11 febbraio 2013

Le dimissioni dell'altro Papa

L'altro Papa è ovviamente Pietro del Morrone, conosciuto come Celestino V, il primo Pontefice ad abdicare nella storia della Chiesa. Ci furono anche i casi di Clemente I e Gregorio XII, ma - spiega ilsussidiario.net - per loro molto probabilmente non si trattò di dimissioni spontanee. Celestino diventa Papa il 5 luglio 1294 e il 13 dicembre decide di abdicare: secondo la Treccani, era "troppo vecchio, incapace di liberarsi delle continue richieste di favori da parte dei suoi monaci, e più di Carlo II (che lo indusse a nominare vari cardinali francesi)". Pare inoltre sia stato incoraggiato a lasciare dal suo successore Bonifacio VIII, che alla fine lo confinò nel castello di Fumone dove morì il 19 maggio 1296, all'età di 86 anni (il funerale fu celebrato proprio dal nemico Bonifacio).

Ecco come andarono le cose secondo Peter Herde, che ha scritto di Celestino V per l'Enciclopedia dei Papi:
Verso l'8 dicembre il papa manifestò per la prima volta le sue intenzioni ai cardinali riuniti in Concistoro, ma questi lo sconsigliarono, perché temevano che un passo così insolito potesse rivelarsi pregiudizievole per la Chiesa. Dopo essersi consigliato ancora con Benedetto Caetani, il 9 o il 10 dicembre C. fece mettere per iscritto, in una forma che corrispondeva alla semplicità della sua mente, le ragioni che lo spingevano all'abdicazione: soprattutto l'infermità, ma anche la mancanza di sapere e il desiderio di ritirarsi nella pace della cella da romito. Poco dopo, forse non prima del Concistoro del 13 dicembre, fece redigere una costituzione sull'abdicazione papale, il cui testo è andato perduto e che è nota solo attraverso l'analoga bolla di Bonifacio VIII (Sextus, 1.7.1) basata su di essa; probabilmente non aveva mai assunto la forma di una bolla. Per maggior sicurezza C. decise di abdicare alla presenza del Collegio cardinalizio, procedura che corrispondeva alla dottrina canonistica più ampia e anche agli interessi del Collegio cardinalizio, che così vide rafforzata la propria posizione. Il 13 dicembre, nel Castelnuovo, lesse davanti ai cardinali riuniti (solo alcuni francesi di recente nomina non erano ancora giunti in Curia, mentre Napoleone Orsini e Pietro Peregrosso erano assenti) la dichiarazione di rinuncia (pregò soltanto che gli fosse permesso anche in seguito di usare le insegne pontificie durante la celebrazione della messa, ma Matteo Rosso Orsini glielo rifiutò) e successivamente la costituzione sull'abdicazione pontificia. Poiché dal punto di vista giuridico non c'era niente da eccepire, i cardinali dettero il loro consenso. C. si spogliò dei paramenti pontifici ed indossò di nuovo la tonaca grigia della sua Congregazione: il papa era ridiventato Pietro del Morrone. In un ultimo appello sollecitò i cardinali a eleggere al più presto un nuovo papa, per il bene della Chiesa. Il suo pontificato era durato cinque mesi e nove giorni.
Wikipedia riporta invece le parole che avrebbe pronunciato Celestino V quel fatidico 13 dicembre, anche se "l'esistenza di questo documento, il cui originale ad oggi non ci è pervenuto, è ancora controversa nella storiografia":
Io Papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per umiltà e debolezza del mio corpo e la malignità della plebe [di questa plebe], al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta, abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all'onere e all'onore che esso comporta, dando sin da questo momento al sacro Collegio dei Cardinali la facoltà di scegliere e provvedere, secondo le leggi canoniche, di un pastore la Chiesa Universale.
Resta poi la questione dantesca. Tradizione vuole che il poeta fiorentino abbia collocato Celestino V nel terzo canto dell'Inferno, tra gli ignavi (punti da mosconi e da vespe che "rigavan lor di sangue il volto"). La terzina incriminata (58-60) recita così: "Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto, / vidi e conobbi l’ombra di colui /  che fece per viltade il gran rifiuto". In realtà non è provato che Dante si riferisca proprio a Celestino: si è fatto anche il nome di Giano della Bella, di Esaù e perfino di Ponzio Pilato. Secondo altri commentatori, il poeta non si riferirebbe ad alcun personaggio concreto (qui un buon riassunto del dibattito).