09 giugno 2010

Basta demonizzare Israele

Di fronte alla disinformazione imperante, non poteva più stare zitto. Sia chiaro, sull’abbordaggio della Mavi Marmara Bernard-Henri Lévy non ha cambiato idea: “Continuo a considerare stupido il modo in cui è stato condotto l’attacco alla flottiglia al largo della costa di Gaza”. Ciò detto e ripetuto, però, “l’inondazione di ipocrisia, cattiva fede e disinformazione che sembra aver atteso questo pretesto per trovare una breccia e dilagare nei media di tutto il mondo - come accade tutte le volte che lo Stato ebraico scivola e commette un errore - non è in alcun modo accettabile”. Ecco perché il filosofo ha preso carta e penna e ha scritto al quotidiano israeliano “Haaretz”. Titolo dell’articolo: “E’ ora di smetterla di demonizzare Israele”.

1) Il primo punto contestato riguarda il blocco di Gaza, che secondo molti giornali è stato imposto da Israele. Onestà vuole, tuttavia, che si riconosca come “questo blocco è stato intrapreso da Israele e dall’Egitto, insieme, lungo i confini dei due paesi con Gaza, e con la sottilmente mascherata benedizione di tutti i regimi arabi moderati”. Dire che il blocco è stato imposto dal solo Israele è semplicemente “disinformazione”.

2) Il blocco, spiegano molti, è totale e tiene in ostaggio la popolazione di Gaza. “Non dobbiamo stancarci di ricordare agli altri che il blocco riguarda solo armi e i materiali necessari a fabbricarle. Non impedisce l’arrivo giornaliero, via Israele, di 100-120 camion pieni di cibo, medicine e beni umanitari di ogni tipo”. L’umanità, spiega Lévy, “non è in pericolo a Gaza, ed è una bugia dire che la gente sta morendo di fame nelle strade di Gaza City”.

3) Si può discutere sulla reale utilità del blocco. Ma è certo che “gli israeliani che servono ai checkpoint notte e giorno sono i primi a compiere un’elementare ma necessaria distinzione tra il regime (che cercano di isolare) e la popolazione (che fanno molta attenzione a non confondere con il regime, e in particolare a non penalizzare dal momento che gli aiuti non hanno mai smesso di transitare verso Gaza)”.

4) Incredibile è la disinformazione sul comportamento di Hamas ora che la flotta ha portato a termine il suo obiettivo. Spiega il filosofo: “Ora che gli israeliani hanno compiuto le ispezioni e hanno portato il cargo di aiuti a coloro ai quali era indirizzato, è passato sotto silenzio il fatto che Hamas ha bloccato quegli aiuti al checkpoint di Kerem Shalom, facendoli marcire lentamente”. Perché, di grazia, una simile follia? Il problema, per i militanti della Striscia, è che quei beni sono stati troppe ore nelle mani degli israeliani, diventando impuri.

5) Lévy se la prende poi con il discorso tenuto a Konya, Turchia centrale, “da un primo ministro che sbatte in prigione chiunque osi evocare il genocidio degli armeni in pubblico, ma che ha il coraggio, di fronte a migliaia di dimostranti che urlano slogan antisemiti, di denunciare Israele come uno Stato terrorista”. Gente finita nella stretta di pacifisti che, nel caso della turca IHH, “sono sostenitori del Jihad, fanatici anti-israeliani e anti-ebrei, alcuni dei quali - pochi giorni prima dell’incidente - hanno espresso il desiderio di ‘morire come martiri’”.

6) C’è chi, come lo scrittore svedese Henning Mankell, si è esposto in prima persona: “Quando ci dice che sta pensando di bloccare la traduzione dei suoi libri in ebraico, come può dimenticare la sacrosanta distinzione tra un governo stupido o mal guidato e le masse di coloro che non si identificano in quel governo?”. E come può una catena di cinema francesi cancellare un film semplicemente “perché il suo autore, Leonid Prudovsky, è un cittadino israeliano?”.

7) Gran parte delle critiche, poi, riguarda il rifiuto opposto da Israele a una commissione d’inchiesta internazionale. Ma “ciò che rifiuta Israele è un’inchiesta proposta dal Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu, dove regnano grandi democrazie come Cuba, il Pakistan e l’Iran”. Ciò che Israele vuole evitare è un nuovo rapporto Goldstone, dove “cinque giudici (quattro dei quali non hanno mai nascosto la loro militanza anti-sionista) hanno messo insieme 575 pagine di interviste a combattenti palestinesi e civili, il tutto sotto gli occhi degli incaricati politici di Hamas”.