11 dicembre 2008

Le riforme nel Paese del "Gattopardo"

Nel Paese del "Gattopardo" ci ritroviamo a parlare di riforma della Giustizia e modifica della Costituzione. Che novità! A rilanciare il tema è Silvio Berlusconi, alla presentazione del nuovo libro di Bruno Vespa (che novità!): il Pd è marxista-leninista, io non ci dialogo, faremo la riforma della Giustizia da soli cambiando la Costituzione e poi sarà il popolo a decidere col referendum. Questa, in sostanza, la posizione del premier. Esternazioni che non sono piaciute a Walter Veltroni (che novità!): il premier è irresponsabile, daremo battaglia.

Anche Paolo Mieli (.pdf) non condivide la strategia di Berlusconi: andare da soli, scrive il direttore in un corsivo sul "Corriere", è un errore madornale. Ma mentre per Ezio Mauro siamo ormai al "potere unico" (.pdf), via Solferino dedica una bella pagina ai pareri di eminenti costituzionalisti (.pdf): il succo del discorso è che andare da soli sulla Giustizia sarà pure politicamente sconsigliabile, ma costituzionalmente è corretto. Se un governo - dopo anni e anni di immobilismo - capisce che in Italia con le opposizioni (di destra o di sinistra che siano) non si conclude nulla, ha tutto il diritto di farsi le sue riforme e proporle a noi cittadini.

Prima di urlare la regime (è questione di giorni), ricordiamoci che una qualsiasi riforma costituzionale sarà sottoposta allo strumento più democratico che ci sia: il referendum confermativo. E un referendum confermativo prevede anche l'opzione "no". Lavorare insieme, al di là delle parole, in Italia sembra davvero impossibile: dobbiamo rassegnarci all'immobilismo perenne? O forse conviene affidarsi alle proposte dei singoli governi democraticamente eletti, salvo poi dire la nostra nel segreto delle urne? Io voto la seconda opzione: la Giustizia va riformata, buon lavoro a chi di dovere.