico delle tre reti pubbliche, dunque senza il senso della decenza, visto che a settembre lo spazio dedicato dai sei telegiornali maggiori al governo, al suo leader e alla maggioranza varia dal 50,17 per cento all'82,25. Forse Berlusconi vuol militarizzare anche la libera stampa residua. O forse "salvarla", come farà con le banche.
Bene, in attesa che la polizia irrompa nelle sedi dei quotidiani e spacchi tutto, una piccola considerazione. Nessuna persona di buonsenso dovrebbe stupirsi se il consenso di Berlusconi è oltre il 60% e il Pd di Veltroni è al minimo storico: qui non conta la destra, non conta la sinistra. L'italiano medio - che si sveglia la mattina e va a lavorare fino a sera, senza avere il tempo di pensare alla legge 133 e compagnia bella - chiede i suoi figli possano fare lezione e che le strade e i binari non vengano occupati. L'italiano medio - cioè la maggioranza dei votanti di Pd e Pdl - chiede che gli occupanti vengano sgomberati: perchè la democrazia è anche questa, garantire che un manipolo di manifestanti autoritari non blocchi il transito di migliaia e migliaia di persone che chiedono solo di lavorare. Quando il Pd lo capirà, tra qualche decennio, forse potrà vincere le elezioni. E per quanto riguarda "Repubblica", lode al nuovo "Riformista": forse il Pd dovrebbe ripartire da Polito, lasciando Mauro e Scalfaro a scaldare i cuori dei loro lettori.
Davanti a una protesta per la riforma della scuola che si allarga in tutt'Italia e coinvolge studenti, professori, presidi e anche rettori, il Presidente del Consiglio ha reagito annunciando che spedirà la polizia nelle Università, per impedire le occupazioni. La capacità berlusconiana di criminalizzare ogni forma di opposizione alla sua leadership è dunque arrivata fin qui, a militarizzare un progetto di riforma scolastica, a trasformare la nascita di un movimento in reato, a far diventare la questione universitaria un problema di ordine pubblico, riportando quarant'anni dopo le forze dell'ordine negli atenei senza che siano successi incidenti e scontri: ma quasi prefigurandoli.
La "capacità berlusconiana" è arrivata fin qui, addirittura a sgomberare gli occupanti di suolo pubblico? Esattamente quello che farebbe un qualsiasi governo in una qualsiasi democrazia liberale, dall'orco Bush al socialista Zapatero. Il movimento studentesco non è stato trasformato in reato: le occupazioni sono reato, non il movimento. Possiamo ripeterlo tutti insieme mille volte - Berlusconi ha parlato di occupazioni, atto illegale in tutto il mondo occidentale - ma qualcuno proprio non la vuole capire: tutto fa brodo per gridare al fascismo... Incidenti e scontri nelle università non ci sono stati? Bloccare le lezioni è una violenza forte e chiara contro il diritto allo studio della stragrande maggioranza degli studenti che vorrebbero fare lezione. Per sgomberare un luogo pubblico - pubblico, capito? mio, tuo, nostro, non di un gruppetto di violenti - non devono necessariamente esserci scontri: anche perchè gli scontri si fanno in due, ed è ovvio che sorgano nel momento in cui la polizia fa il suo dovere.
Qualcuno dovrebbe spiegare al Premier che la pubblica discussione e il dissenso sono invece elementi propri di una società democratica, non attentati al totem della potestà suprema di decidere senza alcun limite e alcun condizionamento, che trasforma la legittima autonomia del governo in comando ed arbitrio. Come se il governo del Paese fosse anche l'unico soggetto deputato a "fare" politica nell'Italia del 2008, con un contorno di sudditi. E come se gli studenti fossero clienti, e non attori, di una scuola dove l'istruzione è un servizio e non un diritto.
Benissimo. Infatti nessuno mette in discussione il diritto al dissenso e alla manifestazione. Stiamo parlando - lo ripetiamo? - di occupazioni: una forma di violenza illegale.
Se ci fosse un calcolo, le frasi di Berlusconi sembrerebbero pensate apposta per incendiare le Università, confondendo in un falò antagonista i ragazzi delle scuole (magari con il diversivo mediatico di qualche disordine) e i manifestanti del Pd, sabato. Ma più che il calcolo, conta l'istinto, e soprattutto la vera cifra del potere berlusconiano, cioè l'insofferenza per il dissenso.
Effettivamente Berlusconi non avrebbe dovuto annunciare l'utilizzo della polizia: le occupazioni sono contro la legge, e non si annuncia l'uso delle forze dell'ordine quando questa legge viene violata. Si fa e basta, senza stare ad incendiare gli animi.
Lo testimonia l'attacco ai giornali e alla Rai fatto da un Premier editore, proprietario di tre reti televisive private e col controllo politico delle tre reti pubbliche, dunque senza il senso della decenza, visto che a settembre lo spazio dedicato dai sei telegiornali maggiori al governo, al suo leader e alla maggioranza varia dal 50,17 per cento all'82,25. Forse Berlusconi vuol militarizzare anche la libera stampa residua. O forse "salvarla", come farà con le banche.
Bene, in attesa che la polizia irrompa nelle sedi dei quotidiani e spacchi tutto, una piccola considerazione. Nessuna persona di buonsenso dovrebbe stupirsi se il consenso di Berlusconi è oltre il 60% e il Pd di Veltroni è al minimo storico: qui non conta la destra, non conta la sinistra. L'italiano medio - che si sveglia la mattina e va a lavorare fino a sera, senza avere il tempo di pensare alla legge 133 e compagnia bella - chiede i suoi figli possano fare lezione e che le strade e i binari non vengano occupati. L'italiano medio - cioè la maggioranza dei votanti di Pd e Pdl - chiede che gli occupanti vengano sgomberati: perchè la democrazia è anche questa, garantire che un manipolo di manifestanti autoritari non blocchi il transito di migliaia e migliaia di persone che chiedono solo di lavorare. Quando il Pd lo capirà, tra qualche decennio, forse potrà vincere le elezioni. E per quanto riguarda "Repubblica", lode al nuovo "Riformista": forse il Pd dovrebbe ripartire da Polito, lasciando Mauro e Scalfaro a scaldare i cuori dei loro lettori.