
Ad Antananarivo, Umberto Veronesi ha avviato un programma di lotta al cancro per conto del governo del Madagascar. In un articolo pubblicato su “La Stampa”, l’oncologo spiega che per gli africani il tumore rappresenta ancora “una punizione divina, che possiamo solo accettare con rassegnazione”. Il progetto di Veronesi punta su prevenzione, terapia, organizzazione e formazione dei medici locali. La priorità, scrive il professore, saranno le donne: “Si è deciso di avviare la lotta al cancro del collo dell'utero, che causa in Madagascar circa 5000 morti all'anno, e poi del seno, che ne provoca circa 6000”. Fondamentale sarà l’applicazione della telemedicina: “I tecnici africani prepareranno i vetrini, che saranno poi letti e diagnosticati dai patologi di Milano e Parigi attraverso le telecomunicazioni visive a fibre ottiche”. Il costo dell’intera operazione (oltre 20 milioni di euro) sarà finanziato da donatori privati, Oms, Banca Mondiale degli investimenti e Fondazione Umberto Veronesi.
A Mosca, la rockstar Yuri Shevchuk ha incalzato il premier russo Vladimir Putin in diretta tv. Nel corso di una cena per promuovere un concerto a favore dei bambini malati di cancro, Shevchuk si è alzato e si è rivolto a Putin: “L’altro ieri ho ricevuto una chiamata da un suo assistente, che mi ha chiesto di non farle domande scomode”. Il premier, ovviamente, ha negato. Ma il seguito, per essere in Russia, ha dell’incredibile: Putin, messo alle strette, è stato costretto a sostenere un dibattito pubblico sulla libertà di parola e di protesta, sulla corruzione del governo e sugli abusi della polizia. Tutto in diretta, su un canale controllato dal governo. Secondo il New York Times, a tratti Putin sembra aver gradito lo scambio di battute (poi pubblicato sul suo sito web personale, con trascrizione in inglese): chissà che in futuro non scelga di replicare, rispondendo magari a domande molto più scomode.
Negli Stati Uniti - e in Italia - è scoppiata l’iPad mania, e le imprese editoriali guardano all’ultima creatura di Steve Jobs come al salvatore del giornalismo. New York Times e Washington Post parlano apertamente di “rivoluzione”, mentre tutte le grandi testate (compreso il nostro Sole 24 Ore) si sono rifatte il look per dare il benvenuto alla tavoletta magica. Vittorio Sabadin, vicedirettore de La Stampa, spiega al Riformista che “l’iPad probabilmente cambierà l’editoria, soprattutto quella online”, e che porterà a “un mutamento nell’idea dell’articolo, che su internet dev’essere più veloce, più fruibile”. La speranza è che l’ultima trovata della Apple possa velocizzare il passaggio dal cartaceo all’on-line, portando finalmente il pubblico a pagare ciò che legge (la maggior parte dei giornali, infatti, potrà essere consultata dopo aver sottoscritto un abbonamento). Secondo la società statistica Alexa, “il giornalismo rinascerà anche grazie a Apple”.
ilDemocratico.com