27 aprile 2010

Nessie‏/ Il mostro di Loch Ness esiste? Per il capo della polizia sì, e bisogna proteggerlo

Il mostro di Loch Ness esiste, e va protetto. A scriverlo non è un pazzo, ma il capo della polizia dell’Inverness-shire in una lettera datata 15 agosto 1938 e indirizzata al Sottosegretario di Stato scozzese. Settantadue anni dopo, quella lettera è stata ripescata e resa pubblica dai National Archives of Scotland, riaprendo così il dibattito su uno dei misteri più celebri. Nella lettera, redatta da William Fraser, si parla della necessità di “mettere in guardia i residenti della zona e quanti più visitatori possibile sulla necessità di salvaguardare il Mostro”. I turisti che scrutano il lago non sono certo un problema, ma da qualche giorno – continua Fraser – “Mr. Peter Kent e Miss Marion Stirling, entrambi londinesi, sembrano determinati a catturare il mostro vivo o morto”. Il 12 agosto, in particolare, il signor Kent confida a un poliziotto di stanza a Fort Augustus di essere in attesa di un arpione, per poi scatenare una vera e propria caccia a Nessie in compagnia di venti uomini.

Qui si colloca il passaggio più interessante della lettera: “Che ci sia una strana creatura nel Loch Ness appare ora fuor di dubbio, ma non sappiamo se la polizia abbia qualche potere per proteggerlo”. In altre parole: William Fraser, capo della polizia di Inverness dal 1936 al 1951, è convinto dell’esistenza di Nessie. Cosa sia, è difficile dirlo: l’oggetto della missiva parla di “monster”, mentre nel corpo della lettera si legge “creature” (un termine preferito a “fish”, forse perché più generico). Un portavoce dei National Archives, citato dal quotidiano “The Independent”, considera “certamente notevole che un importante funzionario di polizia fosse pronto ad accettare l’esistenza di uno strano pesce, o quantomeno di una creatura”, anche se “altri funzionari erano più scettici, e certamente più cauti”. Secondo il naturalista Adrian Shine, invece, sin dall’estate del 1933 “persone che occupavano posizioni importanti e rispettabili vollero capire cosa stava succedendo, e proteggere – se necessario – qualunque cosa vi fosse là sotto”.

Il 1933 è una data importante nella vita di Nessie. Complici svariate testimonianze e fotografie pubblicate dai giornali, la creatura sbarca in parlamento, dove si valuta la possibilità di compiere uno studio sulla sua esistenza nell’interesse della scienza. L’anno seguente, poi, viene scattata la più celebre fotografia del mostro (rivelatasi un falso 1994): comincia così una storia che dal VII secolo – quando, dice la leggenda, San Colombano cercò di placare la creatura con la preghiera – continua fino ad oggi. Gli archivi scozzesi, intanto, raccontano anche la fine della vicenda William Fraser: secondo le autorità del tempo, è bene che il mostro continui a divertire i turisti senza che nessuno lo disturbi o – peggio – cerchi di ucciderlo. Parole vane, se è vero che ancora oggi appassionati ed eccentrici si divertono a scandagliare le acque del Loch Ness alla ricerca di una prova definitiva.

Ma per gli amanti di laghi, mostri e misteri, la Scozia non è certo l’unica meta possibile: anche l’Italia, giura qualcuno, ha le sue creature acquatiche, e la più celebre è forse quel Lariosauro – o “Larrie” – che vive da secoli nel lago di Como. Il primo giornale a parlarne è il “Corriere Comasco” nel 1946, anche se gli esperti concordano nel parlare di una montatura per vendere qualche copia in più. Nel 1954, poi, un strano animale viene avvistato ad Argegno: la testimonianza è fondata, peccato che la creatura in questione fosse verosimilmente una lontra. Ma gli avvistamenti non finiscono qui: dal 1957 al 2003, il “mostro” sarebbe apparso altre volte. Finzione o realtà? Poco importa. La leggenda è dura a morire, e “Larrie” è già protagonista di un romanzo (Giovanni Galli, “Lariosauro”, Lariologo 2000) e di una canzone, “El Mustru”, del cantautore dialettale Davide Van De Sfroos.

ilDemocratico.com

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