13 novembre 2008

Tra provocatori e provocati

Ora che l'amico George W. Bush è in uscita, Berlusconi sembra schierarsi apertamente con la Russia dell'amico Vladimir. Secondo il premier, dato che si è arrivati "alla contrapposizione di due arsenali nucleari capaci di distruggere l'intera popolazione mondiale" e dunque c'è il rischio di una "casualità che non escluderebbe qualche errore che porti addirittura alla distruzione del mondo", è bene che Russia e Stati Uniti abbassino i toni e rilancino il dialogo. Fin qui - a parte uno scenario un po' troppo da guerre stellari - tutto bene.

Al vertice italo-turco di Smirne, però, il premier dice la sua anche sulle responsabilità della nuova Guerra Fredda. "Diciamolo chiaro, la Russia ha subìto delle provocazioni, con il progetto di collocare i missili in Polonia e Repubblica Ceca, e con il riconoscimento del Kosovo così come con l'ipotesi di un ingresso di Ucraina e Georgia nella Nato". Dunque: Putin aveva ragione, George W. Bush l'ha provocato.

Da premier più filoamericano a premier più filorusso d'Europa. Che poi la Russia sia una dittatura guidata da ex esponenti del Kgb (i servizi segreti di quel comunismo che a Silvio fa tanto orrore), che non ci sia libertà di espressione, che i giornalisti vengano zittiti con una pallottola, che l'esercito versi in una condizione disumana no, questo a Silvio sembra non importare. Strano, a un liberale dovrebbe interessare molto: e un liberale, dovendo scegliere tra la Russia e la più grande democrazia liberale del pianeta (Usa), sceglierebbe la seconda.

Nessuno pretende che Berlusconi si schieri apertamente con gli Stati Uniti nelle controversie con la Federazione Russa: sarebbe sbagliato, e se il premier italiano riuscirà a giocare un ruolo da mediatore tanto meglio. Ma accusare Bush e gli Stati Uniti di essere dei provocatori, senza spendere una parola sulle nefandezze russe, è tutto fuorchè liberale.