Al di là della catastrofe elettorale abruzzese, la bufera che si sta abbattendo sul Pd è potenzialmente devastante. Corruzione, tangenti, appalti truccati: ex-Ds ed ex-Margherita sono sotto accusa ovunque, dalla Calabria alla Basilicata, dalla Campania alla Toscana. Presunti innocenti fino a sentenza definitiva, chiaro. Ma politicamente Veltroni deve fare i conti - e al più presto - con un partito alla deriva: con che faccia, senza un duro processo interno, potrà tornare a chiedere il voto degli elettori? Dopo aver sventolato per anni il vessillo della moralità in politica, oggi gli uomini di sinistra appaiono inguaiati quanto (se non più) dei colleghi del Pdl.
Il successo di Antonio Di Pietro si spiega bene con un commento postato da un lettore di Corriere.it: "Veltroni deve capire che le sue sono solo fantasie, fin quando avrà compagni di partito come D'Alema, La Torre, Iervolino, Bassolino, e gli ex DC non potrà mai realizzare il suo progetto politico. Il mio prossimo voto lo darò a Di Pietro, spero che finalmente il Diritto trionfi in Italia". Questo è lo stato d'animo di migliaia di elettori del Pd, questa è la ragione dei successi del partito più giustizialista che ci sia.
Sulla questione, segnalo infine tre editoriali. Quello di Angelo Panebianco ("Corriere della Sera"): "Il riformismo dipende dalla qualità delle policies, delle politiche che si adottano. La ragione per cui il Pd, fin dai suoi primi passi, è stato giudicato da tutti come la sommatoria dei Ds (gli ex Pci) e della Margherita (l’ex sinistra Dc) dipende dal fatto che la sua nascita non ha coinciso, né al centro né alla periferia, con un forte rinnovamento dei gruppi dirigenti". Quello di Ezio Mauro ("La Repubblica"): "L'unico rimedio è uno strappo di innovazione che faccia piazza pulita di vecchi apparati e di metodi ancora più vecchi, renda il partito trasparente, contendibile e aperto a forze davvero nuove nella società, col rischio necessario del ricambio. Per fare questo, serve una classe dirigente coraggiosa e consapevole del pericolo mortale che corre, perché indulgenze e ritardi oggi - quando il Paese in crisi avrebbe bisogno di un pensiero e di una politica davvero alternativi alla destra - sono peggio che errori: sono colpe". E quello di Andrea Romano ("Il Riformista"): "La soluzione esiste e Veltroni la conosce benissimo. Consiste nell’annunciare già oggi che il prossimo candidato premier espresso dal PD non sarà lui né D’Alema, né Rutelli né qualsiasi altro esponente di un gruppo che ha da tempo esaurito la propria capacità di apprendimento e innovazione. E nel dare a questo PD un anno di tempo per discutere a fondo della propria linea e soprattutto della persona che dovrà incarnarla".
Il successo di Antonio Di Pietro si spiega bene con un commento postato da un lettore di Corriere.it: "Veltroni deve capire che le sue sono solo fantasie, fin quando avrà compagni di partito come D'Alema, La Torre, Iervolino, Bassolino, e gli ex DC non potrà mai realizzare il suo progetto politico. Il mio prossimo voto lo darò a Di Pietro, spero che finalmente il Diritto trionfi in Italia". Questo è lo stato d'animo di migliaia di elettori del Pd, questa è la ragione dei successi del partito più giustizialista che ci sia.
Sulla questione, segnalo infine tre editoriali. Quello di Angelo Panebianco ("Corriere della Sera"): "Il riformismo dipende dalla qualità delle policies, delle politiche che si adottano. La ragione per cui il Pd, fin dai suoi primi passi, è stato giudicato da tutti come la sommatoria dei Ds (gli ex Pci) e della Margherita (l’ex sinistra Dc) dipende dal fatto che la sua nascita non ha coinciso, né al centro né alla periferia, con un forte rinnovamento dei gruppi dirigenti". Quello di Ezio Mauro ("La Repubblica"): "L'unico rimedio è uno strappo di innovazione che faccia piazza pulita di vecchi apparati e di metodi ancora più vecchi, renda il partito trasparente, contendibile e aperto a forze davvero nuove nella società, col rischio necessario del ricambio. Per fare questo, serve una classe dirigente coraggiosa e consapevole del pericolo mortale che corre, perché indulgenze e ritardi oggi - quando il Paese in crisi avrebbe bisogno di un pensiero e di una politica davvero alternativi alla destra - sono peggio che errori: sono colpe". E quello di Andrea Romano ("Il Riformista"): "La soluzione esiste e Veltroni la conosce benissimo. Consiste nell’annunciare già oggi che il prossimo candidato premier espresso dal PD non sarà lui né D’Alema, né Rutelli né qualsiasi altro esponente di un gruppo che ha da tempo esaurito la propria capacità di apprendimento e innovazione. E nel dare a questo PD un anno di tempo per discutere a fondo della propria linea e soprattutto della persona che dovrà incarnarla".