05 giugno 2010

Schiavone/ Una finale perfetta

Un finale perfetta, giocata con classe e coraggio. Francesca Schiavone è la prima tennista italiana a conquistare un torneo del Grande Slam, quello a cui teneva di più: Roland Garros. I titoli dei giornali sono tutti per lei: regina di Parigi, favola Schiavone, Francesca nella storia. Titoli meritati, perché l’impresa della tennista milanese (classe 1980) ha davvero dell’incredibile, e oggi il suo nome si affianca a quello dei grandi connazionali con la racchetta, da Nicola Pietrangeli ad Adriano Panatta.

Nella concitazione del momento, l’inviata del “Corriere della Sera” parla di Francesca come della “campionessa del mondo”. Non è così, la Schiavone non è la giocatrice più forte del mondo. Ma proprio per questo la vittoria ha un sapore speciale: perché fino a due settimane fa, nessuno avrebbe scommesso un euro su un risultato simile. E perché il titolo dello Slam è stato costruito partita dopo partita, con impegno e umiltà: per Francesca, direbbe un certo Mourinho, Roland Garros era un sogno, non un’ossessione.

Sulla finale, tecnicamente, c’è poco da dire. L’italiana - che partiva sfavorita - ha giocato un match vicino alla perfezione, risalendo la china di un difficile secondo set. Risultato finale: 6-4, 7-6. Poi è venuto il tempo della commozione, dei ringraziamenti ai suoi collaboratori, al suo pubblico, ai genitori e alla bella Mary Pierce, che le ha consegnato una coppa sognata fin da piccola. Insieme all’onore (e alla sesta posizione nel ranking mondiale), Francesca si porta a casa un assegno del valore di oltre un milione di euro.

Entusiasta anche Gianni Petrucci, presidente del Coni: “Oggi Francesca Schiavone entra di diritto nella storia dello sport italiano. Il successo al Roland Garros la incorona nel gotha del tennis mondiale. Ci ha regalato emozioni indescrivibili, è stata brava durante tutto il match e per questo voglio manifestarle i sentimenti di orgoglio e di sincera riconoscenza dell’intero sport italiano”. Petrucci, da buon italiano, ha poi osservato che «vincere in terra francese dà sempre un gusto particolare alle nostre vittorie”.

In attesa della finale maschile - domani pomeriggio si affronteranno Rafael Nadal, a caccia del sorpasso su Federer, e lo svedese Robin Soderling, già finalista lo scorso anno - non resta che omaggiare le donne: non fosse per loro, per il tennis italiano sarebbero davvero anni bui. La speranza, infine, è che la vittoria della Schiavone possa riaccendere un po’ di passione per uno sport tanto bello quanto di nicchia. Perché se non ci fosse stata un’italiana in finale, in pochi si sarebbero accorti che a Parigi andava in scena uno dei quattro tornei più importanti del mondo.

ilDemocratico.com