15 giugno 2008

Viaggio in Italia e dintorni

Dopo due volumi dedicati al giornalismo italiano, i Meridiani Mondadori continuano a promuovere testi dimenticati dalla letteratura italiana istituzionale. In vista dell'estate – tempo di viaggi per eccellenza – la prestigiosa collana di classici ha mandato in stampa il primo volume degli "Scrittori italiani di viaggio", ricca antologia della miglior letteratura di viaggio italiana dal 1700 all'unità d'Italia. Il secondo volume, di prossima pubblicazione, prenderà invece in considerazione gli anni tra 1861 e 2000. Curatore dell'antologia – e autore dell'articolato saggio introduttivo – è Luca Clerici, docente di Letteratura italiana contemporanea all'Università degli Studi di Milano e tra i massimi esperti del settore. Nelle pagine introduttive, Clerici spiega cosa troveremo nel libro: 58 resoconti di viaggio dal 1700 all'unità, redatti da autori noti e perfetti sconosciuti. Da notare la particolare attenzione dedicata alle donne viaggiatrici – nobili e raffinate intellettuali –, così come l'assoluta varietà delle forme espressive utilizzate dai viaggiatori: dal diario di bordo alla lezione accademica, dalla lettera alla guida turistica.

Se XVIII e XIX secolo sono stati gli anni d'oro dei viaggiatori, la scrittura di viaggio ha radici profondissime: "Il nesso remotissimo fra viaggiare e scrivere evidenzia il comune fondamento antropologico di queste attitudini" spiega Clerici, e "se componente indissolubile dell'esperienza del viaggio è la modalità del raccontarlo, il viaggiatore e lo scrittore, in certo qual modo, nascono insieme". È però nel secolo dei Lumi che l'odeporica – cioè i resoconti di viaggio realmente avvenuti, da non confondere con la scrittura d'invenzione – registra un'impennata: mentre la nascita dell'estetica rivaluta il bello naturale, giovani rampolli e diplomatici di tutta Europa varcano i confini delle nazioni. L'Italia, come spesso accade, arriva dopo: nel Settecento, complice un'aristocrazia provinciale e stanziale, i viaggiatori sono ancora pochi. In compenso però, racconta Clerici, "scrivono in molti": la letteratura di viaggio sopperisce alla mancanze italiane nel genere romanzesco, che inizia a spopolare in vaste aree europee.

Gli italiani del '700, circondati da romanzi filosofici tutt'altro che accattivanti, trovano consolazione nella letteratura di viaggio: dentro ci trovano la storia, l'etnografia, l'avventura e la bellezza di un genere che "rielabora artisticamente scenari a loro volta dotati di una connotazione estetica socialmente riconosciuta". Composita ed anticanonica come il romanzo, a cavallo tra Sette e Ottocento l'odeporica parla a un pubblico vasto e interessato, avido di conoscenza e svago. Nell'Ottocento, poi, gli stessi italiani girano di più: è l'era del viaggio borghese, più accessibile a vaste aree di popolazione. Un passo decisivo verso il XX secolo, che vede la nascita e lo sviluppo del turismo di massa: "Secondo le stime dell'Organizzazione mondiale del turismo" ricorda Clerici "nel 2001 si sono spostati oltre 5 miliardi di individui". Il mondo è più piccolo: ma questa è altra storia, per il prossimo Meridiano.

Per molti anni, gli italiani sono stati descritti come un popolo di santi, poeti e navigatori: forse non è più così, ma "Scrittori italiani di viaggio" è la dimostrazione di come lo siano stati veramente. Scorrendo le oltre 1700 pagine dell'antologia, infatti, è facile imbattersi in frati e missionari che prendono una nave (o una carrozza) e partono per terre lontane, descrivendo quello che vedono con l'animo di un poeta. Proprio così: santi, poeti e navigatori. Con la prua volta verso l'Italia, oppure verso i quattro punti cardinali: a Nord, Sud, Est e Ovest del mondo.

