Le dichiarazioni di Berlusconi - ripetiamo: "Non permetterò l'occupazione delle università. L'occupazione di luoghi pubblici non è la dimostrazione dell'applicazione della libertà, non è un fatto di democrazia, è una violenza nei confronti degli altri studenti che vogliono studiare" - fanno discutere. E non solo a sinistra. Ecco un greatest hits delle dichiarazioni pomeridiane.
Partiamo da Walter Veltroni. "Le parole del presidente del Consiglio sono molto gravi e possono avere delle conseguenze. L'impressione è che voglia soffiare sul fuoco invece che sforzarsi di garantire l'unità del Paese, cosa che un presidente del Consiglio non deve fare". Le parole del premier, secondo il leader del Pd, "radicalizzano una situazione sociale e il presidente del Consiglio si assume la responsabilità di trasformare un problema sociale in un problema di ordine pubblico".
Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, scomoda le cannonate sulla folla di Bava Beccaris. "Avviso a Bava Beccaris-Berlusconi. Il presidente del Consiglio non provi a trasformare una libera e democratica forma di protesta sociale in un problema di ordine pubblico. Le forze dell'ordine il governo pensi a usarle contro la criminalità organizzata che minaccia, uccide e scorrazza in un gran pezzo del territorio del Paese, non contro gli studenti, i professori e i ricercatori che non fanno altro che rivendicare i loro diritti".
Massimo Donadi, per l'Italia dei Valori, invita Berlusconi "Berlusconi a non fare il sergente di ferro e a mantenere l'equilibrio indispensabile per un presidente del Consiglio. Questo atteggiamento istiga al conflitto".
Dario Franceschini, vice di Walter Veltroni, si rivolge invece al Ministro degli Interni Maroni (che si è incontrato col premier nel pomeriggio): "Rivolgo un appello agli studenti che sono i provocati, affinché tutto si svolga nel modo più civile e trasparente, ma rivolgo un appello anche al ministro dell'Interno e alle strutture periferiche preposte alla gestione dell'ordine pubblico perché conservino il senso di responsabilità e affinchè non sia neanche sfiorato un capello a nessuno studente italiano".
Dai sindacati, si alza la voce di Guglielmo Epifani: "Il governo non può ricorrere alle minacce. Questo è un movimento che ha caratteristiche del tutto nuove, che non ha senso paragonare al '68 né, tanto meno, al '77. E' un movimento pacifico, gli studenti chiedono di investire nella scuola, è gente che chiede di studiare di più e meglio".
Da destra, infine, sono giunte le proteste di Azione Universitaria. "Non si può accettare che venga negato il diritto di manifestare. Chi vuole protestare deve poterlo fare". E al dispiegamento delle forze di polizia per impedire le occupazioni "è meglio che non si arrivi".
Nel ruolo di pompieri, da destra, Gianni Alemanno - "Il problema di fondo è che deve essere garantita a tutti gli studenti la libertà di scegliere se partecipare alle manifestazioni. E soprattutto bisogna rifiutare la violenza - e Giorgia Meloni - "chi vuole manifestare ha il diritto di farlo", ma anche "chi vuole dare gli esami deve poterlo fare".
Il premier, intanto, fa sapere di non aver mai preso parte ad una manifestazione: "Ero uno studente diligentissimo".
Partiamo da Walter Veltroni. "Le parole del presidente del Consiglio sono molto gravi e possono avere delle conseguenze. L'impressione è che voglia soffiare sul fuoco invece che sforzarsi di garantire l'unità del Paese, cosa che un presidente del Consiglio non deve fare". Le parole del premier, secondo il leader del Pd, "radicalizzano una situazione sociale e il presidente del Consiglio si assume la responsabilità di trasformare un problema sociale in un problema di ordine pubblico".
Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, scomoda le cannonate sulla folla di Bava Beccaris. "Avviso a Bava Beccaris-Berlusconi. Il presidente del Consiglio non provi a trasformare una libera e democratica forma di protesta sociale in un problema di ordine pubblico. Le forze dell'ordine il governo pensi a usarle contro la criminalità organizzata che minaccia, uccide e scorrazza in un gran pezzo del territorio del Paese, non contro gli studenti, i professori e i ricercatori che non fanno altro che rivendicare i loro diritti".
Massimo Donadi, per l'Italia dei Valori, invita Berlusconi "Berlusconi a non fare il sergente di ferro e a mantenere l'equilibrio indispensabile per un presidente del Consiglio. Questo atteggiamento istiga al conflitto".
Dario Franceschini, vice di Walter Veltroni, si rivolge invece al Ministro degli Interni Maroni (che si è incontrato col premier nel pomeriggio): "Rivolgo un appello agli studenti che sono i provocati, affinché tutto si svolga nel modo più civile e trasparente, ma rivolgo un appello anche al ministro dell'Interno e alle strutture periferiche preposte alla gestione dell'ordine pubblico perché conservino il senso di responsabilità e affinchè non sia neanche sfiorato un capello a nessuno studente italiano".
Dai sindacati, si alza la voce di Guglielmo Epifani: "Il governo non può ricorrere alle minacce. Questo è un movimento che ha caratteristiche del tutto nuove, che non ha senso paragonare al '68 né, tanto meno, al '77. E' un movimento pacifico, gli studenti chiedono di investire nella scuola, è gente che chiede di studiare di più e meglio".
Da destra, infine, sono giunte le proteste di Azione Universitaria. "Non si può accettare che venga negato il diritto di manifestare. Chi vuole protestare deve poterlo fare". E al dispiegamento delle forze di polizia per impedire le occupazioni "è meglio che non si arrivi".
Nel ruolo di pompieri, da destra, Gianni Alemanno - "Il problema di fondo è che deve essere garantita a tutti gli studenti la libertà di scegliere se partecipare alle manifestazioni. E soprattutto bisogna rifiutare la violenza - e Giorgia Meloni - "chi vuole manifestare ha il diritto di farlo", ma anche "chi vuole dare gli esami deve poterlo fare".
Il premier, intanto, fa sapere di non aver mai preso parte ad una manifestazione: "Ero uno studente diligentissimo".