L'antologia si apre con resoconti di viaggio nel Bel Paese: viaggiatori nostrani esplorano l'Italia, ancora lontana dall'unità politica. La partenza è affidata a un testo del 1714, "Le sorgenti della Secchia e la grotta che urla" di Antonio Vallisneri: una lezione accademica sull'origine delle sorgenti. E poi via con le isole: le meraviglie siciliane secondo Ignazio Paternò, autore di un prezioso vademecum, oppure l'isola di Stromboli – "in gran rinomanza pel singolarissimo suo Vulcano" – raccontata da Lazzaro Spallanzani. Le meraviglie naturali sono spesso al centro dell'attenzione: le catene montuose – Alpi e Appennini – e i laghi del nord, celebrati nel "Viaggio da Milano ai tre laghi Maggiore, di Lugano e di Como" di Carlo Amoretti. La scrittura femminile emerge invece nei viaggi in città: se la Marchesa Boccapadule visita e racconta le più classiche bellezze milanesi (dal Duomo a Sant'Ambrogio), a tratteggiare Firenze è l'intellettuale e animatrice di salotti Isabella Teotochi.

Lasciata l'Italia, l'antologia si sofferma sui viaggi italiani in Europa e nel mondo. Il Nord presenta scenari da sogno per il pubblico del tempo: Francesco Negri racconta la propria epopea nella bianca Lapponia, mentre l'Algarotti si spinge nella sterminata Russia. Di particolare interesse giornalistico è il viaggio di Luigi Angiolini in Inghilterra (1790), dove l'autore resta folgorato dalla libertà di stampa: "Qua si stampa tutto. Le gazzette in grandissimo numero […] sanno tutto e dicono tutto, sì riguardo al pubblico, che ai particolari". Opposte le sensazioni che lasciano i viaggi verso Sud: l'India, l'Egitto nell'era dei grandi scavi archeologici e la Terra Santa raccontata dal religioso Pietro Lorenzo Pinchia, partito da Marsiglia ed approdato in Libano dopo molte avventure sul mare.

Pari emozioni regalano Oriente e Occidente. L'Est è una terra di scoperte: Giovanni Laureati, in una "lettera edificante e curiosa", descrive minuziosamente le abitudini alimentari del posto (in particolare l'uso del riso al posto del pane), mentre il Cappuccino Cassiano da Macerata esplora la regione tibetana; e se il diplomatico Giambattista Casti sceglie la classica rotta Venezia-Costantinopoli, Domenico Sestini racconta brillantemente le proprie avventure in Ungheria e Transilvania, terre vicine ma ancora poco battute. L'Occidente è invece il Portogallo raccontato ai fratelli dal Baretti – particolarmente colpito dalle rovine di Lisbona – piuttosto che il Messico esplorato da un frate, Ilarione da Bergamo. Grande spazio, infine, è riservato agli Stati Uniti: Luigi Castiglioni ci va nel 1790, il missionario Samuele Mazzucchelli pochi anni dopo la pubblicazione de "La democrazia in America" di Tocqueville. Non mancano infine i Caraibi, al centro dell'immaginario turistico novecentesco: per il milanese Carlo Mantegazza, un viaggio a Santo Domingo è l'occasione di studiare (con tanto di tabelle) le diverse combinazioni ottenibili dall'unione tra uomini bianchi e di colore.

In attesa del secondo volume – più vicino alla nostra sensibilità contemporanea –, "Scrittori italiani di viaggio" è una preziosa miniera da cui attingere per conoscere il mondo (e i viaggiatori) di un tempo. E se è vero che sulla sua Francia Balzac dice più di quanto facciano mille libri di storia, lo stesso vale per la letteratura di viaggio: oltre gli eventi storici c'è un mondo di colori, profumi, usi e costumi tutti da scoprire. A coloro che non possono viaggiare l'odeporica offre un doppio viaggio, nello spazio e nel tempo: scusate se è poco.

"Scrittori italiani di viaggio", a cura di Luca Clerici, Milano, Mondadori 2008
€ 55.00

L'Occidentale